giovedì 2 maggio 2019

COME SCEGLIERE L’ISOLAMENTO A CAPPOTTO

Il cappotto termico è la soluzione ideale? Ma quali caratteristiche deve avere il cappotto termico e che criticità ha? E’ adatto in caso di ristrutturazione?

Nella pratica professionale purtroppo capita di incontrare clienti che in vista di una ristrutturazione importante della propria casa valutano in modo errato le scelte da fare e non prendono neanche in considerazione la possibilità di installare un cappotto termico.
Ultimamente addirittura è capitato un cliente che si era convinto fosse utile un intervento al tetto per renderlo isolato e ventilato, ma certamente non alle facciate. Andando ad analizzare meglio invece era proprio l’isolamento del tetto ad essere una spesa superflua, visto che in pratica sarebbe stata isolata una soffitta e non la casa che si trovava sotto.

Con questo articolo cerco di darti alcune indicazioni utili per capire se e come fare il cappotto termico.

scegliere cappotto termico


Il cappotto termico è la soluzione ideale?
Per il risparmio energetico il cappotto termico esterno è la soluzione ideale sia per la nuova costruzione che in caso di ristrutturazione, perché permette di isolare complessivamente l’involucro dell’edificio, correggendo i ponti termici, limitando le dispersioni di calore, spostando il punto di condensazione all’esterno delle murature e mettendo in quiete termica quelle pareti che sono composte da materiali diversi che tendono a crettarsi nei punti di giunzione a causa di differenti comportamenti termici, come avviene negli edifici con struttura in cemento armato e tamponamento in mattoni.

Quali caratteristiche deve avere il cappotto termico?
La principale caratteristica di un cappotto termico è ovviamente avere una buona resistenza alla trasmissione del calore, ma non è sufficiente poiché lo strato esterno è molto soggetto alle sollecitazioni dell’ambiente. Per questo un buon isolamento a cappotto deve avere una buona resistenza alle variazioni di temperatura e agli sbalzi termici, senza manifestare eccessive deformazioni o alterazioni. Ma non basta, deve anche essere resistente alle azioni del vento e avere un buon comportamento al fuoco.
Per questo per la durabilità dell’isolamento a cappotto, oltre alle prestazioni del materiale utilizzato e di tutti gli strati, sono fondamentali anche le scelte di progettazione e la posa corretta.

Il cappotto termico è adatto alle ristrutturazioni?
Fare l’isolamento a cappotto in un nuovo edificio è piuttosto semplice perché lo si prevede già in fase progettuale, in caso di ristrutturazione l’operazione non è così immediata e si complica in relazione alla geometria dell’edificio; alla presenza di davanzali, balconi, gronde; alla interferenza con altre proprietà. In ogni caso è certamente adatto anche in caso di ristrutturazione.

cappotto termico fibra legno

Come scegliere l’impresa per posare il cappotto termico?
Gli aspetti di cui ho parlato devono essere tenuti in considerazione non solo dal progettista ma anche dall’impresa che preventiva il lavoro perché il prezzo del cappotto termico non è dato solo dal materiale scelto e dallo spessore, ma anche da tutta una serie di accorgimenti e accessori che come tali vengono ritenuti superflui; invece non lo sono affatto!

La difficoltà della posa di un isolamento a cappotto non risiede nell’ampia superficie in cui viene steso, bensì nei punti di raccordo, quindi gli angoli, i sottogronda, l’imbotte delle finestre, il davanzale e ogni altra sporgenza in facciata, il supporto di adesione, l’attacco a terra. Tutti particolari fondamentali.

Alcuni ti potranno parlare di ‘sistema’ riferendosi al cappotto termico ed effettivamente si tratta proprio di questo. Un pacchetto completo composto non solo dal materiale isolante, ma anche dalla colla idonea e dai tasselli (diversi a seconda della tipologia di materiale), dagli accessori usati per punti critici come paraspigoli, profili partenza e nastri vari, dal rasante e dalle rete di armatura, dallo strato di finitura. Tutti questi assieme, più la corretta posa, concorrono alla buona riuscita dell’intervento di isolamento a cappotto e contribuiscono a rendere il tutto più resistente, durevole ed efficace, anche se esposto agli agenti atmosferici e agli sbalzi di temperatura.

Diffidare quindi dell’impresa che preventiva un’unica tipologia di isolante su tutta la facciata, o che non prevede nastri autoespandenti, tasselli in quantità idonea, reti di rinforzo degli angoli, profili di partenza, eccetera.

Quale materiale scegliere per l’isolamento a cappotto esterno?
Sul mercato si trovano molti materiali adatti per realizzare il cappotto termico esterno e si caratterizzano per vari aspetti, non solo per la prestazione termica.
Ribadisco quanto già detto in altri articoli che per la scelta del materiale corretto per ogni caso specifico è opportuno non fare da sé, ma rivolgersi ad un tecnico qualificato, che saprà:
  • individuare la stratigrafia corretta in base alle condizioni di posa, e gli obiettivi di risparmio energetico e di comfort da raggiungere
  • simulare e verificare con programmi specifici il raggiungimento della prestazione desiderata o almeno il rispetto dei parametri di norma (questo è doppiamente importante nel caso in cui tu voglia usufruire delle agevolazioni fiscali per l’efficientamento energetico)
  • controllare la fase di cantiere

cappotto termico sughero bruno 

Criticità del cappotto termico
Se anche i materiali isolanti si trovano ormai ai centri fai da te, scegliere e posare un isolamento a cappotto non è così scontato e anche le imprese spesso non conoscono bene i vari materiali e le accortezze necessarie. A questo proposito ti posso raccontare che è capitato di recente di parlare con una ditta per un preventivo di un cappotto termico in cui era previsto l’XPS per la partenza a terra e poi l’EPS per il resto della facciata. La prima e unica osservazione è stata ‘ma sono uguali, si può fare tutto con l’EPS’. Questo è stato il momento in cui si è capito che chi avrebbe dovuto applicare il cappotto non conosce la differenza tra XPS, che è estruso e quindi a celle chiuse, ed EPS che invece è espanso. Ma questa è una differenza fondamentale quando si realizza un isolamento che arriva fino a terra perché l’XPS non assorbe l’acqua, mentre l’EPS sì. E’ facile allora capire che semplificare troppo ed usare un materiale che assorbe l’acqua, anche in quantità minima, laddove c’è più sollecitazione, favorisce il manifestarsi dei problemi, oltre al fatto che l’assorbimento dell’acqua determina una riduzione nella prestazione di isolamento del materiale stesso.

Le insidie si nascondono poi nell’uso dei materiali sintetici (polistireni o poliuretani), non perché siano peggiori, ma perché dai materiali di derivazione naturale (minerale o vegetale) ci si aspetta la necessità di particolari accorgimenti e quindi si è portati a fare maggiore attenzione, mentre i sintetici sono generalmente ritenuti più resistenti e ‘maltrattabili’ anche in fase di posa. Ma ovviamente non è così perché anche accorgimenti apparentemente minimali possono dare un risultato più o meno durevole, più o meno soggetto a deterioramento, distacco, umidità ecc.

Per la posa del cappotto termico esiste un manuale specifico perché ogni accortezza che può sembrare a volte eccessiva in realtà può ridurre l’efficacia a la stabilità generale del sistema. Per fare un esempio: non basta incollare i pannelli, ma sono necessari anche i tasselli, e c’è un numero minimo di tasselli da usare per ogni pannello, ed esistono diverse tipologie di tasselli a seconda del supporto e dello spessore complessivo del cappotto termico; per quanto riguarda la colla, ogni materiale ha la sua colla ‘ideale’ e si devono seguire delle istruzioni anche per la stesura della stessa sul pannello, perché a seconda di com’è stesa possono rimanere dei vuoti d’aria dietro i pannelli oppure può debordare nei punti di giunzione con due effetti entrambi negativi per l’efficacia dell’isolamento termico.


cappotto termico schema

Conclusione
Il cappotto termico è una buona scelta, anche in caso di ristrutturazione, per ottenere un maggiore risparmio energetico e un migliore comfort termico interno, ma avrai capito che niente deve essere lasciato all’improvvisazione.

Per questo ribadisco che è necessario rivolgersi a un tecnico qualificato che ti possa assistere e anche controllare il lavoro che viene fatto.

Se ti senti in grado di fare da solo ricorda in ogni caso che per la buona riuscita del cappotto termico è necessario:
  • conoscere i vari materiali e sistemi cappotto
  • calcolare e verificare preliminarmente con quale materiale la prestazione desiderata viene raggiunta
  • stilare un capitolato dettagliato con il quale chiedere preventivi, che tenga conto di tutte le lavorazioni necessarie sia per la posa del cappotto termico, che della preparazione del supporto, che della finitura
  • valutare l’esperienza delle ditte
  • controllare accuratamente tutta la fase di posa

Se questo post ti è piaciuto e pensi possa interessare altri, condividilo. Grazie.

Giulia Bertolucci architetto
Il tema dell'isolamento è stato trattato in questo blog anche in altri articoli:
- riguardo alla scelta tra fare il cappotto o sostituire gli infissi
- riguardo alle specifiche del materiale fibra di legno
- riguardo all'uso di materiali alternativi per l'isolamento termico


Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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