mercoledì 7 novembre 2018

RISPARMIO ENERGETICO DAGLI IMBALLAGGI


Ogni giorno un supermercato getta via materiale isolante. Lo sapevi? Centinaia di metri quadrati al mese. E produce tanto materiale di scarto da realizzare 20 case a settimana.
Parliamo di costruire con materiali di recupero.

Costruire con materiali alternativi può apparire una scelta folkloristica rispetto all'uso di tecniche costruttive più consolidate e rassicuranti. Ma quali conseguenze ha sull'ambiente e sulle persone una costruzione in calcestruzzo, pietra, vetro e acciaio?
Siamo davvero sicuri che alcuni materiali di recupero, o comunque 'inusuali', producano prestazioni inferiori rispetto a quelle fornite nelle costruzioni correnti più 'specializzate'?

risparmio energetico da imballaggi

In questo articolo parliamo di cartone ondulato, a uno o più strati, sì anche quello da imballaggio. Materiale decisamente insolito in edilizia.

Quali esiti può avere l'adozione di tecniche costruttive non convenzionali?
Il cartone ondulato è utilizzato comunemente per l'imballaggio e, nonostante la ricerca e la sperimentazione da parte di alcuni illustri personaggi, risulta tuttora difficile pensare che un materiale tanto leggero sia sufficientemente robusto da essere impiegato per l’edilizia.

Ma perché si parla di utilizzare materiali di recupero per costruire? Perché proprio la carta?
Perché nonostante il grande impegno nella raccolta e selezione degli scarti, in realtà i rifiuti sono costantemente in aumento.
Come riportato in una inchiesta de Il Sole 24 Ore i dati Ispra evidenziano il costante aumento della produzione di rifiuti, mentre le capacità degli impianti che devono riceverli si stanno drasticamente riducendo.
Nel dettaglio anche la carta non trova una collocazione adeguata. La domanda delle cartiere è molto più bassa rispetto all’offerta di carta proveniente dalla raccolta dei cittadini, perché non è ancora decollato il mercato dei prodotti ottenuti da materie prime rigenerate. Inoltre le cartiere che usano carta riciclata si trovano a dover gestire un prodotto mal selezionato, a causa della presenza di altra spazzatura nei cassonetti. Per questo, sebbene la catena di trasformazione della carta recuperata sia altamente ottimizzata, c'è sempre uno scarto: il pulper, un rifiuto composto in gran parte di materie plastiche miste. Il solo distretto lucchese produce 100.000 tonnellate l'anno di pulper, che viene spedito in discarica o in inceneritori. (dati ARPAT)

Alcune testimonianze
Nell'immaginario collettivo la carta è un materiale poco resistente, di durata molto limitata, assolutamente non resistente in presenza di acqua. Inoltre il pensiero ai senzatetto che dormono in rifugi di fortuna fatti con scatoloni fa associare l'immagine del cartone ondulato a qualcosa di assolutamente temporaneo e soprattutto precario.

E' proprio questa idea di precarietà e scarsa resistenza della carta che ha determinato il limitato utilizzo di questo materiale in edilizia. Diciamo che ad oggi viene considerato utile solo per la realizzazione di componenti, ad esempio le porte fatte con pannelli sandwich di cartone nido d'ape, o per isolamento termico, con materiale sfuso in fiocchi di carta riciclata o in pannelli compattati.
In realtà pannelli coibentati leggeri, composti da uno strato di cartone nido d'ape confinato tra due fogli rigidi, sono diffusamente applicati nell'industria degli aerei e dei veicoli militari.

De Ceuvel Amsterdam

Le potenzialità della carta possono essere significative anche in ambiti per i quali non sembra così idonea. Esempi illustri hanno dimostrato che è possibile costruire interi edifici con il cartone.

Negli anni '50 Buckminster Fuller aveva creato cupole geodetiche in cartone. Fuller è noto per le sue cupole reticolari leggere, in cui la forma curva è ottenuta dall'assemblaggio di aste rigide. Tra il 1951 e il 1957 si dedicò anche allo studio di cupole da realizzare con materiali 'alternativi', diciamo non tradizionali, come il cartone. La sua Paperboard Dome (sistema che fu anche brevettato) venne sviluppata nel tentativo di realizzare abitazioni monofamiliari a basso costo, ma di alta qualità, con utensili e materiali semplici. Ma queste strutture non ebbero successo. Non tanto perché i materiali non fossero idonei o non sufficientemente resistenti, anzi. Queste abitazioni non ebbero il successo sperato a causa della loro forma inusuale e della diversità dell'approccio progettuale che era necessario. Restano però esempi utili per l'evoluzione del costruire di oggi.

Shigeru Ban è un altro illustre personaggio il cui uso innovativo di materiali poveri come il bambù e il cartone è noto in tutto il mondo. Egli ha utilizzato il cartone per realizzare delle costruzioni di emergenza, ma affatto temporanee, che hanno mostrato una durabilità ultra decennale. Si tratta generalmente di realizzazioni in tubi di cartone, di produzione industriale, affiancati gli uni agli altri per ottenere pareti portanti in edifici sia di dimensione contenuta e tipo residenziale, sia di dimensione considerevole a destinazione pubblica, quali chiese, cattedrali o auditorium.

Esiste poi in Gran Bretagna un'esperienza molto interessante sia dal punto di vista della scelta di usare il cartone, sia per la scelta di sfruttare la geometria dell'architettura piuttosto che la resistenza della materia. Si tratta del pluripremiato edificio per il doposcuola della scuola primaria Westborough. Un edificio permanente fatto per il 50% da cartone: la struttura portante verticale è in tubi di cartone, mentre le pareti perimetrali e il tetto sono in pannelli di cartone alveolare che risulta ottimo isolante termico. Il tutto derivato da riciclo della carta.

Poi ci sono le innovazioni portate dal papercrete, cioè dai blocchi e lastre da costruzione fatti con un mix di carta e cemento che provengono da processi di autoproduzione, ma che possono essere oggetto di fabbricazione a livello di piccola e media industria. Aspetti interessanti di questo materiale sono la leggerezza, la resistenza e l'ottimo potere isolante dovuto alla formazione di celle d'aria in fase di essiccazione fino all'80% dell'intero volume. Unica limitazione è l'utilizzo in ambienti e climi con umidità contenuta, ma la ricerca per migliorare le caratteristiche di questo materiale e renderlo utilizzabile in ogni condizione climatica è ancora in corso. ("Costruire alternativo. Materiali e tecniche alternative per un'architettura sostenibile", Rogora - Lo Bartolo)

Studio Architettura x Sostenibilità isolamento termico in cartone

Il nostro approccio
Come studio di Architettura nel nostro quotidiano lavoro abbiamo utilizzato il cartone da imballaggio come isolante termico per una piccola opera, che doveva rispondere a requisiti di reversibilità, basso costo, rapidità e facilità di montaggio, autocostruzione, buone prestazioni termiche e qualità estetica.

Facendo riferimento agli esiti di una ricerca scientifica, che ha dimostrato come il cartone ondulato da imballaggio raggiunga una conducibilità termica di 0,05 W/mK, abbiamo raccolto, selezionato e sovrapposto lastre di cartone, ricavate da scatoloni, e abbiamo strutturato la nostra stratigrafia con materiale termoriflettente e una finitura superficiale in tavole di legno. In soli 4 cm sono state raggiunte prestazioni pari a uno strato di isolamento in lana minerale da 12 cm.

Conclusione
La produzione di materiali e soluzioni costruttive ad alto contenuto energetico e l'industrializzazione del settore delle costruzioni ha portato ad elementi sempre più specializzati e con particolari prestazioni, dimenticando forse di guardare anche a materiali più basici che nascondono ottime proprietà.

E' bene dire subito che non si deve generalizzare e sottovalutare il procedimento. Importantissimo è selezionare i materiali, organizzarli in base all'uso che se ne vuole fare e metterli a sistema per ottenere dei risultati positivi. Questo comporta uno sforzo reale e intellettuale maggiore rispetto all'affidarsi all'inerzia dell'abitudine. Ma certamente si può rimanere stupiti dalle potenzialità a cui il corretto impiego di questi materiali 'diversi' può portare e anche dalla qualità e dalle prestazioni di edifici realizzati con queste tecniche alternative.

In edilizia il riutilizzo di materiali di recupero in sostituzione o integrazione di elementi di tipo più convenzionale e standard è possibile, anzi utilizzare elementi di recupero per creare componenti edilizi permette di ottenere notevoli prestazioni, anche in linea con le normative per il risparmio energetico; e vivere in edifici realizzati con tecniche e materiali insoliti o poveri non significa accontentarsi di ambienti di scarsa qualità.


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Giulia Bertolucci architetto


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Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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giovedì 31 maggio 2018

5 MATERIALI EDILI ORGANICI E INNOVATIVI

Hai mai pensato che i rifiuti organici, provenienti dall'agricoltura e dalle aree verdi, possono essere impiegati in edilizia? E’ proprio così. Costruire in modo ‘tradizionale’ non è più l’unica opzione percorribile. Esistono oggi in commercio molti materiali edili ottenuti dalla lavorazione di scarti agricoli e di rifiuti organici. Le applicazioni vanno dai sistemi di partizione interna, ai soffitti, ai pannelli isolanti acustici e termici, alle fibre tessili.

materiali edili innovativi


Se il futuro delle costruzioni è la sostenibilità ambientale, sociale ed economica allora si deve riflettere sulla necessità di cambiamento, probabilmente più che in altri settori, in considerazione del fatto che l’edilizia è ancora permeata da un notevole numero di fattori dannosi come l'uso di materiali ad alto impatto ambientale, soluzioni costruttive non reversibili, processi e materiali a bassa efficienza. L'uso di materiali naturali, provenienti anche da riuso di scarti organici, può innescare un approccio diverso alle costruzioni consentendo una serie di vantaggi rispetto ai materiali tradizionali, avendo un contenuto di CO2 più basso, riducendo rischi e costi per la salute.

Un po' di numeri

I rifiuti rappresentano un problema sia in termini economici che ambientali che potrebbe essere risolto anche grazie ad un uso più diffuso di biomateriali da costruzione.
Alcune statistiche mostrano che in Europa vengono prodotti circa 2.6 miliardi di tonnellate di rifiuti generici, di cui circa 43,4 milioni di tonnellate sono di origine naturale.

I principi dell'economia circolare ci danno la logica da seguire per spostarsi da un modello lineare di smaltimento, verso una catena circolare in cui i rifiuti naturali sono una risorsa importante anche in una logica economica. Questo perché i rifiuti organici sono ampiamente disponibili, vengono costantemente generati sia nelle campagne che in città e possono essere deviati verso modelli di sfruttamento alternativi come produrre biomateriali per l’edilizia.

Logica economica

Ad oggi solo una piccola parte dei rifiuti organici è riutilizzata, mentre realisticamente potrebbe dare ottimi risultati in caso di fabbricazione di prodotti da costruzione biologici.

Faccio un esempio: considerando il caso di pannelli da rivestimento per interni, è stato stimato che 1 Kg di rifiuti genererebbe 1 mq di prodotto finale. La cosa interessante da notare è che il valore commerciale di 1 Kg di rifiuti organici trattati per scopi costruttivi sarebbe 5 volte superiore rispetto al valore ottenuto con normali processi di smaltimento (esempio il recupero di energia). Inoltre l'uso di rifiuti organici porta a prodotti con un impatto ambientale ridotto per il settore delle costruzioni. In particolare se si considera che questi componenti potrebbero essere restituiti alla biosfera alla fine del loro ciclo di vita (o ciclo di servizio), rilasciando così nel terreno i nutrienti incorporati - come azoto, fosforo, potassio che le piante e gli animali possono prendere di nuovo per i propri benefici. Ovviamente sto parlando di materiali che già esistono e vengono prodotti senza additivi chimici tossici.

Applicazioni nelle costruzioni

Fondamentali per il successo di un prodotto da costruzione sono le prestazioni tecniche e un prezzo competitivo. Questo vale anche per i biomateriali derivati dalla lavorazione di rifiuti organici; anzi per renderli appetibili e affidabili anche per i più scettici, le prestazioni per questo tipo di prodotti devono essere pari o migliori a quelle dei materiali tradizionali rispetto a durata, resistenza al fuoco, all’acqua, agli insetti, isolamento termico e acustico.

Esistono attualmente numerose applicazioni per prodotti basati sull’uso di scarti naturali che dividerei in sei campi principali: Sistemi d’involucro; Partizioni interne; Isolamento termico; Assorbimento acustico; Arredamento; Tappeti e moquette.

materiali edili innovativi da patate e girasole

Di seguito una serie di materiali e prodotti, forse sconosciuti ma che sono già disponibili sul mercato e che hanno buone caratteristiche in termini di applicabilità in edilizia, disponibilità della risorsa, processo produttivo e potenziale di riciclabilità.

1_ GIRASOLE
Dal riutilizzo degli scarti provenienti dai campi di girasole, mischiati con acqua e trattati a pressione senza altri additivi, vengono fabbricati dei pannelli caratterizzati da buona resistenza, assenza di tossicità e basso costo. Pur essendo un prodotto stagionale, la coltivazione del girasole è comunque molto diffusa (almeno nell’emisfero nord della terra), per questo la materia prima è abbastanza facile da reperire. Essendo esente da additivi, lo scarto dei pannelli, sia in fase di uso sia in caso di dismissione, è completamente riciclabile. I pannelli sono indicati per l’uso interno per realizzare pareti, soffitti o pavimenti.

2_BUCCE DI PATATA

La lignina, la cellulosa e le proteine sono i principali costituenti di questo materiale ottenuto dalla igienizzazione, essiccazione e pressatura delle bucce delle patate. Il prodotto è sotto forma di pannelli dal basso peso specifico, con buone caratteristiche di resistenza al fuoco e all’acqua, nonché di isolamento termico. La risorsa di base è ampiamente disponibile ovunque nel mondo e in ogni stagione. Il prodotto è biodegradabile e compostabile a fine vita essendo esente da adesivi e altri additivi.

3_SEMI, STELI, FOGLIE

Dall’uso di scarti organici come semi, foglie e anche steli di piante, uniti con leganti eco-compatibili, si ottengono pannelli dalla superficie compatta, sia rigidi che flessibili, utilizzati nel primo caso per pareti e arredi, nel secondo caso per interventi acustici. La materia di base è ampiamente disponibile globalmente, anche a basso costo, e il prodotto che si ottiene ha una bassa infiammabilità. Per quanto riguarda la chiusura del ciclo di vita il materiale risulta riciclabile e rigenerabile grazie all’uso di leganti eco-compatibili.

4_CANAPA e LINO

Tessili naturali e stoffe di scarto da produzioni precedenti vengono sminuzzati e pressati per ottenere pannelli. La caratteristica principale del prodotto finito è la bassa conducibilità termica che li rende perfetti per l’isolamento termico degli edifici. Vengono utilizzati anche per il riempimento di porte. Il processo di fabbricazione è a basso costo e il prodotto è altamente riutilizzabile e riciclabile. La materia prima è caratterizzata dalla rapida crescita e si trova prevalentemente in Europa, Asia e Sud America.

5_GRANO

Dagli scarti della coltivazione del grano, attraverso un processo di produzione in continuo vengono realizzati pannelli rigidi di varia densità e spessore utilizzabili per involucro esterno e partizioni interne. Le fibre di scarto utilizzate hanno un alto contenuto di cellulosa e i pannelli ottenuti con questi scarti agricoli si rifanno a modalità costruttive già presenti anticamente in Europa, dove paglia (di grano o di riso) e foglie pressate venivano usate sia per isolare che per costruire. Il materiale risulta sia riciclabile a fine vita, sia biodegradabile.

materiali edili innovativi da canapa e grano


L’elenco potrebbe continuare dato che pannelli di vario genere per l’edilizia vengono prodotti con rifiuti organici provenienti anche dalla lavorazione della canna da zucchero, dalla coltivazione del mais, dalla raccolta delle noci di cocco, dalla buccia delle noccioline. E ancora: fibre tessili, utilizzate per produrre tessuti e tappeti, si ottengono dagli scarti della coltivazione di banane e ananas. Ma è pur vero che tutte queste materie di base sono più comuni in altri continenti; in Europa si possono reperire facilmente scarti di girasole, patate, grano, e poi foglie, steli e semi di vario genere, oltre alla cellulosa ottenuta dagli scarti di silvicoltura che dai processi di riciclo della carta e cartone.

Conclusioni

Un diverso paradigma nell’edilizia è possibile, è già in atto.


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Giulia Bertolucci architetto



Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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giovedì 15 marzo 2018

4 BUONE RAGIONI PER RISTRUTTURARE

Ristrutturare spesso mette paura. Ciò che rende più timorosi nell'affrontare un progetto di ristrutturazione è l'incognita riguardo all'andamento dei lavori, al rispetto dei tempi e anche ai costi complessivi. Per questo molti pensano che sia più 'sicuro' e vantaggioso comprare una casa nuova.
In realtà oggi, a parità di prezzo, è più probabile ottenere la casa dei sogni da un edificio esistente ristrutturato, piuttosto che da un nuovo edificio.

vantaggi ristrutturare AxS

Come è possibile?

Lo so, le case costruite prima degli anni 2000 possono avere molti problemi che vanno dalla difficoltà di riscaldare correttamente tutta la casa, alla presenza di muffa, al troppo caldo in estate, alle bollette alte da pagare.

Però ti invito a riflettere.

Ipotizziamo che tu sia proprietario di una casa singola con giardino, che ha 50 anni, vendendola pensi di poter ottenere le finanze necessarie per acquistare una casa nuova? delle stesse dimensioni e con tutte le caratteristiche di comfort e risparmio energetico che cerchi?
Io credo di no.
Con molta probabilità il tuo budget sarà limitato, forse potresti acquistare un grande appartamento, oppure una nuova villetta a schiera, con stanze piccole - al limite delle dimensioni imposte dalla legge - e un giardino della misura di un francobollo.

In entrambi i casi dovresti accontentarti.

Per questo dico che le case di qualche decennio fa possono ancora essere interessanti; in più, grazie alle politiche urbane sostenibili finalizzate alla riduzione del consumo di suolo, per incentivare il recupero dell'esistente ci sono oggi opportunità economiche.

Ecco allora 4 buoni motivi per scegliere di ristrutturare:

1_ fascino e personalità

In caso di immobili molto vecchi (ante 1950) ci sono molti aspetti che li rendono spesso più interessanti di un edificio nuovo. La storia e i materiali tradizionali hanno sempre un fascino particolare che rende ognuna di queste case unica.
Da non sottovalutare inoltre l'ampia scelta di edifici datati rispetto ad edifici nuovi. Non va dimenticato infatti che il patrimonio edilizio Italiano risale prevalentemente ai tempi antichi e non sempre si tratta di immobili vincolati, quindi è possibile trasformarli.
All'opposto, una casa degli anni '50–60-70 , anche se non può vantare dettagli di pregio, solitamente ha stanze più grandi, ed ha generalmente un discreto giardino esclusivo tutto attorno. Certo non è a basso consumo e non è confortevole in estate ed inverno. Ma è qui che puoi intervenire per trasformarla nella tua casa ideale.

materiali antici AxS

2_ ecologicità

Ristrutturare un edificio significa aumentare il suo ciclo di vita con una conseguente conservazione delle risorse globali e un minore impatto ambientale rispetto alla nuova costruzione, che comporta inevitabilmente un maggiore consumo sia di risorse che di suolo. La riduzione dell'impatto ambientale di una ristrutturazione è maggiore quanto più si salvaguarda e si mantiene la struttura, le murature perimetrali e parte di quelle interne, la copertura, i solai. Ovviamente è il tecnico che potrà verificare la stabilità e la conservazione di tutti questi elementi e quindi appurare la possibilità di mantenimento, o consigliarne la sostituzione ai fini della sicurezza dell'edificio. Inoltre se al momento della ristrutturazione si applicano principi di demolizione selettiva è possibile ridurre al minimo anche la produzione di rifiuti in cantiere.

3_ comodità e logistica

Un edificio esistente è solitamente all'interno di un centro abitato, o comunque in prossimità, in zona già urbanizzata e quindi servita anche dai mezzi pubblici. Questo fa si che la casa da ristrutturare sia praticamente vicino a tutto. Negozi, scuole, ufficio postale, distretto sanitario ecc, così ogni necessità può essere soddisfatta senza bisogno di mettersi in auto. Senza inquinamento.

interno ristrutturato breather

4_ vantaggi fiscali

Esistono varie agevolazioni da poter sfruttare (vedi anche qui):
  • detrazioni fiscali Detrazione del 36% Irpef delle spese per tutti i lavori di ristrutturazione edilizia, comprese le prestazioni professionali connesse all’intervento e gli oneri comunali.
    Esiste anche la detrazione del costo dell’intervento di riqualificazione energetica, con un limite massimo di spesa ammesso. Con percentuale detraibile variabile dal 50% (per caldaie classe A, infissi, schermature), al 65% (per caldaie di classe superiore, coibentazione di involucro, collettori solari, automazione), fino al 85% (per interventi che ottengono anche la riduzione della classe di rischio sismico). La percentuale di detrazione viene stabilita annualmente, così come le modalità e la durata della detrazione (es. 5-10 anni).
    E' possibile poi utilizzare il cosiddetto “Bonus Mobili” per la detrazione fiscale del 50% delle spese sostenute per acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica elevata (almeno A+), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione.
    Esiste anche il “Bonus Verde”, una detrazione del 36% Irpef che riguarda gli interventi per giardini, pertinenze, recinzioni, terrazze.
    Infine, fino al 31 dicembre 2021, è possibile usufruire del “Sisma Bonus” e detrarre dal 50% al 80% Irpef delle spese sostenute per interventi strutturali di consolidamento e adeguamento sismico.
  • iva agevolata - per le ristrutturazioni di edifici residenziali, per i restauri e risanamenti conservativi, e anche per le manutenzioni ordinarie e straordinarie si può prevedere l'applicazione dell'aliquota al 10%. L’iva agevolata è praticamente sempre applicabile per i pagamenti alle ditte esecutrici dei lavori, ma non per prestazioni professionali tecniche.
  • sconti su oneri comunali o incrementi volumetrici o di superficie per applicazione di edilizia sostenibile – in alcuni comuni è prevista la possibilità di applicare protocolli volontari per la qualità energetica e ambientale degli edifici. Questi protocolli sono generalmente incentivati con riduzioni sugli oneri di urbanizzazione, o con incrementi di superficie utile ammessa. A questo si aggiunge la possibilità di realizzare serre bioclimatiche e ogni altro volume maggiore necessario al miglioramento dell’isolamento termico. Costruire secondo questi regolamenti e protocolli specifici richiede esperienza del tecnico riguardo all’architettura sostenibile per cui è chiaro che ti verranno proposti solo da chi li conosce veramente.
Come vedi le possibilità per ristrutturare con agevolazioni sono molte.

interno jonathan stout

Conclusioni

Acquistare per ristrutturare, intervenire sulla casa dove già vivi, rilevare una casa di famiglia e rinnovarla può veramente permetterti di ottenere una casa di qualità superiore, sia per caratteristiche intrinseche, sia per prestazioni energetiche e di salubrità.

Certamente è opportuno capire da subito quali sono gli interventi utili, ma solitamente i margini di miglioramento sono sorprendenti.

A fronte della spesa sostenuta, la casa acquisirà più valore (che verrà mantenuto nel tempo) e avrà bassi costi di gestione (bollette meno salate), a cui si aggiungono le detrazioni e gli incentivi economici che ti permettono di rientrare di buona parte della spesa sostenuta, o la maggiorazione volumetrica che ti permette di avere un'abitazione più comoda.

Certamente affrontare una ristrutturazione non è una passeggiata di salute. Per non avere brutte sorprese e ottenere il risultato sperato è necessaria almeno una valutazione preliminare dello stato di fatto, per individuare i punti critici su cui intervenire, e una stima dei costi/benefici per capire quali sono le mosse indispensabili da fare. Meglio ancora se tutto questo è accompagnato da un progetto e da una direzione lavori che supervisioni e coordini le varie maestranze coinvolte.
Contatta per questo studio AxS.

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Giulia Bertolucci architetto


Giulia Bertolucci
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giovedì 22 febbraio 2018

AMPLIARE CON SERRA SOLARE O VERANDA?

Che differenza c'è tra la serra solare e la veranda? Sono strutture leggere da giardino o da terrazza? Permettono di ottenere delle agevolazioni? Permettono di ampliare la casa?
Molte sono le domande che riceviamo da quando si è diffusa la notizia che realizzare una serra solare adiacente ad una casa è vantaggioso perché si può guadagnare termicamente, si può guadagnare superficie in più da annettere alla casa, si possono avere delle agevolazioni fiscali. In realtà però si deve fare attenzione perché spesso si fraintende la serra solare o serra bioclimatica con la veranda.

In questo post cerco di elencare in modo semplice le differenze tra serra e veranda indicando le caratteristiche e l'eventuale titolo edilizio da acquisire, se necessario.

serra solare o veranda AxS


In breve come si possono descrivere?

A prima vista le serre bioclimatiche e le verande sembrano la stessa cosa, in realtà:
  • La serra solare è uno spazio di mediazione climatica delimitato da pareti vetrate, cioè uno spazio intermedio tra interno ed esterno, non riscaldato e permette di accumulare calore, grazie all'effetto serra, da sfruttare come ausilio al riscaldamento della casa.
  • La veranda è uno spazio ottenuto chiudendo, completamente o parzialmente, con infissi vetrati, degli spazi accessori come logge, porticati o terrazze coperte da uno sporto di gronda o da un altro terrazzo soprastante.
Quindi qual'è la sostanziale differenza tra le serre solari e le verande che ne determina la possibilità di realizzazione o meno e incide sulle caratteristiche tecniche specifiche? 

SERRA SOLARE:  è un vero e proprio dispositivo tecnico finalizzato al risparmio energetico attraverso l'accumulo di calore ottenuto dall'irraggiamento solare.
Per questo:
  1. deve essere posta in condizioni ottimali di irraggiamento e con un orientamento preciso da sud est a sud ovest – spesso i regolamenti comunali stessi indicano l'angolo corretto di esposizione
  2. deve essere apribile almeno per 1/3 della superficie complessiva vetrata e schermabile dal sole durante la stagione estiva, per evitare il surriscaldamento della serra e dei locali contigui – si pensi che la temperatura interna alla serra solare può facilmente raggiungere e superare i 60°C
  3. deve essere priva di qualunque impianto di climatizzazione
  4. non si deve configurare come locale abitativo permanente
  5. deve avere uno scambio termico con gli ambienti adiacenti tramite l'aria o il calore trasmesso dalle pareti
I regolamenti locali sono generalmente molto chiari al riguardo: trattandosi di volume tecnico, con una finalità ben precisa, solitamente, oltre al rispetto delle caratteristiche elencate sopra, viene richiesto un calcolo energetico del contributo che la serra solare garantisce alla casa cui viene annessa, in termini di riduzione di consumi di combustibile in inverno. Questo risparmio energetico è valutato secondo le norme UNI, calcolando il guadagno energetico in funzione della differenza di energia dispersa senza la serra a con la serra. In pratica la serra solare deve portare a una riduzione del fabbisogno energetico invernale compreso tra il 10% e il 25%.

Serra solare o veranda AxS 2

VERANDAla sua finalità non è quella di contribuire al risparmio energetico accumulando calore in inverno e quindi non è un dispositivo tecnologico, non deve rispondere a caratteristiche climatiche, non deve avere un orientamento prevalente, così come non è prescritto che abbia la possibilità di schermatura della radiazione solare.

In entrambi i casi si crea un locale “delicato” che può facilmente diventare invivibile, ma nella serra solare si hanno strumenti per la corretta gestione e per il mantenimento dell'equilibrio (perché sono obbligatori), mentre nella veranda no.


A quali normative devono sottostare le serre solari e le verande? Sono opere liberamente eseguibili?

In linea generale gazebo e pergolati possono rientrare tra le opere liberamente eseguibili, mentre serre solari (o serre bioclimatiche) e verande, seppure si tratti di opere di dimensione limitata con un limitato impatto sul territorio, non si possono considerare liberamente eseguibili, ma necessitano di comunicazione all'amministrazione comunale o anche di permesso a costruire.

Solitamente i regolamenti comunali sono la norma di riferimento e stabiliscono le caratteristiche, dimensionali, tecniche e formali, che serre solari e verande devono avere e, in funzione di ciò, viene stabilito che tipo di titolo abilitativo è necessario richiedere.

Localmente poi possono sussistere anche vincoli sull'immobile o sull'area paesaggistica in cui si vuole realizzare una serra solare, una veranda o anche un pergolato, e per questo prima di fare è meglio verificare tutte le normative e le eventuali limitazioni imposte da altri strumenti di tutela vigenti, oltre al regolamento comunale, per non incorrere in sanzioni e obblighi di ripristino dello stato dei luoghi (cioè demolizione di quanto fatto).

A questo si aggiunge il rispetto delle norme igieniche, importante perché pensare di realizzare una serra solare collegandola alla casa tramite una porta finestra esistente potrebbe non essere fattibile, se la stanza comunicante non ha altre finestre che garantiscano il rispetto dei requisiti minimi aeroilluminanti nel momento in cui la porta finestra esistente diventa un passaggio di comunicazione interna.

Per essere certi che la serra solare assolva tutti gli adempimenti e soddisfi i requisiti (dimensione, orientamento, captazione energetica, materiali ecc) è necessario rivolgersi a un tecnico esperto che sia in grado di fare il progetto bioclimatico oltre a quello architettonico e tutte le verifiche del caso. (vedi un progetto di Studio AxS per serra solare bioclimatica QUI e QUI)

Anche per realizzare una veranda è necessario un titolo edilizio e quindi ci si deve rivolgere a un tecnico, ma non è necessario che questo conosca la progettazione bioclimatica.

Serra solare o veranda photo by AxS e FabioC

Esistono delle agevolazioni per la realizzazione di serre solari o di verande?

AGEVOLAZIONE VOLUMETRICA:
Poiché la serra solare è un volume aggiuntivo annesso alla casa, essa non è un'opera liberamente eseguibile, ma è concessa la sua realizzazione anche laddove non sarebbero ammessi aumenti di cubatura. La dimensione realizzabile è comunque contenuta, generalmente proporzionata alla superficie dei locali adiacenti.

La veranda invece non ha limiti di superficie ed è a tutti gli affetti un aumento di volume che è possibile realizzare solo laddove le norme locali permettono l'aumento di cubatura. Non è possibile usufruire di agevolazioni volumetriche riferendosi all'edilizia sostenibile e al risparmio energetico.

AGEVOLAZIONE FISCALE:
Fino alla fine del 2017 nella “Guida alle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico” dell'Agenzia delle Entrate, in riferimento agli interventi su edifici esistenti, si leggeva: “Non è stato stabilito quali opere o impianti occorre realizzare per raggiungere le prestazioni energetiche richieste. L’intervento, infatti, è definito in funzione del risultato che lo stesso deve conseguire in termini di riduzione del fabbisogno annuo di energia primaria per la climatizzazione invernale dell’intero fabbricato. Pertanto, la categoria degli “interventi di riqualificazione energetica” ammessi al beneficio fiscale include qualsiasi intervento, o insieme sistematico di interventi, che incida sulla prestazione energetica dell’edificio, realizzando la maggior efficienza energetica richiesta dalla norma.”
Con la legge di bilancio 2018 la detrazione del 65% è stata prorogata al 31 dicembre 2018.

Per questo motivo la realizzazione di una serra solare può ancora rientrare tra le opere di riqualificazione energetica con agevolazione fiscale, facendo riferimento alle prestazioni e al risparmio energetico che essa assicura.
In ogni caso, in attesa anche di ulteriori decreti da parte del Ministero per precisare aspetti tecnici, procedurali e di controllo, rimane sempre valida la detrazione fiscale del 36% per le ristrutturazioni.




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Giulia Bertolucci architetto



Giulia Bertolucci
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giovedì 25 gennaio 2018

RICONOSCERE I MARCHI FSC e PEFC PER I DERIVATI DEL LEGNO


Cosa hanno in comune il legname da costruzione e le pagine di un blocco notes? Beh, a livelli diversi, sono entrambi derivati dalla lavorazione degli alberi. E come si può sapere se rispettano l'ambiente? Come si può essere certi che non provengono da disboscamento selvaggio?
Qui ci vengono in aiuto le marcature FSC e PEFC. In questo post ti spiego di cosa si tratta.

marchio legno PEFC by StudioAxS

Sono etichette ecologiche volontarie di tipo 1 che attestano la sostenibilità dei prodotti in legno e suoi derivati in base alla norma UNI EN ISO 14024:2001 e che forniscono informazioni utili riguardo al ciclo di vita.

Ti chiederai: ma i prodotti a base di legno e suoi derivati non sono per definizione già sostenibili dato che hanno provenienza naturale? Beh diciamo che la sostenibilità ambientale di un prodotto in legno non è scontata e gli elementi per la sua valutazione sono tutt'altro che immediati. Per questo esistono le etichette ecologiche FSC e PEFC.

Infografica FSC by StudioAxS

FSC 

Il marchio FSC è l'etichetta specifica per i prodotti di legno o derivati del legno che ne garantisce la provenienza da fonti responsabili gestite secondo rigorosi standard e la qualità della catena di custodia. Questo tipo di marchio è stato istituito dal Forest Stewardship Council (da cui la sigla FSC), organizzazione fondata in Canada nel 1993 finalizzata a stabilire le regole per una gestione forestale rispettosa dal punto di vista ambientale, benefica a livello sociale ed economicamente efficace.

Il Forest Stewardship Council comprende consorzi, proprietari forestali, associazioni, comunità locali, industrie di lavorazione, istituzioni accademiche, ricercatori e tecnici del legno.

Il sistema di certificazione si basa su 10 principi supportati da 65 criteri di riferimento. Questi sono validi in tutto il mondo per diverse aree forestali ed ecosistemi, così come per diversi ambiti culturali, politici e legali. Ad oggi milioni di ettari di foresta nel mondo sono certificati secondo uno schema che prevede ispezioni a cadenza annuale.

In Italia e in molti altri paesi, esistono gruppi di lavoro nazionali per lo sviluppo di Standard Nazionali FSC, contenenti indicatori più appropriati dal punto di vista locale per ciascuno dei criteri di valutazione.

FSC rilascia tre tipi di certificazioni:
  • Gestione Forestale (Forest Management, FM),
  • Catena di Custodia (Chain of Custody, CoC)
  • Legno Controllato (Controlled Wood, CW).
La sola certificazione della gestione forestale non consente di vendere il legno o altri prodotti del bosco come certificati, né apporre l'etichetta con il marchio FSC. Per fare ciò è necessaria anche la certificazione della catena di custodia.

La valutazione (costantemente aggiornata) riguarda tutti i passaggi della gestione forestale sostenibile: dalla pianificazione, selezione, impianto, gestione delle potature e dei diradamenti, fino al taglio e distribuzione del materiale ottenuto. Tutto questo affinché sia assicurato il rispetto delle leggi e dei diritti di lavoratori e comunità locali, sia garantito lo sviluppo economico locale, la salvaguardia dei boschi consentendo il rinnovo naturale del bosco stesso, sia permessa la tutela ambientale e il mantenimento delle biodiversità e degli ecosistemi.

L'etichetta FSC permette così di avere la garanzia che il materiale (dal bosco alla catena di rifornimento di prodotti di legno e carta) proviene da foreste gestite in modo sostenibile e assicura la bontà delle aziende di trasformazione attraverso la certificazione della catena di custodia permettendo anche la tracciabilità dei vari passaggi.

Esistono tre tipi di etichette valide in tutto il mondo che distinguono i prodotti in tre categorie in base alla percentuale di legno contenuto:
  1. FSC 100% “ contiene solamente materiale proveniente da foreste certificate;
  2. FSC MISTO” contiene una combinazione di materiali certificati almeno per il 70%, oppure contiene legno controllato o anche materiali riciclati post consumo;
  3. FSC RICICLATO” contiene solo materiali riciclati di cui almeno l'85% post consumo (quindi non più utilizzabili).

Infografica PEFC by StudioAxS

PEFC 

Il marchio PEFC è un'etichetta simile ed equivalente alla precedente. Si riferisce agli stessi principi base ed è relativa alla gestione sostenibile delle foreste e alla qualità della catena di custodia. Anche in questo caso l'obiettivo è la gestione ecologica dei boschi con il contemporaneo conseguimento di benefici sociali ed economici. Come la precedente, anche la marcatura PEFC permette la rintracciabilità dei prodotti legnosi commercializzati e trasformati che provengono da boschi controllati.

Di fatto il PEFC – Programme for Endorsement of Forest Certification schemes, cioè il Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale fondato in Europa nel 1999 - si pone come alternativa al sistema FSC soprattutto per quello che riguarda le proprietà forestali di piccole dimensioni.

I principi alla base della gestione forestale PEFC sono: conservazione della foresta, mantenimento della funzione protettiva della foresta nei confronti dello stato dell'ambiente e tutela della biodiversità, garanzia del rispetto dei diritti sociali di dipendenti e comunità locali.
Per questo tipo di etichetta esistono due diverse certificazioni per i prodotti in legno o derivati del legno:
  1. Certificato PEFC” relativo ad un prodotto realizzato per almeno un 70% con materia prima da foreste gestite in maniera sostenibile e da fonti controllate;
  2. Riciclato PEFC” relativo ad un prodotto realizzato con materia almeno per un 70% riciclata e da fonti controllate. 
materiale proveniente da foreste certificate by StudioAxS


Come si può essere certi che un marchio apposto su un prodotto non è contraffatto?

L'etichetta o il certificato sono sempre accompagnati da codici alfanumerici che possono essere verificati attraverso i siti web dei due sistemi - questi i link alle pagine giuste per la verifica: FSC  ; PEFC in Italia  ; PEFC nel mondo . Esistono infatti pagine di ricerca specifiche che permettono di verificare, attraverso l'inserimento del codice alfanumerico, l'autorizzazione all'uso del logo e l'effettivo rilascio del certificato e della marcatura.

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Giulia Bertolucci architetto

Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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giovedì 11 gennaio 2018

ISOLAMENTO CON FIBRA DI LEGNO - LE VERITA' NASCOSTE

Quando si vuole realizzare una casa ecologica, sia che si tratti di una nuova costruzione o di una riqualificazione energetica, molte sono le scelte da fare. Nel caso dell'isolante termico si è portati a pensare che la fibra di legno sia il migliore perché 'naturale'. 
In questo post ti mostro le informazioni che non sempre emergono dalle schede tecniche dei prodotti isolanti termici in fibra di legno. 

fibra di legno isolamento termico
Cos'è la fibra di legno?
La fibra di legno è un materiale da anni utilizzato in edilizia, ottenuto dagli scarti del legno di qualsiasi specie, provenienti da sfoltimento o da tagli di segheria non trattati, che vengono finemente macinati, bolliti e poi essiccati ad una temperatura di 350°C. In questo modo le fibre vengono 'infeltrite', mescolate e pressate per ottenere dei pannelli isolanti in cui resta ben visibile l'intreccio delle fibre stesse. Il procedimento di produzione non deve utilizzare nessun legante contenente formaldeide o isocianati, ma sfruttare le proprietà di autoincollaggio della materia prima, e deve rispettare le norme EN 13171 ed EN 13986, oltre che la EN 13501-1 relativa alla classificazione di reazione al fuoco. E' necessario inoltre che i prodotti in fibra di legno abbiano la certificazione FSC.

Uso e caratteristiche

Il materiale è utilizzato come isolante termico e acustico e risulta molto versatile poiché può essere impiegato, a seconda della densità, sia per l'isolamento a cappotto delle pareti esterne, sia per l'isolamento dei tetti, ma anche per l'isolamento di partizioni interne e di solai.
La fibra di legno è commercializzata in pannelli in vari formati, caratterizzati da diversi spessori e densità. I pannelli possono avere profilo regolare o 'battentato', cioè predisposto per le giunzioni, in modo da eliminare anche le fessure tra un pannello e l'altro, che potrebbero determinare ponti termici.

Nonostante i vari formati, spessori e densità che si trovano in commercio, il materiale risulta sempre molto maneggevole e di facile lavorabilità con semplici attrezzi manuali.
In generale è sempre necessario proteggere i prodotti in fibra di legno dall’umidità prima della posa, durante la fase di stoccaggio in cantiere, e una volta messi in opera è necessario proteggerli con strati continui di finitura. Da notare che i pannelli isolanti, solitamente quelli più compatti, hanno una faccia con finitura idrorepellente.


fibra di legno isolamento

Quali sono i pregi e i difetti?
Ora ti parlo delle caratteristiche tecniche che non si possono definire univocamente buone o cattive.

Prestazione termica invernale ed estiva: 

In base alla densità varia il peso e anche la prestazione di conduttività termica (lambda).

1) In linea generale con una densità di circa 160 Kg/mc si ha una conduttività termica di 0,039 W/mK e i pannelli sono molto resistenti alla compressione.

2) In caso di densità superiore, oltre 250 Kg/mc, la prestazione termica peggiora passando ad un lambda di 0,048 W/mK, ma il materiale raggiunge buone capacità di smorzamento e sfasamento dell’onda di calore estiva.

3) Mentre in caso di densità inferiore, ad esempio circa 50 Kg/mc, la conduttività termica migliora (minore di 0,038 W/mK), ma i pannelli non sono più resistenti alla compressione, sono molto flessibili e quindi idonei solo per isolamento di controsoffitti, pareti interne (anche curve) e spazi intermedi tra le strutture, si riduce inoltre il loro contributo allo sfasamento e smorzamento dell'onda termica.

Prestazioni di comfort indoor:

Ulteriori due caratteristiche che rendono la fibra di legno ottimale per garantire elevati standard di comfort indoor sono: igroscopicità e traspirabilità. La prima rende il materiale un ottimo regolatore naturale del tasso di umidità, mentre la seconda è molto elevata e, in base alla densità, varia tra 1 e 5 permettendo di svolgere al meglio il ruolo di terza pelle dell'involucro.

La consistenza fibrosa inoltre conferisce a questo materiale anche buone capacità di assorbimento sonoro.

fibra di legno dettagli cantiere


Smaltimento e/o riciclo:

Per quanto riguarda il recupero del materiale, in caso di scarti di cantiere o di demolizioni a fine ciclo di vita si può dire che la fibra di legno può essere recuperata e a sua volta riciclata, con vari livelli di recupero possibile, a seconda che i pannelli isolanti siano posati a secco o risultino incollati e intonacati.

C'è da dire però che si possono trovare in commercio pannelli isolanti di materiale misto, cioè in cui la fibra di legno è accoppiata con prodotti di diversa origine (ad esempio polistirene o poliuretano), con un ciclo di vita diverso e uno smaltimento diverso. In questi casi decade il pregio di essere un materiale rispettoso dell'ambiente e dell'uomo perché non più completamente naturale, eco-compatibile e interamente riciclabile, non composto da sostanze nocive.

Esiste poi un altro tipo di pannelli ottenuti sempre dalla lavorazione degli scarti del legno, si tratta del legno mineralizzato che ha delle inferiori caratteristiche di prestazione termica, ma con un lambda di 0,07 W/mK si può comunque considerare un isolante termico , seppure modesto. In questo caso, anche se risulta un materiale virtuoso perché ottenuto da processi di riciclo, credo sia opportuno tenere in considerazione che la mineralizzazione è una sorta di processo di fossilizzazione con cui il legno triturato viene mescolato con polveri minerali e aggregato con cemento. I pannelli isolanti così ottenuti sono certamente resistenti alla compressione e imputrescibili, sono considerati quasi incombustibili e ben si prestano per realizzare interventi con buon comportamento acustico grazie alla scabrosità della superficie, ma non possono essere recuperati poiché il processo di mineralizzazione non è reversibile e anche l'ulteriore riuso è ridotto al solo essere materiale di alleggerimento per calcestruzzi.

Di seguito quello che non sempre emerge dalle schede tecniche dei pannelli isolanti in fibra di legno.
Sulla base di parametri stabiliti in Studio AxS, che sono stati affinati negli anni grazie all'esperienza sul campo e allo studio della banca dati dell'Università di Bath ho elaborato una valutazione energetica e ambientale.

fibra di legno sintesi valutazione energetico ambientale

Da questa sintesi si capisce che non è tutto oro quello che luccica e che i pareri possono essere controversi, perché la fibra di legno è energivora. Nonostante sia vero che i materiali isolanti termici fanno risparmiare energia durante il loro ciclo di utilizzo e in questo modo ripagano l'impatto ambientale iniziale, dall'analisi dell'LCA risulta che la fibra di legno ha una quantità di energia grigia e di carbonio (CO2) incorporati più alta di ogni altro prodotto, anche derivato petrolchimico.

In ogni caso non si deve mai dimenticare che i materiali edili entrano in stretta relazione con le persone che vivono negli edifici per cui il solo parametro energetico e la valutazione LCA (Life Cycle Assessment) non garantiscono la bontà nei confronti della salute umana. Quindi ogni soluzione dovrà essere scelta mettendo sul piatto della bilancia sia l'ambiente, sia le prestazioni raggiunte in termini di risparmio energetico, sia la salute dell'uomo. Per questo in Studio Axs abbiamo elaborato una serie di valutazioni che ci permettono ogni volta di ottimizzare le scelte. La tabella sopra è una porzione sintetica delle nostre valutazioni.


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Giulia Bertolucci architetto


 
Giulia Bertolucci
architetto,
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venerdì 29 dicembre 2017

6 POST UTILI E ASSOLUTAMENTE DA RIVALUTARE

In SpazioIbrido i post che hanno le migliori performances in termini di lettori e commenti sono sempre in evidenza in prima pagina nella colonna “Popular posts”, ma dato che il blog è la raccolta delle idee che guidano le attività di Studio AxS affinché siano di aiuto ad altri abbiamo pensato che la fine del 2017 può essere l'occasione per promuovere i post che secondo noi non hanno ancora avuto il meritato successo e ti spieghiamo perché dovresti leggerli.

Spazio Ibrido 2017

I post più visti sono quelli che probabilmente hanno le giuste parole chiave o il titolo più accattivante, in realtà ci sono anche altri articoli che secondo noi sono importanti perché affrontano temi da non trascurare … e anche perché ci abbiamo investito impegno.


EFFICIENZA ENERGETICA O SALUTE ?
Perchè leggerlo:

Le normative non dovrebbero perdere di vista la salute delle persone e invece la forte spinta all'efficienza e al risparmio energetico ha generato degli obblighi che, seppure involontariamente, ci fanno fare passi indietro rispetto alla conquista di igiene e qualità delle nostre case.
Un esempio?
Ti è capitato di dover fare un trattamento dell'acqua per migliorare l'efficienza della caldaia? Probabilmente Si, perché la normativa dice che si debbono evitare incrostazioni interne per assicurare la massima efficienza della caldaia. Quello che la norma non dice è che l'anticalcare comunemente usato, a base di polifostati, rimane anche nell'acqua che esce dai rubinetti e così lo berrai. La ricerca dice che questo prodotto chimico nel nostro corpo rende inutilizzabile il calcio che ingeriamo, facendo perdere valore nutritivo agli alimenti.

Questo post è importante perché mette l'accento su un paio di criticità poco note e poco considerate.
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ORIENTAMENTO OTTIMALE DEI PANNELLI SOLARI  
Perchè leggerlo:

Comunemente nel dimensionamento standard di un impianto a pannelli solari termici si fa riferimento a una media annuale di produzione e consumi e, sulla base di quelli, si stabilisce la superficie necessaria. Questa però è una soluzione sommaria che non garantisce l'ottimizzazione delle prestazioni.
Non esiste un'unica soluzione per installare i pannelli solari e che sia valida per tutti i casi che si possono presentare, inoltre il posizionamento più efficiente sarà molto diverso se si vuole utilizzarli per integrazione al riscaldamento invernale, oppure per la produzione di acqua calda.

In questo post si cerca di spiegare qual'è l'orientamento ottimale dei pannelli solari termici, quello che anche con valori di picco lievemente minori assicura una captazione costante durante l'anno ed evita il problema dell'ebollizione estiva (quando l'acqua calda non serve!).
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COME INDIVIDUARE I COSTI NASCOSTI DI UNA CASA
Perchè leggerlo:

Prima di spendere cifre considerevoli per acquistare casa o affittarne una è bene fare tutte le valutazioni del caso per poter scegliere in modo consapevole. In questo post ti consiglio di non fermarti alla classe energetica dichiarata negli annunci immobiliari, ma di leggere attentamente l'attestato di prestazione energetica (allegato obbligatorio all'atto di compravendita o di affitto) perchè quello ti dirà molto della casa che ti interessa. Grazie a quello ti sveliamo i costi nascosti che dovrai sostenere annualmente per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria.
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TRE CRITICITA' DELLA CASA IN LEGNO
Perchè leggerlo:

Cercando in rete molte sono le proposte per case in legno prefabbricate e molti sono gli articoli che elencano i pregi. Anche noi sinteticamente abbiamo ristretto a tre i punti di forza delle costruzioni in legno nel post tre motivi per scegliere una casa in legno : (1) basso impatto ambientale; (2) resistenza al fuoco e al sisma; (3) facilità di lavorazione, leggerezza e facilità di montaggio.
Quelle che non sempre vengono evidenziate però sono le criticità di una casa in legno che devono essere conosciute per poterle gestire nel migliore dei modi in fase progettuale e realizzativa.

Questo articolo fornisce una spiegazione di almeno tre importanti punti critici delle costruzioni in legno (acqua; comfort termico estivo; salubrità interna) e propone soluzioni.
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RISCALDAMENTO RADIANTE: RISPOSTE A DOMANDE FREQUENTI
Perchè leggerlo:

In un post tra i più letti si è parlato della differenza tra riscaldamento a termosifoni e impianto radiante e messo l'attenzione solo sugli aspetti energetici, ma il riscaldamento radiante a pavimento, parete o soffitto ha anche altre caratteristiche che lo rendono preferibile all'impianto tradizionale a termosifoni dal punto di vista del comfort interno e della salubrità dell'aria. Purtroppo ancora oggi la bontà del riscaldamento radiante è messa in discussione da falsi miti o da osservazioni che, pur partendo da un fondo di verità, ormai suonano in modo bizzarro per questo cerchiamo di rispondere qui a domande che ricorrono frequentemente del tipo:
E' vero che il riscaldamento a pavimento non funziona bene se è messo sotto il parquet? Il riscaldamento a pavimento porta problemi circolatori (gonfiore di caviglie e gambe)? Il riscaldamento a parete non permette liberà di arredo e stringe le stanze? Che caldaia serve per un impianto radiante? Ecc.
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LE VERNICI ALL'ACQUA SONO INNOCUE?
Perchè leggerlo:

Dati sull'inquinamento domestico parlano di una qualità dell'aria interna agli edifici notevolmente peggiore rispetto a quella esterna.
Eppure si pone molta attenzione all'isolamento dell'involucro, alla tenuta e alla sigillatura dei serramenti, ma forse nemmeno tu hai pensato a che tipo di materiali vengono utilizzati per le finiture interne e soprattutto che tipo di emissioni possono generare.

Comunemente molti pensano che una buona soluzione di finitura sia la vernice all'acqua. In questo post si chiarisce perché viene erroneamente considerata innocua e come invece i vari prodotti utilizzati possano determinare un aumento nella concentrazione di composti organici volatili (VOC) nell'aria, pericolosi anche per molto tempo dopo la loro posa.


Sperando che tu abbia apprezzato il nostro contributo informativo e con l'augurio di buona lettura ti chiediamo di condividere e ti diamo appuntamento ai prossimi post. 

Rodolfo Collodi  |  Giulia Bertolucci architetti Studio AxS








giovedì 7 dicembre 2017

ISOLAMENTO TERMICO INNOVATIVO CON I VESTITI


Quando si vuole un risparmio energetico si pensa sia all'isolamento termico della casa che al rinnovo degli infissi. Di quale sia l'intervento più indicato tra i due ne ho parlato nell'articolo “meglio il cappotto termico o cambiare gli infissi?”. Adesso invece voglio riflettere su un ottimo, ma ancora poco conosciuto, materiale per l'isolamento della casa o di un qualunque altro edificio: il tessile riciclato. 
Facendo una ricerca, sia in rete che nelle rivendite di materiali edili, nessuno ti avrà proposto prodotti ottenuti dal riciclo dei tessuti. Sicuramente avrai trovato il sughero, il poliuretano espanso, la lana di roccia e forse la fibra di legno, ma sono sicura che nessuno ha parlato di pannelli da riciclo tessuti.

isolamento termico e vestiti usati

Eppure tra i primi 10 settori manifatturieri dell'Unione Europea c'è l'industria tessile che certamente in futuro crescerà ancora e che già oggi produce circa 12 milioni di tonnellate di scarti all'anno.
Gli scarti possono essere sia quelli della fase di produzione (pre-consumo), cioè fiocchi o resti di cimose, sia quelli derivati dalla dismissione di abiti o di tappezzerie (post-consumo).
Cosa accade a questi prodotti? Divengono rifiuti, che per un 65% finisce in discarica e per un 18% viene incenerito.

Hai mai pensato che si potesse fare isolamento termico con i vestiti usati?

Per quello che riguarda gli scarti post-consumo che derivano dalla dismissione degli abiti, c'è da dire che la situazione è generalmente ignorata, ma se ci si riflette sarà chiaro a tutti che l'uso di sconti e offerte speciali fa aumentare l’impulso all’acquisto e conseguentemente anche la quantità di vestiti inutilizzati nei nostri armadi. E' sempre più diffusa la moda a basso costo, la cosiddetta Fast Fashion, che essendo così economica è una delle categorie di prodotti più venduti, ma le ricerche mostrano che il senso di euforia e soddisfazione post-shopping si esaurisce in poche ore. Questo boom commerciale fa espandere le aziende, ma allo stesso tempo genera alti volumi di rifiuti, Greenpeace infatti dice senza mezzi termini che “La moda di oggi è la spazzatura di domani”.

Nell'Unione Europea, ogni anno vengono generate fino a 2 milioni di tonnellate di indumenti usati, ma solo il 10-12 % degli abiti (magari quelli di maggiore qualità e non certo quelli della Fast Fashion) viene reimmesso nel mercato e rivenduto come usato e vintage, i restanti, 80% e più, vengono esportati nei paesi del sud del mondo o diventano direttamente rifiuti da portare in discarica o bruciare negli inceneritori.

Esiste un'altra criticità non molto conosciuta: l'industria tessile è ad oggi una delle maggiori consumatrici di acqua al mondo ed è anche una delle maggiori responsabili dell'inquinamento di fiumi e mari con le numerose sostanze chimiche utilizzate. Secondo Greenpeace si tratta di 3500 sostanze usate per le tinte, gli ammorbidenti, ecc.
schema gestione rifiuti tessili
Fortunatamente è anche possibile riciclare gli abiti dismessi per farne materieriale da isolamento termico e acustico, assieme agli scarti provenienti dalla fase di produzione, cosiddetti pre-consumo.
Proposte per il loro riciclo: una viene dal progetto INPAT (Impact Noise insulating Panel from Textile industry waste), finanziato dall'Unione Europea, che aveva l'obiettivo di riutilizzare fiocchi e resti di stoffa per fabbricare pannelli isolanti acustici con prestazioni notevolmente migliorate rispetto a quelli più 'tradizionali'. Il risultato di questo progetto concluso nel 2013 è che i pannelli realizzati  hanno prestazioni di isolamento acustico eccellenti, ma hanno anche prestazioni di isolamento termico ottimali (conduttività termica 0,031 W/mK), divenendo quindi dei perfetti sostituti per gli altri prodotti presenti sul mercato, come poliuretani espansi e loro parenti (conduttività termica 0,027 W/mK), forse più economici ma decisamente meno virtuosi. 

Si trova già in commercio questo tipo di isolamento termico?

In Italia abbiamo una ditta che ha investito proprio nel riciclo e riuso dei prodotti tessili per realizzare ottimi materiali isolanti per edilizia. Si tratta di materassini, simili a quelli che utilizzano spesso gli imbianchini per proteggere le superfici dagli schizzi di vernice, ma con spessori decisamente superiori. Sono pannelli da isolamento termico e acustico (Recycletherm Km0) ottenuti dalle fibre provenienti sia dagli scarti delle lavorazioni delle industrie del distretto tessile pratese, sia dal riciclo di prodotti tessili giunti alla fine della loro prima vita. Queste vengono sterilizzate a 180°C e lavorate senza collanti per ottenere prevalentemente pannelli che sono sia ottimi isolanti termici che acustici. Tra l'altro questo isolante già nel 2012 è stato premiato da Legambiente come prodotto innovativo grazie al contenuto di materiale riciclato variabile dall'85 al 100% e alla distanza di approvvigionamento limitata ad un raggio di 15 km dall'azienda.

Proprio su questo prodotto, con StudioAxS, ho fatto un approfondimento tempo fa finalizzato a valutare il costo energetico ed economico, e i relativi tempi di rientro, per un intervento di efficientamento energetico su fabbricato 'tipo', tramite isolamento termico con il materiale ottenuto da riciclo tessuti posato in interno/interacapedine, con densità 50kg/mc.

isolamento termico da riciclo tessuti

I risultati della valutazione

Considerando che l'intento era di studiare un caso di efficientamento energetico di un edificio esistente, per individuare l'edificio 'tipo' si sono fatte delle riflessioni sulla qualità del costruito negli anni del boom edilizio tra il 1950 e la fine degli anni '80 e si è individuata la parete 'tipo' tramite l'abaco delle strutture murarie di edifici esistenti contenuto nell'appendice alla UNI/TS 11300-1.

Dal confronto tra la situazione ante e post intervento sono risultati evidenti alcuni benefici:
  1. benefici economici con un risparmio di circa 290 euro all'anno sui costi di riscaldamento
  2. benefici energetici con un risparmio di energia consumata pari a 185000kWh (ipotizzando un ciclo di vita dell'edificio efficientato di 50 anni)
  3. benefici ambientali grazie ai tempi di rientro di soli 3 mesi, relativi all'energia necessaria alla produzione rispetto all'energia risparmiata in fase di uso (a questo proposito mi preme sottolineare che l'isolamento termico con il poliuretano ha tempi di rientro, dichiarati dai produttori, di minimo 6 mesi e per questo viene anche definito ecologico!)
E' evidente che i derivati dal riciclo tessuti sono decisamente efficaci ed è anche per questo che in un recente lavoro si è scelto proprio di isolare l'ampliamento di una casa con questo prodotto, posandolo in intercapedine. Il risultato è stato strabiliante per il proprietario che in estate ha potuto rilevare personalmente, nelle ore centrali del giorno, una differenza di temperatura tra esterno e interno di 6°C, tale da rendere superflua la spesa per un impianto di raffrescamento.

isolamento termico con pannelli da riciclo tessuti

Conclusioni

L'economia circolare è in questo momento ritenuta la soluzione ai problemi ambientali generati dal modello di consumo spinto al limite, ma per applicare concretamente i principi di un'economia circolare le aziende dovrebbero pensare prima di tutto a soluzioni che allunghino il ciclo di vita dei loro prodotti nell'ottica di prevenire la produzione di rifiuti.

In linea generale, in attesa di abiti e materiali tessili che abbiano una durata emotiva e fisica più lunga e alla luce degli studi sull'impatto ambientale del settore moda e della consapevolezza che con i nostri acquisti possiamo attuare politiche di difesa del pianeta, dobbiamo cambiare il ritmo con cui consumiamo e gettiamo un oggetto.

Alla luce poi delle ricerche nazionali e internazionali, dell'impegno di aziende lungimiranti e delle prove fatte in cantiere riguardo all'isolamento termico con prodotti da riciclo tessuti mi pare evidente che per isolare la casa si possono oggi scegliere materiali virtuosi e con ottime prestazioni.

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Giulia Bertolucci architetto


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