venerdì 2 agosto 2019

NON SBAGLIARE CON L'INTONACO TERMICO

Con l’evoluzione del settore delle costruzioni costantemente vengono messi sul mercato prodotti e materiali, alcuni dei quali promettono di raggiungere le prestazioni di legge per il risparmio energetico, ma con spessori sempre minori. Nella pratica professionale costantemente affronto lavori di miglioramento energetico e in questo articolo cerco di rispondere alla domanda: 
ma è vero che l’intonaco termico è efficace quanto un cappotto isolante? 
Ti racconto la mia esperienza.

non sbagliare con intonaco termico

La soluzione più comune per il risparmio energetico è l’efficientamento. Esistono anche degli incentivi fiscali ottenibili in caso d’intervento di riqualificazione energetica di un edificio esistente . Ciò che solitamente viene fatto in questi casi è isolare termicamente l’edificio con un cappotto termico. Su questo blog abbiamo già parlato di alcuni materiali isolanti ‘alternativi’ (rispetto al polistirene molto diffuso) che hanno delle ottime prestazioni in termini di isolamento, traspirabilità, igroscopicità, durabilità, e dei quali abbiamo approfondito le caratteristiche. (isolamento termico con fibra di legno ; isolamento termico con materiali alternativi )

Oggi però ci viene spesso offerto un altro prodotto: l’intonaco o rasante termico, del quale ovviamente si sottolineano le proprietà isolanti come se fossero la soluzione definitiva per ovviare a tutti quei problemi portati dalla maggiorazione dello spessore delle murature determinato da un isolamento a cappotto, di qualunque tipo esso sia. Si sa infatti che ci sono molti accorgimenti da seguire per la corretta posa; ci sono molti punti critici da risolvere (foro finestra, attacco a terra, aggetti, ecc), che ovviamente preoccupano i progettisti attenti, che a loro volta durante la direzione dei lavori stressano gli operatori del cantiere affinché la posa sia ineccepibile.

A volte capita che le imprese stesse consiglino al cliente di non fare il cappotto isolante, ma di usare un intonaco termico che miracolosamente, in pochi millimetri si spessore, promette di raggiungere le stesse prestazioni di un cappotto di 10/15 cm.

Ma è vero? Isolare bene solo con l’intonaco si può?

I prodotti isolanti in commercio sono di vario tipo e ovviamente ognuno con differenti caratteristiche.

Per riassumere esistono

1_pittura termoisolante: in realtà è un bel mito. Nel senso che ad oggi non esistono pitture che abbiano anche proprietà di isolamento termico. Esistono pitture che riescono ad uniformare la temperatura superficiale riducendo così il rischio di condense e formazione di muffe. Ma non sono isolanti termici!

2_intonaco termico: definito tale perché composto con inerti dalle proprietà isolanti o perché realizzato con nanotecnologie

3_cappotto termico: costituito da pannelli di varia tipologia e spessore. Possono essere prodotti con materiali di sintesi, con materiali di origine minerale, vegetale o animale, o anche composti da nanotecnologie.

In ogni caso i materiali isolanti si caratterizzano per conduttività termica (λ espressa in W/mK); resistenza termica (R che si calcola come rapporto tra lo spessore e la conduttività, ed espressa in m²K/W, questa può essere relativa al singolo prodotto ma anche all’intero sistema); infine, nel caso di materiali riflettenti, per i loro ridotti valori di emissività (che per semplicità rappresenta il dato relativo al solo ‘spettro termico’, ovvero la propensione di un materiale di emettere energia a una temperatura compresa tra 0 e 60°C).

Esiste però una guida dell’ANIT (Associazione Nazionale Isolamento Termico e acustico) che mette in guardia circa i dati forniti da alcuni produttori, relativamente alle caratteristiche d’isolamento termico dei materiali che basano la loro efficacia sul comportamento all’energia radiante. Questi spesso risultano eccessivamente performanti. Ciò deriverebbe da due tipi di errori principalmente commessi alla fonte che non possiamo individuare.

riqualificazione energetica

Per un recente lavoro su una villetta bifamiliare della fine anni ‘60, in cui uno dei proprietari affronta la ristrutturazione mentre l’altro assolutamente no, ho verificato vari prodotti per capire l’applicabilità dell’intonaco termico al posto di un cappotto termico esterno. La soluzione appariva interessante anche perché non determinava stacchi in facciata tra la porzione isolata e quella non oggetto di intervento.

Volendo capire meglio, per basare la scelta su dei dati più oggettivi rispetto alle descrizioni riportate nei cataloghi promozionali, ho effettuato una verifica che permettesse di individuare, per ogni tipo di materiale, lo spessore più giusto per raggiungere non solo i parametri di norma, ma anche quelli migliorativi necessari per poter accedere alle detrazioni fiscali nella zona climatica D.

Nella tabella ho raccolto proprio i risultati ottenuti, lo spessore necessario per lo specifico tipo di materiale, in base ai valori di conduttività termica e resistenza termica di ogni prodotto. Il valore dell’emissività non è sempre stato disponibile.


confronto intonaci termici e cappotti isolanti
Allora per tornare alla domanda iniziale: 
è vero che un intonaco termoisolante in ridotto spessore può garantire le medesime prestazioni di un cappotto termico?
La risposta non è univoca perché dipende dal tipo di composizione e di materiale che si prende in considerazione, inoltre è fondamentale l’obiettivo da raggiungere e il caso specifico.

Volendo semplificare molto si possono individuare tre casi:

1) intervento di rinnovo della facciata, senza dover raggiungere parametri di legge o voler accedere a degli incentivi per la riqualificazione energetica – ricordo infatti che il DM requisiti minimi deroga rispetto alla verifica di raggiungimento dei parametri di trasmittanza dell’involucro, se si interviene su una superficie di intonaco inferiore al 10% della superficie disperdente. In questo caso può valere la pena utilizzare un intonaco termico che certamente è migliorativo in termini di prestazione rispetto a un intonaco semplice.

2) restauro di un immobile, magari vincolato dalla soprintendenza, in cui non è possibile prevedere un cappotto termico, interno o esterno che sia. In questo caso l’intonaco termico può essere un’ottima soluzione, visto anche che i beni immobili vincolati possono godere di deroghe rispetto all’applicazione del decreto legislativo sui requisiti minimi.

3) ristrutturazione di un edificio esistente con struttura in mattoni o pietra, come ce ne sono tanti, in cui si prevede un miglioramento energetico finalizzato a ridurre i consumi e al comfort dei proprietari, magari sfruttando anche le opportunità offerte dagli incentivi fiscali. In questo caso l’intonaco termico può essere un’ottima scelta, ma il tipo di intonaco va individuato in base alla verifica della stratigrafia complessiva dell’involucro e del raggiungimento dei parametri imposti.

posa intonaco


Conclusione:

L’intonaco isolante termico può essere una buona scelta, ma non a priori. Un altro elemento di attenzione potrebbe essere il costo dell'intonaco termico rispetto al cappotto.


Se sei un professionista del settore devi assolutamente fare le opportune verifiche per poter consigliare i tuoi clienti, nel caso rivolgiti a colleghi più ‘ferrati’ sull’argomento.

Se sei un proprietario non fare da solo, non pensare che il consiglio dell’impresa o dell’amico che ha già ristrutturato sia sufficiente. Il tuo caso specifico sarà certamente diverso e prima di sostenere una spesa penso sia doverosa una verifica. Rivolgiti ad un tecnico qualificato, qualcuno che non vada a tentoni ma che sia veramente pratico di lavori di efficientamento.



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Rodolfo Collodi architetto



Il tema dell'isolamento è stato trattato in questo blog anche in altri articoli:
- riguardo alla  scelta tra fare il cappotto o sostituire gli infissi
- riguardo a come scegliere un isolamento a cappotto
- riguardo alle specifiche del materiale fibra di legno
- riguardo all'uso di materiali alternativi per l'isolamento termico




Rodolfo Collodi 
architetto
Libero professionista, socio qualificato Istituto Nazionale di BioARchitettura, presidente della sezione INBAR di Lucca dal 2015.
Docente in corsi e convegni INBAR e di altri numerosi enti nazionali, sui temi della gestione delle risorse, del risparmio energetico e della certificazione energetica.
Nel corso degli anni ha prestato la sua opera all'interno di tavoli di lavoro provinciali e regionali per la modifica dei regolamenti edilizi ai fini dell'incentivazione dell'edilizia sostenibile. All'interno dello Studio associato di progettazione  Architettura x Sostenibilità, si occupa di sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e certificazione energetica, nonché di qualità dei materiali dell'architettura.
Svolge attività di ricerca, in collaborazione con ditte e associazioni, per la costruzione di edifici in balle di paglia e case in terra cruda.
Autore della ultima revisione del Sistema nazionale di Certificazione Energetico Ambientale, comunemente definito Marchio INBAR.

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giovedì 2 maggio 2019

COME SCEGLIERE L’ISOLAMENTO A CAPPOTTO

Il cappotto termico è la soluzione ideale? Ma quali caratteristiche deve avere il cappotto termico e che criticità ha? E’ adatto in caso di ristrutturazione?

Nella pratica professionale purtroppo capita di incontrare clienti che in vista di una ristrutturazione importante della propria casa valutano in modo errato le scelte da fare e non prendono neanche in considerazione la possibilità di installare un cappotto termico.
Ultimamente addirittura è capitato un cliente che si era convinto fosse utile un intervento al tetto per renderlo isolato e ventilato, ma certamente non alle facciate. Andando ad analizzare meglio invece era proprio l’isolamento del tetto ad essere una spesa superflua, visto che in pratica sarebbe stata isolata una soffitta e non la casa che si trovava sotto.

Con questo articolo cerco di darti alcune indicazioni utili per capire se e come fare il cappotto termico.

scegliere cappotto termico


Il cappotto termico è la soluzione ideale?
Per il risparmio energetico il cappotto termico esterno è la soluzione ideale sia per la nuova costruzione che in caso di ristrutturazione, perché permette di isolare complessivamente l’involucro dell’edificio, correggendo i ponti termici, limitando le dispersioni di calore, spostando il punto di condensazione all’esterno delle murature e mettendo in quiete termica quelle pareti che sono composte da materiali diversi che tendono a crettarsi nei punti di giunzione a causa di differenti comportamenti termici, come avviene negli edifici con struttura in cemento armato e tamponamento in mattoni.

Quali caratteristiche deve avere il cappotto termico?
La principale caratteristica di un cappotto termico è ovviamente avere una buona resistenza alla trasmissione del calore, ma non è sufficiente poiché lo strato esterno è molto soggetto alle sollecitazioni dell’ambiente. Per questo un buon isolamento a cappotto deve avere una buona resistenza alle variazioni di temperatura e agli sbalzi termici, senza manifestare eccessive deformazioni o alterazioni. Ma non basta, deve anche essere resistente alle azioni del vento e avere un buon comportamento al fuoco.
Per questo per la durabilità dell’isolamento a cappotto, oltre alle prestazioni del materiale utilizzato e di tutti gli strati, sono fondamentali anche le scelte di progettazione e la posa corretta.

Il cappotto termico è adatto alle ristrutturazioni?
Fare l’isolamento a cappotto in un nuovo edificio è piuttosto semplice perché lo si prevede già in fase progettuale, in caso di ristrutturazione l’operazione non è così immediata e si complica in relazione alla geometria dell’edificio; alla presenza di davanzali, balconi, gronde; alla interferenza con altre proprietà. In ogni caso è certamente adatto anche in caso di ristrutturazione.

cappotto termico fibra legno

Come scegliere l’impresa per posare il cappotto termico?
Gli aspetti di cui ho parlato devono essere tenuti in considerazione non solo dal progettista ma anche dall’impresa che preventiva il lavoro perché il prezzo del cappotto termico non è dato solo dal materiale scelto e dallo spessore, ma anche da tutta una serie di accorgimenti e accessori che come tali vengono ritenuti superflui; invece non lo sono affatto!

La difficoltà della posa di un isolamento a cappotto non risiede nell’ampia superficie in cui viene steso, bensì nei punti di raccordo, quindi gli angoli, i sottogronda, l’imbotte delle finestre, il davanzale e ogni altra sporgenza in facciata, il supporto di adesione, l’attacco a terra. Tutti particolari fondamentali.

Alcuni ti potranno parlare di ‘sistema’ riferendosi al cappotto termico ed effettivamente si tratta proprio di questo. Un pacchetto completo composto non solo dal materiale isolante, ma anche dalla colla idonea e dai tasselli (diversi a seconda della tipologia di materiale), dagli accessori usati per punti critici come paraspigoli, profili partenza e nastri vari, dal rasante e dalle rete di armatura, dallo strato di finitura. Tutti questi assieme, più la corretta posa, concorrono alla buona riuscita dell’intervento di isolamento a cappotto e contribuiscono a rendere il tutto più resistente, durevole ed efficace, anche se esposto agli agenti atmosferici e agli sbalzi di temperatura.

Diffidare quindi dell’impresa che preventiva un’unica tipologia di isolante su tutta la facciata, o che non prevede nastri autoespandenti, tasselli in quantità idonea, reti di rinforzo degli angoli, profili di partenza, eccetera.

Quale materiale scegliere per l’isolamento a cappotto esterno?
Sul mercato si trovano molti materiali adatti per realizzare il cappotto termico esterno e si caratterizzano per vari aspetti, non solo per la prestazione termica.
Ribadisco quanto già detto in altri articoli che per la scelta del materiale corretto per ogni caso specifico è opportuno non fare da sé, ma rivolgersi ad un tecnico qualificato, che saprà:
  • individuare la stratigrafia corretta in base alle condizioni di posa, e gli obiettivi di risparmio energetico e di comfort da raggiungere
  • simulare e verificare con programmi specifici il raggiungimento della prestazione desiderata o almeno il rispetto dei parametri di norma (questo è doppiamente importante nel caso in cui tu voglia usufruire delle agevolazioni fiscali per l’efficientamento energetico)
  • controllare la fase di cantiere

cappotto termico sughero bruno 

Criticità del cappotto termico
Se anche i materiali isolanti si trovano ormai ai centri fai da te, scegliere e posare un isolamento a cappotto non è così scontato e anche le imprese spesso non conoscono bene i vari materiali e le accortezze necessarie. A questo proposito ti posso raccontare che è capitato di recente di parlare con una ditta per un preventivo di un cappotto termico in cui era previsto l’XPS per la partenza a terra e poi l’EPS per il resto della facciata. La prima e unica osservazione è stata ‘ma sono uguali, si può fare tutto con l’EPS’. Questo è stato il momento in cui si è capito che chi avrebbe dovuto applicare il cappotto non conosce la differenza tra XPS, che è estruso e quindi a celle chiuse, ed EPS che invece è espanso. Ma questa è una differenza fondamentale quando si realizza un isolamento che arriva fino a terra perché l’XPS non assorbe l’acqua, mentre l’EPS sì. E’ facile allora capire che semplificare troppo ed usare un materiale che assorbe l’acqua, anche in quantità minima, laddove c’è più sollecitazione, favorisce il manifestarsi dei problemi, oltre al fatto che l’assorbimento dell’acqua determina una riduzione nella prestazione di isolamento del materiale stesso.

Le insidie si nascondono poi nell’uso dei materiali sintetici (polistireni o poliuretani), non perché siano peggiori, ma perché dai materiali di derivazione naturale (minerale o vegetale) ci si aspetta la necessità di particolari accorgimenti e quindi si è portati a fare maggiore attenzione, mentre i sintetici sono generalmente ritenuti più resistenti e ‘maltrattabili’ anche in fase di posa. Ma ovviamente non è così perché anche accorgimenti apparentemente minimali possono dare un risultato più o meno durevole, più o meno soggetto a deterioramento, distacco, umidità ecc.

Per la posa del cappotto termico esiste un manuale specifico perché ogni accortezza che può sembrare a volte eccessiva in realtà può ridurre l’efficacia a la stabilità generale del sistema. Per fare un esempio: non basta incollare i pannelli, ma sono necessari anche i tasselli, e c’è un numero minimo di tasselli da usare per ogni pannello, ed esistono diverse tipologie di tasselli a seconda del supporto e dello spessore complessivo del cappotto termico; per quanto riguarda la colla, ogni materiale ha la sua colla ‘ideale’ e si devono seguire delle istruzioni anche per la stesura della stessa sul pannello, perché a seconda di com’è stesa possono rimanere dei vuoti d’aria dietro i pannelli oppure può debordare nei punti di giunzione con due effetti entrambi negativi per l’efficacia dell’isolamento termico.


cappotto termico schema

Conclusione
Il cappotto termico è una buona scelta, anche in caso di ristrutturazione, per ottenere un maggiore risparmio energetico e un migliore comfort termico interno, ma avrai capito che niente deve essere lasciato all’improvvisazione.

Per questo ribadisco che è necessario rivolgersi a un tecnico qualificato che ti possa assistere e anche controllare il lavoro che viene fatto.

Se ti senti in grado di fare da solo ricorda in ogni caso che per la buona riuscita del cappotto termico è necessario:
  • conoscere i vari materiali e sistemi cappotto
  • calcolare e verificare preliminarmente con quale materiale la prestazione desiderata viene raggiunta
  • stilare un capitolato dettagliato con il quale chiedere preventivi, che tenga conto di tutte le lavorazioni necessarie sia per la posa del cappotto termico, che della preparazione del supporto, che della finitura
  • valutare l’esperienza delle ditte
  • controllare accuratamente tutta la fase di posa

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Giulia Bertolucci architetto
Il tema dell'isolamento è stato trattato in questo blog anche in altri articoli:
- riguardo alla scelta tra fare il cappotto o sostituire gli infissi
- riguardo alle specifiche del materiale fibra di legno
- riguardo all'uso di materiali alternativi per l'isolamento termico


Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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mercoledì 20 marzo 2019

LA CASA IN LEGNO E' PERFETTA: TUTTO VERO?

Se stai pensando di costruire la tua casa dei sogni. Se stai pensando di farla in legno. Se vuoi avere il massimo risparmio energetico, ma anche il massimo comfort e salubrità. Questo post ti aiuterà a mettere a fuoco una serie di elementi utili per decidere e soprattutto per fare scelte mirate, perché fare la casa in legno è un’ottima scelta, ma molti aspetti legati alla produzione e alle modalità standard di rifinitura possono essere migliorate in accordo con le ditte produttrici e con gli assemblatori.

Casa in legno perfetta vero falso

  • Fare una casa in legno è un’ottima scelta sia per le prestazioni che essa garantisce che per i tempi di realizzazione ridotti rispetto ad una casa realizzata con tecnologia tradizionale. (vedi anche  Tre motivi per scegliere una casa in legno )
  • Vivere in una casa in legno può essere favoloso perché gli ambienti sono salubri e il comfort abitativo è massimo.
  • La sicurezza statica e sismica di una casa in legno, e la resistenza al fuoco, sono dimostrate da diversi studi e applicazioni nazionali e internazionali. 
  • La sostenibilità ambientale di una casa in legno è garantita, perché il legno è un materiale naturale, rinnovabile, che produce bassissime emissioni in fase di lavorazione, anzi durante la sua vita contribuisce a ridurre e controbilanciare la CO2 emessa in altri settori; inoltre alla fine del ciclo di vita il legname può essere reimmesso in ambiente e rientrare nel ciclo naturale
  • In fase di produzione, realizzazione e utilizzo il legno non emette sostanze inquinanti o fibre nocive.
  • La prefabbricazione è massima con conseguente riduzione di costi e tempi realizzazione, con vantaggi anche per la sicurezza sul lavoro essendo il cantiere di durata ridotta. 
Tutto vero, ma allora cos’altro c’è da dire?

Gli edifici sempre più devono essere energeticamente efficienti, acusticamente isolati, staticamente sicuri per questo è importante tenere sempre presente il fatto che il legno è un materiale leggero, che viene assemblato a secco attraverso la sovrapposizione di strati successivi, anche di altri materiali, e che teme l’umidità. (ne ho parlato in Tre criticità della casa in legno )

In estrema sintesi un edificio deve saper combinare un buon comportamento termico invernale, ma anche garantire il comfort estivo, qualunque sia il metodo costruttivo (tradizionale o in legno).
Casa in legno perfetta vero falso 2

Quali sono le particolarità della casa in legno dal punto di vista termico? 
 
Il fatto che il legno sia un materiale leggero può implicare delle problematiche in relazione alle prestazioni termo igrometriche soprattutto in estate, cioè per quanto riguarda l’isolamento termico e lo sfasamento dell’onda termica.
E’ fondamentale allora valutare tutti i materiali che compongono gli strati della costruzione in legno sia per quello che riguarda la salubrità, sia dal punto di vista del comportamento termico e per quello che riguarda lo sfasamento dell’onda termica. Il legno ha un buon valore di conducibilità termica (cioè ha una ridotta attitudine a trasmettere il calore), ma questo non è sufficiente a garantire il rispetto dei parametri di comfort termo-igrometrico indoor in tutte le stagioni. La normativa pone come caratteristica fondamentale delle pareti perimetrali una massa superficiale maggiore a 230 kg/mq, che il legno non raggiunge.
Ecco allora che sono molto importanti anche le caratteristiche dei vari strati associati al legno affinché questi permettano, soprattutto in estate, di smorzare e ritardare la trasmissione del calore esterno.

Ma non finisce qui!

Considerando che l’efficienza energetica di una casa dipende molto dalle dispersioni che incidono per un 70% delle perdite di calore in inverno, il fatto che la casa venga assemblata a secco può implicare delle problematiche per quello che riguarda la tenuta all’aria (cioè la tenuta alla dispersione dall’interno verso l’esterno), la tenuta al vento (cioè la capacità di impedire l’ingesso di aria dall’esterno) e l’isolamento acustico.

In sostanza si parla di ermeticità, fondamentale per evitare le dispersioni termiche, i ponti acustici e le condense interstiziali, ma caratteristica che si può rivelare critica per quello che riguarda la salubrità dell’aria indoor. (vedi anche Quando lo spiffero è salutare per la casa  )


Traspirabilità Casa in legno


Ecco allora che l’involucro deve essere sia ben progettato che ben eseguito, poiché è importante la scelta di membrane e nastri di tenuta idonei (cioè impermeabili all’aria, ma allo stesso tempo traspiranti e permeabili al vapore) e anche il loro posizionamento all’interno della stratigrafia della parete. Esistono infatti casi documentati di edifici non assemblati nel modo corretto che presentano marcescenze dovute a infiltrazioni o condense, ed è fondamentale sapere che una volta che questo tipo di problema si manifesta in una casa in legno non è così facile da risolvere, spesso impossibile.


Quali sono le particolarità della casa in legno dal punto di vista acustico? 
 
Importante è anche l’attenzione al comportamento acustico delle case in legno. La trasmissione del suono e dei rumori avviene per via aerea e per via strutturale (tipo il rumore da calpestio). Come già detto la casa in legno è certamente una costruzione leggera, non certo dotata di massa, ma il potere fonoisolante è direttamente proporzionale alla massa delle pareti e alla frequenza dei suoni, e inversamente proporzionale alla trasmissione sonora. Considerando però che rispetto a una parete monolitica, a parità di massa, una parete composta da più strati alternati isola meglio, purché i vari strati siano a porosità differenziata, sicuramente scegliere di utilizzare la sola massa della struttura in legno non è valido ne dal punto di vista del risultato ne dal punto di vista economico.

Per sopperire alla carenza di massa quindi nelle case in legno è fondamentale il pacchetto parete che si sceglie, che a maggior ragione deve essere composto da strati di materiali diversi e alternati: rigidi/elastici, pesanti/leggeri.

Un accorgimento che solitamente viene utilizzato è l’uso di una controparete interna che permette, oltre che di raggiungere migliori prestazioni acustiche e termiche, anche di nascondere eventuali giunti strutturali appositamente progettati per interrompere la propagazione del rumore per via strutturale, e ogni canalizzazione impiantistica senza creare problemi.


Casa in legno perfetta vero falso 3

Una volta curati gli aspetti termici e acustici, la casa in legno è perfetta per la mia famiglia? 
 
Diciamo che oggi il legno sembra il materiale più naturale possibile con cui costruire una casa, in realtà per poter essere durevole, il legno viene trattato con svariati prodotti antitarlo, e incollato per migliorarne la tenuta statica. Inoltre le contropareti di cui parlavo sopra, spesso sono realizzate con materiali prodotti con grandi quantità di collanti di tipo melamminico, ureico, poliuretanico, che purtroppo possono risultare tossici per le persone a causa delle emissioni di composti volatili nocivi all'interno della casa. (vedi anche Tre criticità della casa in legno e anche Tre elementi chiave per una casa sana )

Dato che le contropareti costituiscono la superficie più interna alla casa, quella a contatto con le persone, a parità di prestazione termica e acustica, sono preferibili dal punto di vista della salubrità degli ambienti e del comfort igrometrico i pannelli realizzati con materiali naturali, con ottime caratteristiche di igroscopicità (cioè sono regolatori naturali del tasso di umidità) e una buona massa.

Casa in legno perfetta vero falso 4

CONCLUSIONE:
L’evoluzione delle tecniche costruttive e di prefabbricazione permette oggi di realizzare anche edifici in legno multipiano, forme e dimensioni pressochè infinite, il tutto ottimizzato dal punto di vista costruttivo e statico. Però gli edifici, le case, sono per le persone, quindi ciò che è importante non sono solo le prestazioni a norma, ma soprattutto il comfort e la salubrità indoor, e il rapporto della casa con le variabili ambientali locali. Per questo è necessario:

  • dimensionare correttamente la stratigrafia per essere sicuri di avere il giusto comportamento estivo e invernale,
  • controllare in cantiere affinché la posa di ogni materiale sia quella corretta,
  • non limitarsi a comprare la casa come proposta dal produttore (magari a catalogo), perché possono esserci migliorie da fare affinché un edificio in legno sia veramente la tua casa
Per quanto detto sopra è necessario farsi assistere da un professionista esperto che verifichi il dimensionamento della struttura in funzione del tuo lotto, che individui la corretta stratigrafia e i materiali più adatti e salubri in funzione delle tue esigenze e ti consigli eventuali migliorie da fare.



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Giulia Bertolucci architetto


Ulteriori approfondimenti sul tema casa in legno anche nei seguenti post:






Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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giovedì 3 gennaio 2019

FINESTRE: QUALI SCEGLIERE?


Stai pensando di efficientare la tua abitazione e non sai dove intervenire? Hai vari preventivi e non sai quale scegliere? Ti potranno essere d'aiuto le considerazioni che stiamo facendo per un progetto nuovo di ristrutturazione e ampliamento di una villetta anni '60.

Prima di tutto però ti sarà utile sapere che sono confermati anche per il 2019 gli incentivi, cioè i bonus per tutti quegli interventi che riqualificano il patrimonio edilizio esistente. Più precisamente per ristrutturazione, efficientamento energetico e misure antisismiche.

Sostituire infissi Studio AxS

Se anche tu stai valutando se cambiare le finestre e quali tipologie scegliere allora continua a leggere. Se invece stai cercando di capire qual'è l'intervento più efficace tra isolare con il cappotto termico o sostituire le finestre allora ti consiglio di leggere questo post Meglio il cappotto termico o cambiare gli infissi? che affronta proprio il tema di come e perché scegliere tra l'isolamento o la sostituzione delle finestre, quando è più utile fare uno o l'altro.

Veniamo alle finestre, o meglio a come scegliere gli infissi e capire qual'è migliore per ottenere il massimo risultato in termini di maggiore comfort e risparmio energetico, prestazione complessiva, economicità e sostenibilità.
Se da un lato oggi il mercato offre finestre altamente performanti, in grado di raggiungere valori di prestazione termica, acustica e di tenuta all'aria eccellenti, dall'altro i materiali con cui sono realizzate e la posa possono determinare la maggiore o minore riuscita di un intervento (soprattutto dal punto di vista ambientale).

Per scegliere un infisso basta pensare alla prestazione termica e alla manutenzione futura?

Come dicevo per un recente progetto di ristrutturazione sto valutando la possibilità di sostituire le finestre. Ovviamente ogni ditta propone il proprio prodotto: alluminio, pvc o legno. Tra tutti questi qual'è il più adatto?

Ci può venire in aiuto lo studio di Drees & Sommer specifico sugli infissi.

In sintesi
Attraverso la valutazione dell'intero ciclo di vita (LCA) di ogni materiale da infissi, dalla fase di produzione alla fase di utilizzo fino alla fine della vita, e attraverso la simulazione del comportamento dell'infisso in una stanza tipo, lo studio valuta e confronta gli aspetti di sostenibilità dei diversi materiali per finestre.

Sulla base della valutazione complessiva della sostenibilità, questo studio mostra che ogni materiale per infissi presenta pro e contro. Mentre un materiale può dominare negli aspetti economici, allo stesso tempo può sembrare meno ecologico o presentare una qualità sociale o tecnica inferiore.

Scelta infissi Studio AxS

Vediamo il confronto in dettaglio
In base allo studio di Drees & Sommer e dall'analisi dell'EPD (Dichiarazione Ambientale di Prodotto) di alcuni produttori di infissi, per quello che riguarda la sostenibilità ambientale, sociale ed economica, si ottiene:

- Qualità ambientale:
  • Per quanto riguarda il tema ambientale si deve considerare la domanda di energia e l'uso delle risorse. In tema di domanda di energia ciò che sempre viene considerato è il contributo al contenimento delle dispersioni di energia dai fabbricati nella fase di uso della finestra. In sostanza quando si vuole efficientare un edificio, quello a cui si pone attenzione è la prestazione termica della finestra, che per la maggior parte è costituita da vetro e in minima parte dal telaio, e la sua incidenza sulla prestazione complessiva del fabbricato. Volendo però approfondire il tema dell'energia incorporata in fase di produzione, cioè del Global Warming Potential (GWP), si possono trovare informazioni utili sulle dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD) di differenti tipologie di finestre. In questo caso confrontando le informazioni di EPD di finestre in alluminio, in pvc e in legno, in riferimento alla stessa unità funzionale, si ricava che i valori sono rispettivamente: alluminio 1,56E+02 KgCo2eq; pvc 1,20E+02 KgCO2ep; legno 1,09E+02 KgCO2eq. Come si poteva sospettare il legno risulta essere il materiale che incide meno sul riscaldamento globale. 
  • In termini di uso sostenibile delle risorse, lo studio testimonia che alluminio e legno sono migliori rispetto al pvc.
    Questo perché la produzione sostenibile di legname può essere garantita attraverso i certificati FSC o PEFC (di cui ho parlato in Riconoscere i marchi FSC e PEFC per i derivati del legno ) e il recupero e riuso in caso di infissi in legno è sempre possibile. E' bene dire però che il trattamento a fine vita dei telai da finestra in legno è ancora un punto debole nel ciclo di vita del legname che, nonostante le grandi possibilità di riuso, finisce per lo più in discarica.
    Per quanto riguarda l'alluminio la produzione di nuovi profilati si basa oggi sistematicamente sul riciclo, e la raccolta a fine vita è quasi totale, cioè prossima al 100%, grazie alla facilità del materiale di essere riciclato in modo efficiente.
    Il PVC invece presenta alcune limitazioni tecniche per quanto riguarda l'uso sostenibile delle risorse e le possibilità di riciclaggio del materiale a fine vita. Infatti, quando si producono nuovi profili per finestre, il PVC riciclato deve essere incapsulato in PVC vergine, principalmente per ragioni estetiche. Di conseguenza, il PVC riciclato non può sostituire completamente il PVC vergine.
- Qualità sociale intesa in termini di impatto sulle persone
  • Per quanto riguarda i potenziali rischi per le persone, in ambiente indoor il legno può essere problematico a causa dell'uso nei telai in legno di sostanze pericolose, come vernici e anche biocidi che hanno tempi di decadimento delle emissioni molto lunghi. Questa problematica non si riscontra invece per le finestre in pvc e in alluminio.
  • In riferimento al comfort indoor i materiali analizzati, usati per i telai delle finestre, presentano caratteristiche molto simili. Per quello che riguarda il comportamento termico, acustico e di tenuta all'aria, esiste una variabilità che dipende dalla differenza in spessore e dalla tipologia di profilo, ma in ogni caso con ciascun materiale preso in esame si possono raggiungere ottime prestazioni in base alle varie esigenze.
- Qualità tecnica ed economica
  • L'aspetto economico è quello che spesso incide più di altri sulla scelta della finestra e certamente il pvc è quello che richiede l'investimento più basso al momento dell'acquisto, rispetto agli altri materiali. Anche andando ad analizzare i costi su tutto il ciclo di vita (LCC) la finestra in pvc mantiene il suo primato, visto che il legno e l'alluminio presentano costi più alti dovuti alle necessarie manutenzioni. L'approfondimento di Drees & Sommer riferisce di una variazione di costo complessiva del 20% tra le varie soluzioni.
  • Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, come la sicurezza e la libertà di progettazione, l'alluminio pare essere il migliore poiché assicura maggiore resistenza strutturale specifica anche in caso di finestre molto grandi fino ad intere facciate e, in caso di incendio, è l'unico materiale che resiste a lungo, al contrario del legno, e non emette fumi come invece le finestre in pvc.
Scegliere infissi

Conclusione
Da un punto di vista ambientale, lo studio dimostra che la domanda di energia durante la fase operativa dell'edificio domina ampiamente l'impatto ambientale complessivo delle finestre sul loro intero ciclo di vita. Pertanto, da una prospettiva di sostenibilità dell'edificio, l'ottimizzazione del contributo delle finestre alle prestazioni energetiche dell'edificio appare più essenziale della selezione di un materiale specifico per il telaio.
Inoltre per vari motivi nessun materiale da infisso appare come la soluzione più sostenibile in assoluto.

Dal punto di vista operativo è sempre opportuno valutare anche la condizione in cui si troverà la finestra, cioè se risulterà molto esposta alle intemperie o se sarà schermata da persiane o sporti di gronda.

Affrontare un intervento di efficientamento energetico richiede scelte tutt'altro che semplici. Anche un solo elemento, come il tipo di finestra, implica una serie di riflessioni e si deve essere capaci di considerare tutte le variabili
, fare un bilancio tra risparmio energetico, spesa da sostenere, impatto ambientale e benessere ottenibile.


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Giulia Bertolucci architetto

Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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mercoledì 7 novembre 2018

RISPARMIO ENERGETICO DAGLI IMBALLAGGI


Ogni giorno un supermercato getta via materiale isolante. Lo sapevi? Centinaia di metri quadrati al mese. E produce tanto materiale di scarto da realizzare 20 case a settimana.
Parliamo di costruire con materiali di recupero.

Costruire con materiali alternativi può apparire una scelta folkloristica rispetto all'uso di tecniche costruttive più consolidate e rassicuranti. Ma quali conseguenze ha sull'ambiente e sulle persone una costruzione in calcestruzzo, pietra, vetro e acciaio?
Siamo davvero sicuri che alcuni materiali di recupero, o comunque 'inusuali', producano prestazioni inferiori rispetto a quelle fornite nelle costruzioni correnti più 'specializzate'?

risparmio energetico da imballaggi

In questo articolo parliamo di cartone ondulato, a uno o più strati, sì anche quello da imballaggio. Materiale decisamente insolito in edilizia.

Quali esiti può avere l'adozione di tecniche costruttive non convenzionali?
Il cartone ondulato è utilizzato comunemente per l'imballaggio e, nonostante la ricerca e la sperimentazione da parte di alcuni illustri personaggi, risulta tuttora difficile pensare che un materiale tanto leggero sia sufficientemente robusto da essere impiegato per l’edilizia.

Ma perché si parla di utilizzare materiali di recupero per costruire? Perché proprio la carta?
Perché nonostante il grande impegno nella raccolta e selezione degli scarti, in realtà i rifiuti sono costantemente in aumento.
Come riportato in una inchiesta de Il Sole 24 Ore i dati Ispra evidenziano il costante aumento della produzione di rifiuti, mentre le capacità degli impianti che devono riceverli si stanno drasticamente riducendo.
Nel dettaglio anche la carta non trova una collocazione adeguata. La domanda delle cartiere è molto più bassa rispetto all’offerta di carta proveniente dalla raccolta dei cittadini, perché non è ancora decollato il mercato dei prodotti ottenuti da materie prime rigenerate. Inoltre le cartiere che usano carta riciclata si trovano a dover gestire un prodotto mal selezionato, a causa della presenza di altra spazzatura nei cassonetti. Per questo, sebbene la catena di trasformazione della carta recuperata sia altamente ottimizzata, c'è sempre uno scarto: il pulper, un rifiuto composto in gran parte di materie plastiche miste. Il solo distretto lucchese produce 100.000 tonnellate l'anno di pulper, che viene spedito in discarica o in inceneritori. (dati ARPAT)

Alcune testimonianze
Nell'immaginario collettivo la carta è un materiale poco resistente, di durata molto limitata, assolutamente non resistente in presenza di acqua. Inoltre il pensiero ai senzatetto che dormono in rifugi di fortuna fatti con scatoloni fa associare l'immagine del cartone ondulato a qualcosa di assolutamente temporaneo e soprattutto precario.

E' proprio questa idea di precarietà e scarsa resistenza della carta che ha determinato il limitato utilizzo di questo materiale in edilizia. Diciamo che ad oggi viene considerato utile solo per la realizzazione di componenti, ad esempio le porte fatte con pannelli sandwich di cartone nido d'ape, o per isolamento termico, con materiale sfuso in fiocchi di carta riciclata o in pannelli compattati.
In realtà pannelli coibentati leggeri, composti da uno strato di cartone nido d'ape confinato tra due fogli rigidi, sono diffusamente applicati nell'industria degli aerei e dei veicoli militari.

De Ceuvel Amsterdam

Le potenzialità della carta possono essere significative anche in ambiti per i quali non sembra così idonea. Esempi illustri hanno dimostrato che è possibile costruire interi edifici con il cartone.

Negli anni '50 Buckminster Fuller aveva creato cupole geodetiche in cartone. Fuller è noto per le sue cupole reticolari leggere, in cui la forma curva è ottenuta dall'assemblaggio di aste rigide. Tra il 1951 e il 1957 si dedicò anche allo studio di cupole da realizzare con materiali 'alternativi', diciamo non tradizionali, come il cartone. La sua Paperboard Dome (sistema che fu anche brevettato) venne sviluppata nel tentativo di realizzare abitazioni monofamiliari a basso costo, ma di alta qualità, con utensili e materiali semplici. Ma queste strutture non ebbero successo. Non tanto perché i materiali non fossero idonei o non sufficientemente resistenti, anzi. Queste abitazioni non ebbero il successo sperato a causa della loro forma inusuale e della diversità dell'approccio progettuale che era necessario. Restano però esempi utili per l'evoluzione del costruire di oggi.

Shigeru Ban è un altro illustre personaggio il cui uso innovativo di materiali poveri come il bambù e il cartone è noto in tutto il mondo. Egli ha utilizzato il cartone per realizzare delle costruzioni di emergenza, ma affatto temporanee, che hanno mostrato una durabilità ultra decennale. Si tratta generalmente di realizzazioni in tubi di cartone, di produzione industriale, affiancati gli uni agli altri per ottenere pareti portanti in edifici sia di dimensione contenuta e tipo residenziale, sia di dimensione considerevole a destinazione pubblica, quali chiese, cattedrali o auditorium.

Esiste poi in Gran Bretagna un'esperienza molto interessante sia dal punto di vista della scelta di usare il cartone, sia per la scelta di sfruttare la geometria dell'architettura piuttosto che la resistenza della materia. Si tratta del pluripremiato edificio per il doposcuola della scuola primaria Westborough. Un edificio permanente fatto per il 50% da cartone: la struttura portante verticale è in tubi di cartone, mentre le pareti perimetrali e il tetto sono in pannelli di cartone alveolare che risulta ottimo isolante termico. Il tutto derivato da riciclo della carta.

Poi ci sono le innovazioni portate dal papercrete, cioè dai blocchi e lastre da costruzione fatti con un mix di carta e cemento che provengono da processi di autoproduzione, ma che possono essere oggetto di fabbricazione a livello di piccola e media industria. Aspetti interessanti di questo materiale sono la leggerezza, la resistenza e l'ottimo potere isolante dovuto alla formazione di celle d'aria in fase di essiccazione fino all'80% dell'intero volume. Unica limitazione è l'utilizzo in ambienti e climi con umidità contenuta, ma la ricerca per migliorare le caratteristiche di questo materiale e renderlo utilizzabile in ogni condizione climatica è ancora in corso. ("Costruire alternativo. Materiali e tecniche alternative per un'architettura sostenibile", Rogora - Lo Bartolo)

Studio Architettura x Sostenibilità isolamento termico in cartone

Il nostro approccio
Come studio di Architettura nel nostro quotidiano lavoro abbiamo utilizzato il cartone da imballaggio come isolante termico per una piccola opera, che doveva rispondere a requisiti di reversibilità, basso costo, rapidità e facilità di montaggio, autocostruzione, buone prestazioni termiche e qualità estetica.

Facendo riferimento agli esiti di una ricerca scientifica, che ha dimostrato come il cartone ondulato da imballaggio raggiunga una conducibilità termica di 0,05 W/mK, abbiamo raccolto, selezionato e sovrapposto lastre di cartone, ricavate da scatoloni, e abbiamo strutturato la nostra stratigrafia con materiale termoriflettente e una finitura superficiale in tavole di legno. In soli 4 cm sono state raggiunte prestazioni pari a uno strato di isolamento in lana minerale da 12 cm.

Conclusione
La produzione di materiali e soluzioni costruttive ad alto contenuto energetico e l'industrializzazione del settore delle costruzioni ha portato ad elementi sempre più specializzati e con particolari prestazioni, dimenticando forse di guardare anche a materiali più basici che nascondono ottime proprietà.

E' bene dire subito che non si deve generalizzare e sottovalutare il procedimento. Importantissimo è selezionare i materiali, organizzarli in base all'uso che se ne vuole fare e metterli a sistema per ottenere dei risultati positivi. Questo comporta uno sforzo reale e intellettuale maggiore rispetto all'affidarsi all'inerzia dell'abitudine. Ma certamente si può rimanere stupiti dalle potenzialità a cui il corretto impiego di questi materiali 'diversi' può portare e anche dalla qualità e dalle prestazioni di edifici realizzati con queste tecniche alternative.

In edilizia il riutilizzo di materiali di recupero in sostituzione o integrazione di elementi di tipo più convenzionale e standard è possibile, anzi utilizzare elementi di recupero per creare componenti edilizi permette di ottenere notevoli prestazioni, anche in linea con le normative per il risparmio energetico; e vivere in edifici realizzati con tecniche e materiali insoliti o poveri non significa accontentarsi di ambienti di scarsa qualità.


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Giulia Bertolucci architetto


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Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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giovedì 31 maggio 2018

5 MATERIALI EDILI ORGANICI E INNOVATIVI

Hai mai pensato che i rifiuti organici, provenienti dall'agricoltura e dalle aree verdi, possono essere impiegati in edilizia? E’ proprio così. Costruire in modo ‘tradizionale’ non è più l’unica opzione percorribile. Esistono oggi in commercio molti materiali edili ottenuti dalla lavorazione di scarti agricoli e di rifiuti organici. Le applicazioni vanno dai sistemi di partizione interna, ai soffitti, ai pannelli isolanti acustici e termici, alle fibre tessili.

materiali edili innovativi


Se il futuro delle costruzioni è la sostenibilità ambientale, sociale ed economica allora si deve riflettere sulla necessità di cambiamento, probabilmente più che in altri settori, in considerazione del fatto che l’edilizia è ancora permeata da un notevole numero di fattori dannosi come l'uso di materiali ad alto impatto ambientale, soluzioni costruttive non reversibili, processi e materiali a bassa efficienza. L'uso di materiali naturali, provenienti anche da riuso di scarti organici, può innescare un approccio diverso alle costruzioni consentendo una serie di vantaggi rispetto ai materiali tradizionali, avendo un contenuto di CO2 più basso, riducendo rischi e costi per la salute.

Un po' di numeri

I rifiuti rappresentano un problema sia in termini economici che ambientali che potrebbe essere risolto anche grazie ad un uso più diffuso di biomateriali da costruzione.
Alcune statistiche mostrano che in Europa vengono prodotti circa 2.6 miliardi di tonnellate di rifiuti generici, di cui circa 43,4 milioni di tonnellate sono di origine naturale.

I principi dell'economia circolare ci danno la logica da seguire per spostarsi da un modello lineare di smaltimento, verso una catena circolare in cui i rifiuti naturali sono una risorsa importante anche in una logica economica. Questo perché i rifiuti organici sono ampiamente disponibili, vengono costantemente generati sia nelle campagne che in città e possono essere deviati verso modelli di sfruttamento alternativi come produrre biomateriali per l’edilizia.

Logica economica

Ad oggi solo una piccola parte dei rifiuti organici è riutilizzata, mentre realisticamente potrebbe dare ottimi risultati in caso di fabbricazione di prodotti da costruzione biologici.

Faccio un esempio: considerando il caso di pannelli da rivestimento per interni, è stato stimato che 1 Kg di rifiuti genererebbe 1 mq di prodotto finale. La cosa interessante da notare è che il valore commerciale di 1 Kg di rifiuti organici trattati per scopi costruttivi sarebbe 5 volte superiore rispetto al valore ottenuto con normali processi di smaltimento (esempio il recupero di energia). Inoltre l'uso di rifiuti organici porta a prodotti con un impatto ambientale ridotto per il settore delle costruzioni. In particolare se si considera che questi componenti potrebbero essere restituiti alla biosfera alla fine del loro ciclo di vita (o ciclo di servizio), rilasciando così nel terreno i nutrienti incorporati - come azoto, fosforo, potassio che le piante e gli animali possono prendere di nuovo per i propri benefici. Ovviamente sto parlando di materiali che già esistono e vengono prodotti senza additivi chimici tossici.

Applicazioni nelle costruzioni

Fondamentali per il successo di un prodotto da costruzione sono le prestazioni tecniche e un prezzo competitivo. Questo vale anche per i biomateriali derivati dalla lavorazione di rifiuti organici; anzi per renderli appetibili e affidabili anche per i più scettici, le prestazioni per questo tipo di prodotti devono essere pari o migliori a quelle dei materiali tradizionali rispetto a durata, resistenza al fuoco, all’acqua, agli insetti, isolamento termico e acustico.

Esistono attualmente numerose applicazioni per prodotti basati sull’uso di scarti naturali che dividerei in sei campi principali: Sistemi d’involucro; Partizioni interne; Isolamento termico; Assorbimento acustico; Arredamento; Tappeti e moquette.

materiali edili innovativi da patate e girasole

Di seguito una serie di materiali e prodotti, forse sconosciuti ma che sono già disponibili sul mercato e che hanno buone caratteristiche in termini di applicabilità in edilizia, disponibilità della risorsa, processo produttivo e potenziale di riciclabilità.

1_ GIRASOLE
Dal riutilizzo degli scarti provenienti dai campi di girasole, mischiati con acqua e trattati a pressione senza altri additivi, vengono fabbricati dei pannelli caratterizzati da buona resistenza, assenza di tossicità e basso costo. Pur essendo un prodotto stagionale, la coltivazione del girasole è comunque molto diffusa (almeno nell’emisfero nord della terra), per questo la materia prima è abbastanza facile da reperire. Essendo esente da additivi, lo scarto dei pannelli, sia in fase di uso sia in caso di dismissione, è completamente riciclabile. I pannelli sono indicati per l’uso interno per realizzare pareti, soffitti o pavimenti.

2_BUCCE DI PATATA

La lignina, la cellulosa e le proteine sono i principali costituenti di questo materiale ottenuto dalla igienizzazione, essiccazione e pressatura delle bucce delle patate. Il prodotto è sotto forma di pannelli dal basso peso specifico, con buone caratteristiche di resistenza al fuoco e all’acqua, nonché di isolamento termico. La risorsa di base è ampiamente disponibile ovunque nel mondo e in ogni stagione. Il prodotto è biodegradabile e compostabile a fine vita essendo esente da adesivi e altri additivi.

3_SEMI, STELI, FOGLIE

Dall’uso di scarti organici come semi, foglie e anche steli di piante, uniti con leganti eco-compatibili, si ottengono pannelli dalla superficie compatta, sia rigidi che flessibili, utilizzati nel primo caso per pareti e arredi, nel secondo caso per interventi acustici. La materia di base è ampiamente disponibile globalmente, anche a basso costo, e il prodotto che si ottiene ha una bassa infiammabilità. Per quanto riguarda la chiusura del ciclo di vita il materiale risulta riciclabile e rigenerabile grazie all’uso di leganti eco-compatibili.

4_CANAPA e LINO

Tessili naturali e stoffe di scarto da produzioni precedenti vengono sminuzzati e pressati per ottenere pannelli. La caratteristica principale del prodotto finito è la bassa conducibilità termica che li rende perfetti per l’isolamento termico degli edifici. Vengono utilizzati anche per il riempimento di porte. Il processo di fabbricazione è a basso costo e il prodotto è altamente riutilizzabile e riciclabile. La materia prima è caratterizzata dalla rapida crescita e si trova prevalentemente in Europa, Asia e Sud America.

5_GRANO

Dagli scarti della coltivazione del grano, attraverso un processo di produzione in continuo vengono realizzati pannelli rigidi di varia densità e spessore utilizzabili per involucro esterno e partizioni interne. Le fibre di scarto utilizzate hanno un alto contenuto di cellulosa e i pannelli ottenuti con questi scarti agricoli si rifanno a modalità costruttive già presenti anticamente in Europa, dove paglia (di grano o di riso) e foglie pressate venivano usate sia per isolare che per costruire. Il materiale risulta sia riciclabile a fine vita, sia biodegradabile.

materiali edili innovativi da canapa e grano


L’elenco potrebbe continuare dato che pannelli di vario genere per l’edilizia vengono prodotti con rifiuti organici provenienti anche dalla lavorazione della canna da zucchero, dalla coltivazione del mais, dalla raccolta delle noci di cocco, dalla buccia delle noccioline. E ancora: fibre tessili, utilizzate per produrre tessuti e tappeti, si ottengono dagli scarti della coltivazione di banane e ananas. Ma è pur vero che tutte queste materie di base sono più comuni in altri continenti; in Europa si possono reperire facilmente scarti di girasole, patate, grano, e poi foglie, steli e semi di vario genere, oltre alla cellulosa ottenuta dagli scarti di silvicoltura che dai processi di riciclo della carta e cartone.

Conclusioni

Un diverso paradigma nell’edilizia è possibile, è già in atto.


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Giulia Bertolucci architetto



Giulia Bertolucci
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giovedì 15 marzo 2018

4 BUONE RAGIONI PER RISTRUTTURARE

Ristrutturare spesso mette paura. Ciò che rende più timorosi nell'affrontare un progetto di ristrutturazione è l'incognita riguardo all'andamento dei lavori, al rispetto dei tempi e anche ai costi complessivi. Per questo molti pensano che sia più 'sicuro' e vantaggioso comprare una casa nuova.
In realtà oggi, a parità di prezzo, è più probabile ottenere la casa dei sogni da un edificio esistente ristrutturato, piuttosto che da un nuovo edificio.

vantaggi ristrutturare AxS

Come è possibile?

Lo so, le case costruite prima degli anni 2000 possono avere molti problemi che vanno dalla difficoltà di riscaldare correttamente tutta la casa, alla presenza di muffa, al troppo caldo in estate, alle bollette alte da pagare.

Però ti invito a riflettere.

Ipotizziamo che tu sia proprietario di una casa singola con giardino, che ha 50 anni, vendendola pensi di poter ottenere le finanze necessarie per acquistare una casa nuova? delle stesse dimensioni e con tutte le caratteristiche di comfort e risparmio energetico che cerchi?
Io credo di no.
Con molta probabilità il tuo budget sarà limitato, forse potresti acquistare un grande appartamento, oppure una nuova villetta a schiera, con stanze piccole - al limite delle dimensioni imposte dalla legge - e un giardino della misura di un francobollo.

In entrambi i casi dovresti accontentarti.

Per questo dico che le case di qualche decennio fa possono ancora essere interessanti; in più, grazie alle politiche urbane sostenibili finalizzate alla riduzione del consumo di suolo, per incentivare il recupero dell'esistente ci sono oggi opportunità economiche.

Ecco allora 4 buoni motivi per scegliere di ristrutturare:

1_ fascino e personalità

In caso di immobili molto vecchi (ante 1950) ci sono molti aspetti che li rendono spesso più interessanti di un edificio nuovo. La storia e i materiali tradizionali hanno sempre un fascino particolare che rende ognuna di queste case unica.
Da non sottovalutare inoltre l'ampia scelta di edifici datati rispetto ad edifici nuovi. Non va dimenticato infatti che il patrimonio edilizio Italiano risale prevalentemente ai tempi antichi e non sempre si tratta di immobili vincolati, quindi è possibile trasformarli.
All'opposto, una casa degli anni '50–60-70 , anche se non può vantare dettagli di pregio, solitamente ha stanze più grandi, ed ha generalmente un discreto giardino esclusivo tutto attorno. Certo non è a basso consumo e non è confortevole in estate ed inverno. Ma è qui che puoi intervenire per trasformarla nella tua casa ideale.

materiali antici AxS

2_ ecologicità

Ristrutturare un edificio significa aumentare il suo ciclo di vita con una conseguente conservazione delle risorse globali e un minore impatto ambientale rispetto alla nuova costruzione, che comporta inevitabilmente un maggiore consumo sia di risorse che di suolo. La riduzione dell'impatto ambientale di una ristrutturazione è maggiore quanto più si salvaguarda e si mantiene la struttura, le murature perimetrali e parte di quelle interne, la copertura, i solai. Ovviamente è il tecnico che potrà verificare la stabilità e la conservazione di tutti questi elementi e quindi appurare la possibilità di mantenimento, o consigliarne la sostituzione ai fini della sicurezza dell'edificio. Inoltre se al momento della ristrutturazione si applicano principi di demolizione selettiva è possibile ridurre al minimo anche la produzione di rifiuti in cantiere.

3_ comodità e logistica

Un edificio esistente è solitamente all'interno di un centro abitato, o comunque in prossimità, in zona già urbanizzata e quindi servita anche dai mezzi pubblici. Questo fa si che la casa da ristrutturare sia praticamente vicino a tutto. Negozi, scuole, ufficio postale, distretto sanitario ecc, così ogni necessità può essere soddisfatta senza bisogno di mettersi in auto. Senza inquinamento.

interno ristrutturato breather

4_ vantaggi fiscali

Esistono varie agevolazioni da poter sfruttare (vedi anche qui):
  • detrazioni fiscali Detrazione del 36% Irpef delle spese per tutti i lavori di ristrutturazione edilizia, comprese le prestazioni professionali connesse all’intervento e gli oneri comunali.
    Esiste anche la detrazione del costo dell’intervento di riqualificazione energetica, con un limite massimo di spesa ammesso. Con percentuale detraibile variabile dal 50% (per caldaie classe A, infissi, schermature), al 65% (per caldaie di classe superiore, coibentazione di involucro, collettori solari, automazione), fino al 85% (per interventi che ottengono anche la riduzione della classe di rischio sismico). La percentuale di detrazione viene stabilita annualmente, così come le modalità e la durata della detrazione (es. 5-10 anni).
    E' possibile poi utilizzare il cosiddetto “Bonus Mobili” per la detrazione fiscale del 50% delle spese sostenute per acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica elevata (almeno A+), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione.
    Esiste anche il “Bonus Verde”, una detrazione del 36% Irpef che riguarda gli interventi per giardini, pertinenze, recinzioni, terrazze.
    Infine, fino al 31 dicembre 2021, è possibile usufruire del “Sisma Bonus” e detrarre dal 50% al 80% Irpef delle spese sostenute per interventi strutturali di consolidamento e adeguamento sismico.
  • iva agevolata - per le ristrutturazioni di edifici residenziali, per i restauri e risanamenti conservativi, e anche per le manutenzioni ordinarie e straordinarie si può prevedere l'applicazione dell'aliquota al 10%. L’iva agevolata è praticamente sempre applicabile per i pagamenti alle ditte esecutrici dei lavori, ma non per prestazioni professionali tecniche.
  • sconti su oneri comunali o incrementi volumetrici o di superficie per applicazione di edilizia sostenibile – in alcuni comuni è prevista la possibilità di applicare protocolli volontari per la qualità energetica e ambientale degli edifici. Questi protocolli sono generalmente incentivati con riduzioni sugli oneri di urbanizzazione, o con incrementi di superficie utile ammessa. A questo si aggiunge la possibilità di realizzare serre bioclimatiche e ogni altro volume maggiore necessario al miglioramento dell’isolamento termico. Costruire secondo questi regolamenti e protocolli specifici richiede esperienza del tecnico riguardo all’architettura sostenibile per cui è chiaro che ti verranno proposti solo da chi li conosce veramente.
Come vedi le possibilità per ristrutturare con agevolazioni sono molte.

interno jonathan stout

Conclusioni

Acquistare per ristrutturare, intervenire sulla casa dove già vivi, rilevare una casa di famiglia e rinnovarla può veramente permetterti di ottenere una casa di qualità superiore, sia per caratteristiche intrinseche, sia per prestazioni energetiche e di salubrità.

Certamente è opportuno capire da subito quali sono gli interventi utili, ma solitamente i margini di miglioramento sono sorprendenti.

A fronte della spesa sostenuta, la casa acquisirà più valore (che verrà mantenuto nel tempo) e avrà bassi costi di gestione (bollette meno salate), a cui si aggiungono le detrazioni e gli incentivi economici che ti permettono di rientrare di buona parte della spesa sostenuta, o la maggiorazione volumetrica che ti permette di avere un'abitazione più comoda.

Certamente affrontare una ristrutturazione non è una passeggiata di salute. Per non avere brutte sorprese e ottenere il risultato sperato è necessaria almeno una valutazione preliminare dello stato di fatto, per individuare i punti critici su cui intervenire, e una stima dei costi/benefici per capire quali sono le mosse indispensabili da fare. Meglio ancora se tutto questo è accompagnato da un progetto e da una direzione lavori che supervisioni e coordini le varie maestranze coinvolte.
Contatta per questo studio AxS.

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Giulia Bertolucci architetto


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giovedì 22 febbraio 2018

AMPLIARE CON SERRA SOLARE O VERANDA?

Che differenza c'è tra la serra solare e la veranda? Sono strutture leggere da giardino o da terrazza? Permettono di ottenere delle agevolazioni? Permettono di ampliare la casa?
Molte sono le domande che riceviamo da quando si è diffusa la notizia che realizzare una serra solare adiacente ad una casa è vantaggioso perché si può guadagnare termicamente, si può guadagnare superficie in più da annettere alla casa, si possono avere delle agevolazioni fiscali. In realtà però si deve fare attenzione perché spesso si fraintende la serra solare o serra bioclimatica con la veranda.

In questo post cerco di elencare in modo semplice le differenze tra serra e veranda indicando le caratteristiche e l'eventuale titolo edilizio da acquisire, se necessario.

serra solare o veranda AxS


In breve come si possono descrivere?

A prima vista le serre bioclimatiche e le verande sembrano la stessa cosa, in realtà:
  • La serra solare è uno spazio di mediazione climatica delimitato da pareti vetrate, cioè uno spazio intermedio tra interno ed esterno, non riscaldato e permette di accumulare calore, grazie all'effetto serra, da sfruttare come ausilio al riscaldamento della casa.
  • La veranda è uno spazio ottenuto chiudendo, completamente o parzialmente, con infissi vetrati, degli spazi accessori come logge, porticati o terrazze coperte da uno sporto di gronda o da un altro terrazzo soprastante.
Quindi qual'è la sostanziale differenza tra le serre solari e le verande che ne determina la possibilità di realizzazione o meno e incide sulle caratteristiche tecniche specifiche? 

SERRA SOLARE:  è un vero e proprio dispositivo tecnico finalizzato al risparmio energetico attraverso l'accumulo di calore ottenuto dall'irraggiamento solare.
Per questo:
  1. deve essere posta in condizioni ottimali di irraggiamento e con un orientamento preciso da sud est a sud ovest – spesso i regolamenti comunali stessi indicano l'angolo corretto di esposizione
  2. deve essere apribile almeno per 1/3 della superficie complessiva vetrata e schermabile dal sole durante la stagione estiva, per evitare il surriscaldamento della serra e dei locali contigui – si pensi che la temperatura interna alla serra solare può facilmente raggiungere e superare i 60°C
  3. deve essere priva di qualunque impianto di climatizzazione
  4. non si deve configurare come locale abitativo permanente
  5. deve avere uno scambio termico con gli ambienti adiacenti tramite l'aria o il calore trasmesso dalle pareti
I regolamenti locali sono generalmente molto chiari al riguardo: trattandosi di volume tecnico, con una finalità ben precisa, solitamente, oltre al rispetto delle caratteristiche elencate sopra, viene richiesto un calcolo energetico del contributo che la serra solare garantisce alla casa cui viene annessa, in termini di riduzione di consumi di combustibile in inverno. Questo risparmio energetico è valutato secondo le norme UNI, calcolando il guadagno energetico in funzione della differenza di energia dispersa senza la serra a con la serra. In pratica la serra solare deve portare a una riduzione del fabbisogno energetico invernale compreso tra il 10% e il 25%.

Serra solare o veranda AxS 2

VERANDAla sua finalità non è quella di contribuire al risparmio energetico accumulando calore in inverno e quindi non è un dispositivo tecnologico, non deve rispondere a caratteristiche climatiche, non deve avere un orientamento prevalente, così come non è prescritto che abbia la possibilità di schermatura della radiazione solare.

In entrambi i casi si crea un locale “delicato” che può facilmente diventare invivibile, ma nella serra solare si hanno strumenti per la corretta gestione e per il mantenimento dell'equilibrio (perché sono obbligatori), mentre nella veranda no.


A quali normative devono sottostare le serre solari e le verande? Sono opere liberamente eseguibili?

In linea generale gazebo e pergolati possono rientrare tra le opere liberamente eseguibili, mentre serre solari (o serre bioclimatiche) e verande, seppure si tratti di opere di dimensione limitata con un limitato impatto sul territorio, non si possono considerare liberamente eseguibili, ma necessitano di comunicazione all'amministrazione comunale o anche di permesso a costruire.

Solitamente i regolamenti comunali sono la norma di riferimento e stabiliscono le caratteristiche, dimensionali, tecniche e formali, che serre solari e verande devono avere e, in funzione di ciò, viene stabilito che tipo di titolo abilitativo è necessario richiedere.

Localmente poi possono sussistere anche vincoli sull'immobile o sull'area paesaggistica in cui si vuole realizzare una serra solare, una veranda o anche un pergolato, e per questo prima di fare è meglio verificare tutte le normative e le eventuali limitazioni imposte da altri strumenti di tutela vigenti, oltre al regolamento comunale, per non incorrere in sanzioni e obblighi di ripristino dello stato dei luoghi (cioè demolizione di quanto fatto).

A questo si aggiunge il rispetto delle norme igieniche, importante perché pensare di realizzare una serra solare collegandola alla casa tramite una porta finestra esistente potrebbe non essere fattibile, se la stanza comunicante non ha altre finestre che garantiscano il rispetto dei requisiti minimi aeroilluminanti nel momento in cui la porta finestra esistente diventa un passaggio di comunicazione interna.

Per essere certi che la serra solare assolva tutti gli adempimenti e soddisfi i requisiti (dimensione, orientamento, captazione energetica, materiali ecc) è necessario rivolgersi a un tecnico esperto che sia in grado di fare il progetto bioclimatico oltre a quello architettonico e tutte le verifiche del caso. (vedi un progetto di Studio AxS per serra solare bioclimatica QUI e QUI)

Anche per realizzare una veranda è necessario un titolo edilizio e quindi ci si deve rivolgere a un tecnico, ma non è necessario che questo conosca la progettazione bioclimatica.

Serra solare o veranda photo by AxS e FabioC

Esistono delle agevolazioni per la realizzazione di serre solari o di verande?

AGEVOLAZIONE VOLUMETRICA:
Poiché la serra solare è un volume aggiuntivo annesso alla casa, essa non è un'opera liberamente eseguibile, ma è concessa la sua realizzazione anche laddove non sarebbero ammessi aumenti di cubatura. La dimensione realizzabile è comunque contenuta, generalmente proporzionata alla superficie dei locali adiacenti.

La veranda invece non ha limiti di superficie ed è a tutti gli affetti un aumento di volume che è possibile realizzare solo laddove le norme locali permettono l'aumento di cubatura. Non è possibile usufruire di agevolazioni volumetriche riferendosi all'edilizia sostenibile e al risparmio energetico.

AGEVOLAZIONE FISCALE:
Fino alla fine del 2017 nella “Guida alle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico” dell'Agenzia delle Entrate, in riferimento agli interventi su edifici esistenti, si leggeva: “Non è stato stabilito quali opere o impianti occorre realizzare per raggiungere le prestazioni energetiche richieste. L’intervento, infatti, è definito in funzione del risultato che lo stesso deve conseguire in termini di riduzione del fabbisogno annuo di energia primaria per la climatizzazione invernale dell’intero fabbricato. Pertanto, la categoria degli “interventi di riqualificazione energetica” ammessi al beneficio fiscale include qualsiasi intervento, o insieme sistematico di interventi, che incida sulla prestazione energetica dell’edificio, realizzando la maggior efficienza energetica richiesta dalla norma.”
Con la legge di bilancio 2018 la detrazione del 65% è stata prorogata al 31 dicembre 2018.

Per questo motivo la realizzazione di una serra solare può ancora rientrare tra le opere di riqualificazione energetica con agevolazione fiscale, facendo riferimento alle prestazioni e al risparmio energetico che essa assicura.
In ogni caso, in attesa anche di ulteriori decreti da parte del Ministero per precisare aspetti tecnici, procedurali e di controllo, rimane sempre valida la detrazione fiscale del 36% per le ristrutturazioni.




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Giulia Bertolucci architetto



Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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