giovedì 30 aprile 2020

RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA CON MATERIALI ISOLANTI TERMORIFLETTENTI


Devi isolare termicamente la casa? Ma non puoi farlo dall’esterno perché la facciata ha dei vincoli o perché ti trovi in una plurifamiliare in cui gli altri condomini non vogliono intervenire? Ti potrà aiutare conoscere gli isolanti termoriflettenti.
Oggi si parla di efficientamento dell’involucro con materiali innovativi, sia per costituzione che per il principio di funzionamento, e che garantiscono un risultato di tutto rispetto in grado di accedere anche al bonus fiscale.


Materiali isolanti termoriflettenti

La maggior parte dei materiali isolanti ha dei pro e dei contro, non tutti si adattano a tutte le esigenze. Ci sono materiali più adatti alla nuova costruzione e altri indicati anche per la ristrutturazione, alcuni si possono utilizzare all’esterno e altri sono più indicati per essere posati all’interno delle murature.
 
Quali sono le caratteristiche principali dei termoriflettenti? 
I termoriflettenti sono materiali isolanti particolari la cui efficacia è garantita dalla loro capacità di riflettere il calore e non dallo spessore.
Si dividono in due macrocategorie:

  • i multistrato composti da film di alluminio riflettenti, alternati ad ovatte o materassini in PE espanso 
  • i multistrato a bolle d’aria con doppia lamina di alluminio, eventualmente accoppiati anche a materiali espansi
Principio di funzionamento 
Dal punto di vista termico il calore si trasmette sempre dal corpo più caldo a quello più freddo, ma i materiali isolanti termoriflettenti non assorbono il calore, essi lo riflettono grazie a superfici lucide in alluminio, basso emissive. 
Per capirci il funzionamento è come nel thermos o nelle coperte termiche. Il sistema è isolante perché le superfici termoriflettenti limitano il passaggio di calore. Esse permettono di respingere il calore proveniente dall’esterno e allo stesso tempo di contenere le dispersioni riflettendo il calore interno.

E’ importante poi precisare che queste superfici termoriflettenti devono lavorare sempre a contatto con una intercapedine d’aria in modo da massimizzare la prestazione aumentando notevolmente il potere isolante dell’aria stessa.

materiali isolanti termoriflettenti riqualificazione energetica

Cosa sono le superfici basso emissive? 
Emissività è la capacità di un materiale di irraggiare energia, o meglio di riflettere il calore.
Le superfici basso emissive sono quelle capaci di riflettere l’energia irraggiata fino anche al 98%.
L’emissività va da 0 a 1:
0 quando un corpo riflette totalmente il calore
1 quando un corpo assorbe completamente il calore

La maggior parte dei materiali edili usati (mattoni, calcestruzzo, legno, intonaco) ha caratteristiche alto emissive. Per fare un esempio:
Alluminio lucido ha emissività pari a 0,003, cioè riflette il 97% del calore
Laterizio ha emissività pari a 0,9 cioè prossimo a 1, quindi assorbe tutto il calore che lo irradia.

Come influisce l’emissività sul potere isolante? 
Ricordando che maggiore resistenza termica corrisponde a maggiore isolamento termico, il valore di emissività è importante perché influisce sulla resistenza termica di una intercapedine d’aria. Per fare un esempio la resistenza termica dell’aria in intercapedine di 2,5 cm confinata tra un muro di mattoni e un materiale multiriflettente può essere anche di 4 volte superiore della resistenza dell’aria in intercapedine di pari spessore, ma confinata tra due muri di mattoni.

L’emissività della parete varia in base a diversi fattori:
  1. la direzione del flusso di calore
  2. lo spessore dell’intercapedine d’aria
  3. la temperatura dell’intercapedine 
  4. l’emissività delle facce adiacenti all’intercapedine
La norma di riferimento per i materiali termoriflettenti è la UNI 16012 del 2012. Si applica a tutti i prodotti da isolamento termico che devono una parte delle loro proprietà termiche alla presenza di una o più superfici riflettenti, basso emissive, e alle eventuali intercapedini d’aria associate.


materiali isolanti termoriflettenti posa


Come si posa l’isolamento termoriflettente? 
La particolarità dei materiali termoriflettenti (solitamente in rotoli) è che non devono essere posti a contatto con le superfici, essi devono essere applicati su supporti, per questo il metodo corretto di posa è predisporre una listellatura applicata sul muro, dello spessore di 2,5 cm - che poi costituisce lo spessore dell’intercapedine d’aria. Sulla listellatura viene fissato il materiale termoriflettente, su di esso poi viene disposta la sottostruttura (che crea un’ulteriore strato d’aria interno) per i pannelli parete (cartongesso o gessofibra).

Conclusioni
In base all’esperienza diretta, viste le caratteristiche principali e in base anche a valutazioni di biocompatibilità e sostenibilità ambientale, per noi di Studio AxS i pro e contro di questo tipo di isolamento termico possono essere così sintetizzati:

VANTAGGI

  • Adatto sia alle ristrutturazioni che alle nuove costruzioni. 
  • Ottimo rapporto costi-benerfici-spessore (Il basso spessore permette di facilitare anche la soluzione dei punti critici come l’imbotte delle finestre). 
  • Lo spessore totale di questa applicazione può essere di circa 7-8 cm finito. 
  • Ottimo per isolare e migliorare la trasmittanza della parete rientrando anche nei parametri per la detrazione fiscale (Bonus per efficientamento termico). 
  • Salubre poiché è neutro nei confronti delle persone. 
  • Disassemblabile a fine vita, elemento importante da considerare dal punto di vista ambientale. 
SVANTAGGI
  • Essendo composto da lamine di alluminio costituisce barriera vapore che se messa all’esterno della muratura può portare a rischi di condense interstiziali.
  • Posato nella parte interna delle abitazioni non porta contributi positivi alla regolazione dei carichi interni e dell’umidità relativa.
  • Le lamine metalliche creano una schermatura magnetica e quindi non è consigliabile rivestire l’intera superficie dell’involucro (accorgimento suggerito anche da alcuni produttori).
  • Alluminio materiale energivoro in fase di produzione.


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Giulia Bertolucci architetto



Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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giovedì 23 aprile 2020

ECONOMIA CIRCOLARE IN EDILIZIA

Hai mai pensato che fosse possibile costruire una casa interamente con materiali di recupero?
Ti pare un’idea assurda che può funzionare solo per piccole rimesse attrezzi, ma non per una casa?

Il 22 aprile ricorre la Giornata della Terra. Occasione, riconosciuta dall’ONU, per sensibilizzare tutti al rispetto del pianeta e per promuovere stili di vita più sostenibili, giunta al 50 anno. Questa l'occasione giusta per parlare di Economia Circolare in edilizia, un tema importante visto l'impatto che le costruzioni hanno sul territorio, sulle risorse, sulla salute delle persone. 

 villa Welpeloo Superuse
img.credit: Archilovers


Applicare i principi di economia circolare all’edilizia significa porre attenzione al ciclo di vita dell'edificio, dei componenti, dei materiali, andando a capire come le cose s’influenzano reciprocamente.
I problemi ambientali e i rifiuti in costante aumento hanno portato a riflettere su come conciliare la finitezza delle materie e dell'energia con i nostri consumi e i corrispondenti impatti ambientali.

La spinta verso questo tema arriva da una strategia internazionale che dal 2001 ha iniziato a introdurre gli acquisti verdi e dal 2014 parla esplicitamente di Economia Circolare , di chiudere i cicli, di recuperare prodotti e materia.

Perché è importante parlare di economia circolare in edilizia?
Attualmente tra il 15 e il 40% del contenuto delle discariche sono scarti da attività edilizia, ma il futuro non può veder crescere a dismisura i siti di stoccaggio rifiuti.
Tra i rifiuti provenienti dall’attività edilizia il 90% potrebbe essere sfruttato come risorsa, riducendo gli impatti ambientali e allo stesso tempo riattivando l’economia del settore, creando anche nuovi filoni di mercato.

L'indirizzo comune è quello di potenziare le filiere del riciclo e del riuso, ma la priorità dovrebbe essere la prevenzione del rifiuto stesso e la facilitazione del riutilizzo della materia, ancor prima che diventi scarto da smaltire. Purtroppo ancora oggi pochissimi sono i casi di impegno sul riuso e prevenzione del rifiuto.

Che cosa è la Economia Circolare?

Economia Circolare è il modello di sviluppo che applicato all’edilizia pone l'attenzione al ciclo di vita dell'edificio, dei componenti e dei materiali nel tentativo di ridurre sprechi e scarti. In questo sistema ciò che ha origine naturale, biologica, è destinato ad essere reimmesso in ambiente (ciclo biologico), mentre ciò che viene prodotto con polimeri, leghe e altri materiali di sintesi deve essere progettato e realizzato nell'ottica del riuso e della sua rivalorizzazione anche per più volte (ciclo tecnico) senza divenire subito scarto.
L’attuale modello economico lineare si basa sul possesso, consumo e scarto delle risorse e presenta due problemi principali: da una parte, la quantità di risorse consumate e l’energia utilizzata per trasformarle in prodotti, dall’altra il volume di rifiuti prodotto.

La Economia Circolare cerca di risolvere questi problemi con l’estensione della vita utile dei prodotti, attraverso la produzione di beni di lunga durata, in cui le materie prime vergini sono sostituite da materie di recupero da altri prodotti (quindi riduzione anche delle risorse estratte dalla terra) e dove i cicli di produzione sfruttano energie da fonti rinnovabili.
Si tratta di un ripensamento complessivo e radicale del modello produttivo in cui elementi chiave sono la riduzione dell’uso di risorse non rinnovabili, l'aumento delle possibilità di riciclo dei rifiuti e l'uso di materiali composti da materie prime rinnovabili.

Parole chiave per l'edilizia: DISASSEMBLABILITA', RICICLABILITA', RIPARABILITA' DELLE VARIE PARTI DI UN EDIFICIO. 

economia circolare
img.credit: Archilovers

In questo modello l'obiettivo non è più solo la riduzione dei consumi e delle emissioni, non è più solo una questione d'impianti, ma di tutto il bilancio di materiali e tecnologie necessari per costruire un edificio, con l'obiettivo di giungere al vero impatto zero. 

E’ possibile costruire una casa interamente con materiali di recupero?

Upcycling è un termine che forse avrai già sentito e significa riutilizzare oggetti o materiali di scarto creando nuovi prodotti della stessa qualità, se non addirittura migliori dell'originale.
Come studio ci siamo cimentati molto spesso in questa tecnica costruendo accessori e arredi come lampade e poltrone.

Upcycling e’ possibile anche per interi edifici, e i risultati possono essere molto interessanti come nel caso della villa Welpeloo a Rotterdam, in cui i materiali utilizzati sia per la struttura che per l’involucro efficiente sono frutto del recupero e riuso di parti di macchinari, di strutture e di prodotti in disuso di varia origine. Nello specifico la struttura della casa è composta da elementi metallici recuperati dai grandi macchinari di un’azienda dismessa che si trovava nei dintorni del cantiere, che verificati, riadattati e assemblati nuovamente hanno permesso di garantire la stabilità necessaria; il rivestimento esterno è costituito dal legno ottenuto dallo smontaggio di bobine per cavi elettrici abbandonate; l’isolamento è ottenuto con gli scarti di una produzione locale di caravan. In totale si ha il 60% di materiali di recupero per gli esterni e addirittura il 90% per l’interno.
Tutto ciò che ancora possedeva un’utilità non è stato smaltito in discarica ma è divenuto “mattone” per un nuovo ciclo costruttivo, con un nuovo uso: una nuova casa. 

economica circolare superuse
img. credit: Archilovers , Dash-journal

Trovare il modo di riusare uno scarto è virtuoso, ma rimane comunque una pratica che tenta di riparare a fine ciclo vita, mentre progettare un oggetto o un prodotto affinché non diventi scarto, è il salto di qualità da fare. Molto interessante in questo senso è l'esperienza della Heineken con la WOBO (world bottle) . Una bottiglia di birra che una volta esaurito il contenuto, grazie alla sua forma scatolare poteva essere usata come mattone per costruire piccoli edifici.


Conclusioni

Ridurre l’ impatto ambientale non significa necessariamente ridurre i consumi e gli acquisti; significa riqualificare gli edifici, cioè ridurne gli impatti attraverso l'efficientamento, e significa anche riutilizzare e riciclare la materia.
La economia circolare mira proprio a compiere il ciclo di gestione della materia senza occuparsi di smaltimento. E’ un notevole cambio di prospettiva: l’approccio lineare deve divenire circolare, in una sequenza continua di usi e riusi successivi (un po' come avviene in natura).

Nell’ottica della circolarità sarebbe importante applicare con metodo il sistema di demolizione selettiva finalizzata al recupero di materiali e componenti, con conseguente riduzione dei rifiuti da inviare a discarica. Ma ancora meglio è prevenire lo scarto utilizzando prodotti pensati per essere riutilizzati più volte, preferendo:

  • materiali di seconda vita,
  • sistemi costruttivi a secco che permettono il disassemblaggio della costruzione con possibilità di separazione e recupero dei componenti per il loro reimpiego
  • materiali e prodotti edili naturali che possono essere reimmessi in ambiente.



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Giulia Bertolucci architetto 




Avevo affrontato l'argomento anche qui:
La natura non si ricicla   e   Rifiuti in edilizia: un metodo geniale





Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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giovedì 9 aprile 2020

SI FA PRESTO A DIRE TETTO VENTILATO

Ti hanno proposto un tetto ventilato ma non è chiaro come funziona?
Sempre più spesso aziende e professionisti propongono il tetto ventilato come una copertura innovativa, ma molte imprese non sanno come realizzarlo e incontrano difficoltà ad applicarne le regole, poche ma fondamentali affinché sia sicura l’efficacia della ventilazione.
Per chi realizza case in legno forse è più comune costruire tetti ventilati, ma ho riscontrato difficoltà a far realizzare un tetto ventilato ad imprese più abituate alle costruzioni in mattoni e cemento.

Tetto ventilato

Di per sé il tetto ventilato è semplice, ma ci sono degli accorgimenti e delle regole da rispettare affinché la ventilazione sia innescata e porti i benefici voluti. In alcuni paesi europei addirittura esistono delle linee guida per la corretta realizzazione dei tetti ventilati. Insomma non è una cosa che si può improvvisare altrimenti l’insuccesso è certo.

Il sapiente utilizzo dei moti convettivi all’interno di intercapedini era una pratica impiegata anche in passato proprio con la finalità di:
  • proteggere le murature da avverse condizioni climatiche, separandole dall’ambiente esterno mediante strati di rivestimento distanziati dal muro stesso (tipo scandole di legno o lastre di ardesia);
  • migliorare le condizioni di comfort interno, soprattutto nella stagione estiva.
L’attenzione a tutte le variabili che entrano in gioco è ciò che determina il corretto o nullo funzionamento della ventilazione del tetto, per questo vari sono gli studi e le ricerche sul tema.

Ad esempio l’Università di Pisa con uno specifico gruppo di ricerca ha individuato un metodo analitico per le applicazioni di progettazione al fine di studiare le prestazioni energetiche delle strutture ventilate. Il metodo, attraverso 5 parametri adimensionali, sarebbe in grado di fornire i criteri utili per la scelta delle caratteristiche più adatte da usare in caso di parete o tetto ventilato sia con ventilazione forzata che con ventilazione naturale.

Ma uno studio più specifico è dell’Università Norvegese di Scienza e Tecnologia in cui un gruppo di ricerca ha approfondito esclusivamente il funzionamento dei tetti ventilati a falda inclinata.
In particolare il gruppo di lavoro ha studiato la ventilazione naturale innescata nella cavità dei tetti inclinati ed ha approfondito l’influenza dell’inclinazione del tetto e delle caratteristiche della cavità sul moto d’aria al fine di capire: come, le condizioni di temperatura nella cavità di ventilazione, sono correlate alle caratteristiche della cavità stessa; come il flusso d'aria attraverso la cavità è influenzato dalle caratteristiche della cavità; in che misura la differenza termica guida il flusso d'aria nella cavità.

In estrema sintesi la ricerca ha osservato che la temperatura e le condizioni di flusso nello strato di ventilazione del tetto sono dipendenti sia dall'altezza della cavità che dall'inclinazione del tetto.
  • Maggiore inclinazione delle falde e maggiore altezza della cavità di ventilazione produce un decremento delle temperature dell'aria nella cavità stessa. 
  • Maggiore inclinazione delle falde provoca un aumento di velocità dell'aria, ma l'aumento dell'altezza della cavità non ha lo stesso effetto. 
  • L’aumento della velocità dell’aria nella cavità permette di ridurre significativamente la temperatura nella cavità stessa favorendo quindi il controllo del surriscaldamento.

Tetto ventilato cantiere

Da tutti i rilevamenti si deduce che una possibile altezza ottimale della cavità d'aria, in un tetto a pendenza intorno a 15°, per massimizzare la velocità della ventilazione nella cavità, sia di circa 4,8 cm. Quindi l’altezza della cavità di ventilazione è in relazione alla pendenza del tetto: all’aumentare della pendenza può ridursi lo spessore della cavità; ma, per capirsi, un tetto nordico dalla pendenza molto accentuata può avere una cavità di 3 cm, non certo un tetto di pendenza tradizionale alle nostre latitudini. D’altro canto le prove di laboratorio hanno mostrato che all’aumentare dello spessore della camera di ventilazione la spinta, cioè la possibilità di innesco del moto d’aria e la velocità dell’aria stessa, viene ridotta anche di due terzi.

Esistono in commercio dei materiali isolanti integrati con distanziatori che dovrebbero garantire la ventilazione, in realtà si parla di microventilazione che non sempre è sufficiente ed efficace per contenere il surriscaldamento del tetto.

Utilità di un tetto ventilato

Il tetto ventilato si basa sull’innesco e utilizzo dei moti convettivi di aria al di sotto del manto di copertura al fine di ridurre i carichi termici estivi, evitando l’esposizione diretta degli strati inferiori dell’edificio alle alte temperature e il conseguente surriscaldamento, e inoltre aiutare la trasmigrazione del vapore acqueo dall'interno verso l'esterno, smaltendo l’umidità in eccesso all’interno del pacchetto di copertura, riducendo i rischi di condense interstiziali e di conseguenza ridurre la possibilità d’insorgenza di muffe e marcescenze.

Funzionamento del tetto ventilato

Lo strato superiore della copertura, soggetto all’incidenza diretta dei raggi solari, si surriscalda e trasferisce calore alla lama d’aria sottostante, il cui aumento di temperatura innesca un moto convettivo e, quindi, la ventilazione stessa.
Le forze che inducono l’aria a muoversi attraverso la cavità sono la pressione e la variazione termica.
Come dimostrato l’efficacia della copertura ventilata dipende dallo spessore dello strato d’aria che, se eccessivo, può determinare una diminuzione della velocità del fluido e impedire l’innesco del necessario moto convettivo.

Conclusioni

Per essere efficace, cioè veramente ventilato, un tetto deve avere le seguenti caratteristiche:
  • uno spessore dedicato alla circolazione dell’aria, posto all’estradosso dello strato isolante costituito da una camera di spessore relazionato all’inclinazione e alla lunghezza della falda del tetto (indicativamente con pendenza inferiore a 15°, intercapedine di altezza circa 8 cm; con pendenza superiore a 15° altezza intercapedine di circa 5 cm)
  • una bocchetta di entrata in gronda almeno 200 cmq per metro e una di uscita in colmo (DIN4108-3)
  • la superficie della cavità meno scabrosa possibile per non interferire con il flusso d’aria

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Rodolfo Collodi architetto 


Rodolfo Collodi 
architetto
Libero professionista, socio qualificato Istituto Nazionale di BioARchitettura, presidente della sezione INBAR di Lucca dal 2015.
Docente in corsi e convegni INBAR e di altri numerosi enti nazionali, sui temi della gestione delle risorse, del risparmio energetico e della certificazione energetica.
Nel corso degli anni ha prestato la sua opera all'interno di tavoli di lavoro provinciali e regionali per la modifica dei regolamenti edilizi ai fini dell'incentivazione dell'edilizia sostenibile. All'interno dello Studio associato di progettazione  Architettura x Sostenibilità, si occupa di sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e certificazione energetica, nonché di qualità dei materiali dell'architettura.
Svolge attività di ricerca, in collaborazione con ditte e associazioni, per la costruzione di edifici in balle di paglia e case in terra cruda.
Autore della ultima revisione del Sistema nazionale di Certificazione Energetico Ambientale, comunemente definito Marchio INBAR.

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martedì 31 marzo 2020

MATERIALI EDILI E CAMBIAMENTO CLIMATICO


Nella scelta di materiali edili si è portati a pensare che la principale e forse unica caratteristica da cercare sia la solidità e durabilità nel tempo. Oggi, nell’epoca del cambiamento climatico, è necessario fare un salto di qualità andando a selezionare materiali da costruzione anche in base al loro impatto globale sull’ambiente e la salute delle persone. In questo articolo vi mostro l’approccio più corretto che applichiamo per scegliere materiali edili con la minor impronta ecologica.

Tutti ormai sappiamo che la temperatura media globale è in aumento e sta avvenendo un mutamento dei modelli meteorologici. Le evidenze scientifiche mostrano che il riscaldamento globale in atto da decenni, è dovuto principalmente all’aumento delle concentrazioni di gas serra causate prevalentemente dalle attività umane.

materiali edili e CO2

I comportamenti quotidiani allora sono importanti.

Ad esempio ogni Italiano emette 6,3 tonnellate di CO2 all’anno considerando le emissioni dovute alla mobilità, all’alimentazione, all’energia elettrica consumata, al riscaldamento e a tutti gli altri consumi come abbigliamento, arredi, attività nel tempo libero, vacanze.

Cosa abbiamo a disposizione per compensare tutte queste emissioni di CO2?
Potremmo fare affidamento alla capacità di assorbimento delle foreste?

Sì potremmo, ma 1kmq di foresta assorbe 6 tonnellate di anidride carbonica e per assorbire tutta la CO2 Italiana ci vorrebbero 60.000.000 di Kmq di boschi, però sul nostro territorio ne abbiamo solamente 120.000 kmq. Significa che per assorbire tutta la CO2 che produciamo servirebbero 500 volte i boschi italiani.

Allora è palese che si debbano ridurre drasticamente le emissioni CO2 ed è anche necessario prevedere un adattamento al cambiamento climatico già in atto. Per questo la comunità internazionale, nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite, si è prefissata di limitare l’aumento della temperatura media globale a massimo 2°C, meglio se 1,5°C.

Credo sia evidente che il cambiamento climatico determina una serie di fatti collegati tra loro, in cui siamo tutti coinvolti: gelate fuori stagione o siccità straordinarie che incidono sulla produzione agricola con perdita di interi raccolti, alluvioni che devastano intere comunità, ondate di calore che contribuiscono a peggiorare l’inquinamento atmosferico con conseguente aumento di patologie respiratorie, perdita di flora e fauna, riduzione della disponibilità di risorse preziose come acqua e suolo. Tutti fatti che hanno una ricaduta pesante non solo sull’ambiente ma anche a livello sociale ed economico.

Quali sono le indicazioni a livello internazionale per ridurre le emissioni CO2?

Il quadro 2030 per il clima e l'energia adottato dal Consiglio Europeo nel 2014 (rivisto nel 2018) comprende vari obiettivi per il periodo dal 2021 al 2030:
  • la riduzione almeno del 40% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990 (la precedente riduzione da raggiungere entro il 2020 era del 20%)
  • una quota di almeno il 32% di energia rinnovabile
  • un miglioramento almeno del 32,5% dell'efficienza energetica.
In particolare la riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas serra consentirà all'Unione Europea di andare verso un'economia a basse emissioni di carbonio e di rispettare gli impegni assunti nel quadro dell'accordo di Parigi del 2015 (COP21).

Noi questo ormai l’abbiamo capito e progettiamo mettendo al primo posto il risparmio energetico e conseguentemente riducendo le emissioni di gas serra. D’altronde abbiamo norme e regolamenti che sollecitano al risparmio energetico, e incentivi per applicare soluzioni a bassi consumi e ridotte emissioni in atmosfera. Abbiamo anche sistemi di certificazione che tengono in alta considerazione la riduzione della quantità di CO2 emessa da un edificio.
CO2 emessa materiali edili
Grafico 1: (fonte: Climate summit – Architecture for emergency)

Cos’altro potremmo o dovremmo fare?

La CO2 emessa da un edificio viene misurata sul ciclo di vita dell’edificio stesso che è stimato in un periodo di oltre 50 anni. Facciamo allora una riflessione assieme: se oggi costruiamo un edificio, il 100 % della CO2 emessa sarà dovuta ai materiali edili e al processo costruttivo, dopo 50 anni l’impronta di carbonio vedrà ridursi l’incidenza dei materiali da costruzione e aumentare invece l’importanza delle emissioni dovute al funzionamento dell’edificio (riscaldamento, raffrescamento, illuminazione). Il problema è che non abbiamo 50 anni. Per raggiungere l’obiettivo di contenimento dell’innalzamento della temperatura terrestre entro 1,5 °C abbiamo tempo solo fino al 2030, cioè 10 anni. Quindi ricalibrando la valutazione ai soli primi 10 anni di vita di un edificio risulterà evidente che i materiali scelti incidono sull’impronta di carbonio dell’edificio in modo considerevole (almeno per ¾ del totale) rispetto al peso delle emissioni CO2 dovute alla gestione. (vedi grafico 1)

Se si riflette sul fatto che nel mondo occidentale la costruzione, ristrutturazione, gestione degli edifici corrisponde a circa la metà di tutte le nostre emissioni di CO2 , allora il lavoro di scelta accurata dei materiali edili in base anche all’energia in essi incorporata (cioè la CO2 emessa in fase di produzione) è indispensabile per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità globali.

Per questo si può dire con certezza che i materiali hanno un notevole potenziale di riscaldamento globale. E’ quindi fondamentale considerare la CO2 emessa dagli edifici in fase di uso, ma anche la CO2 incorporata nei materiali edili.
Come professionisti di Studio AxS siamo molto attenti a questo tema ed abbiamo svolto un nostro approfondimento proprio sulle emissioni di CO2 da parte dei materiali edili. Abbiamo individuato alcuni gruppi di prodotti da involucro per i quali abbiamo calcolato la quantità di CO2 equivalente in base alle caratteristiche del prodotto, all’unità di riferimento, agli EPD forniti dalle aziende produttrici. Si tratta di materiali strutturali e isolanti di tre tipi diversi.
I dati ottenuti sono riassunti nel grafico qui sotto.

materiali edili CO2 incorporata

Questo tipo di valutazioni assume sempre più rilevanza se si considera che la Commissione UE ha recentemente aperto un procedimento per innalzare l’obiettivo di riduzione delle emissioni inquinanti al 2030, portandolo dall’attuale 40% ad almeno il 50-55% (sempre riferiti ai livelli del 1990). Questa proposta sarebbe in linea con quanto previsto dalla Climate Law, cioè “legge sul clima” presentata a inizio marzo 2020 e che punta a conseguire l’azzeramento delle emissioni di CO2 entro il 2050. Questa ulteriore riduzione si renderebbe necessaria dato che per contenere il riscaldamento globale entro la soglia critica di 1,5°C, entro il 2030 le emissioni dovrebbero essere ridotte del 7,6% all’anno. Un drastico cambio di passo se paragonato con quanto avviene attualmente: in Europa negli ultimi cinque anni le emissioni sono diminuite appena dello 0,25% annuo.

Conclusioni

Sappiamo che questo tipo di considerazioni non sono comuni, ma riteniamo che siano fondamentali per tutti i livelli della progettazione e realizzazione di edifici. A livello generale ci sono le informazioni e le conoscenze necessarie ed è opportuno che sia i professionisti, sia le imprese e gli investitori si attivino, perché se veramente vogliamo continuare a vivere su questo pianeta a condizioni tollerabili, allora dobbiamo necessariamente pensare di rispettarne i limiti individuando nuovi modelli di vita, pensando che ciò che facciamo ha un impatto per molti anni a venire, costruendo edifici e città con una visione più ampia che tenga in considerazione l’impatto globale sull’ambiente e sulla salute delle persone.


Sperando che questo articolo sia stato utile e interessante, ti chiedo di condividerlo per la sensibilizzazione del maggior numero di persone. Grazie

Giulia Bertolucci architetto


Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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sabato 14 dicembre 2019

QUALITÀ DELL'ARIA INDOOR: UN CASO ESEMPLARE

Solitamente si pensa che l’inquinamento sia fuori dalle nostre finestre, ma la qualità dell’aria negli ambienti confinati è influenzata da molti fattori (anche inquinanti), sia interni che esterni.
È stato dimostrato che case, uffici, scuole e tutti gli altri luoghi dove passiamo la maggior parte del nostro tempo, sono ricchi di sostanze inquinanti di origine chimica, biologica o tellurica.
Sapevi che è possibile fare specifiche indagini per individuare le sostanze inquinanti indoor?

Oggi ti parlo proprio di un monitoraggio ambientale fatto per una persona che avvertiva malesseri nella propria casa.



Grazie a sempre nuovi processi produttivi vengono immesse sul mercato migliaia di sostanze di sintesi chimica, e può accadere (più spesso di quanto si pensi) che queste sostanze siano estranee ai processi di autoregolazione con cui il nostro corpo interagisce con l’ambiente circostante, e che interferiscano sui processi metabolici umani provocando malesseri quotidiani: allergie, intolleranze, irritazioni, sensibilità chimiche, sonnolenze, nevralgie, quando non di peggio. Nel tempo infatti è possibile che si sviluppi una sensibilizzazione alle sostanze chimiche fino ad arrivare alla perdita di tolleranza delle stesse, e che si arrivi anche a sviluppare delle vere patologie.

Su questo blog trovi articoli ( tipo 3 elementi chiave per una casa sana  oppure le vernici all'acqua sono innocue?  ) con indicazioni di metodo per evitare le sostanze inquinanti e non aggiungerle inconsapevolmente ai tuoi ambienti di vita.

Ma veniamo al caso esemplare che mi fa dire con certezza:  
per curare la persona è importante curare anche la casa.

Angela (nome di fantasia) ha visto recentemente l’acuirsi di disturbi proprio quando rimane a casa. Poco più di un anno fa ha fatto dei lavori di rinnovo eliminando una stufa a legna che aveva in cucina e sostituendo il caminetto del soggiorno con uno nuovo a focolare chiuso.

Come aiutare al meglio Angela a capire qual’è la causa dei suoi disturbi?

Partendo dal fatto che gli inquinanti si possono misurare e monitorare, prima di tutto abbiamo escluso la presenza in casa di umidità e manifestazioni fungine. Questo ci ha permesso di porre tutta l’attenzione sulle sostanze inquinanti più tipiche degli ambienti confinati, provenienti sia dalle persone che dalle loro attività, dai materiali da costruzione, dagli arredi, dai prodotti per la pulizia e manutenzione della casa, dagli antiparassitari, dall’uso di colle, adesivi, vernici e solventi. Si tratta sempre di sostanze con caratteristiche intrinseche molto differenti fra loro e con impatti diversi in relazione a persistenza ambientale, tossicità, soglia olfattiva.

Nell'impossibilità oggettiva d'individuare un'unica fonte fisica (sostanza, materiale, oggetto) responsabile del discomfort avvertito da Angela, dopo alcuni sopralluoghi e verifiche puntuali è stato effettuato un monitoraggio ambientale di una settimana attraverso un apparecchio che ha permesso il rilevamento di 15 parametri, come anidride carbonica, PM 2.5 , PM 10, monossido di carbonio, formaldeide e composti organici volatili VOC - tra cui idrocarburi alifatici e aromatici, ammoniaca, terpeni.
Durante la settimana Angela e suo marito sono stati invitati a rispettare le proprie abitudini.

Dall'osservazione dei dati rilevati non è emerso un segnale chiaro circa la fonte dell'emissione delle sostanze negli ambienti, ma è risultata evidente una ciclicità degli eventi che determina il superamento dei livelli di attenzione e di allerta in particolare per la concentrazione indoor di anidride carbonica e VOC (composti organici volatili – sostanze chimiche capaci di evaporare facilmente a temperatura ambiente). Per questo motivo la qualità dell'aria nella casa risulta compromessa.




È stato quindi possibile proporre interventi e fornire raccomandazioni per mitigare le problematiche, tenuto conto che:
  • normalmente, gli occupanti degli edifici risultano esposti non a una singola sostanza, ma a una miscela di sostanze inquinanti, in concentrazioni variabili nello spazio e nel tempo,
  • le emissioni possono essere determinate da cause concomitanti,
  • dopo la lettura e analisi dei dati, correlandoli con le abitudini domestiche e con lo svolgimento di attività, si sono rilevate delle criticità dovute alla presenza di alcuni inquinanti che possono essere ritenuti causa del disagio
  • anche agenti inquinanti a bassa concentrazione, di difficile misurazione, possono determinare effetti sulla salute non ancora completamente noti

CONCLUSIONI

Ognuno può essere esposto costantemente a una miscela di sostanze inquinanti, in concentrazione variabile nel tempo, emesse da sorgenti differenti, e l'esposizione agli inquinanti presenti nell’aria indoor può essere responsabile dell’insorgenza di specifici disturbi o dell’aggravamento di eventuali patologie preesistenti.

Il rilevamento e l’analisi dei composti presenti all’interno degli ambienti indoor permette di valutare la qualità dell’aria, in funzione di valori definiti dalle normative e dalle buone pratiche documentate, e di intervenire per ridurre o mitigare le emissioni ritenute maggiormente dannose.


Studio AxS, che si occupa di progettazione con uso di materiali a basso contenuto di VOC e sostanze tossiche, è in grado di svolgere rilevamenti ambientali, puntuali o prolungati, e consulenze specifiche per l’individuazione della presenza di sostanze dannose alla salute o per la scelta dei prodotti edili più biocompatibili con la redazione di capitolati specifici e la verifica delle schede tecniche dei materiali. 

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Giulia Bertolucci architetto

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Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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venerdì 2 agosto 2019

NON SBAGLIARE CON L'INTONACO TERMICO

Con l’evoluzione del settore delle costruzioni costantemente vengono messi sul mercato prodotti e materiali, alcuni dei quali promettono di raggiungere le prestazioni di legge per il risparmio energetico, ma con spessori sempre minori. Nella pratica professionale costantemente affronto lavori di miglioramento energetico e in questo articolo cerco di rispondere alla domanda: 
ma è vero che l’intonaco termico è efficace quanto un cappotto isolante? 
Ti racconto la mia esperienza.

non sbagliare con intonaco termico

La soluzione più comune per il risparmio energetico è l’efficientamento. Esistono anche degli incentivi fiscali ottenibili in caso d’intervento di riqualificazione energetica di un edificio esistente . Ciò che solitamente viene fatto in questi casi è isolare termicamente l’edificio con un cappotto termico. Su questo blog abbiamo già parlato di alcuni materiali isolanti ‘alternativi’ (rispetto al polistirene molto diffuso) che hanno delle ottime prestazioni in termini di isolamento, traspirabilità, igroscopicità, durabilità, e dei quali abbiamo approfondito le caratteristiche. (isolamento termico con fibra di legno ; isolamento termico con materiali alternativi )

Oggi però ci viene spesso offerto un altro prodotto: l’intonaco o rasante termico, del quale ovviamente si sottolineano le proprietà isolanti come se fossero la soluzione definitiva per ovviare a tutti quei problemi portati dalla maggiorazione dello spessore delle murature determinato da un isolamento a cappotto, di qualunque tipo esso sia. Si sa infatti che ci sono molti accorgimenti da seguire per la corretta posa; ci sono molti punti critici da risolvere (foro finestra, attacco a terra, aggetti, ecc), che ovviamente preoccupano i progettisti attenti, che a loro volta durante la direzione dei lavori stressano gli operatori del cantiere affinché la posa sia ineccepibile.

A volte capita che le imprese stesse consiglino al cliente di non fare il cappotto isolante, ma di usare un intonaco termico che miracolosamente, in pochi millimetri si spessore, promette di raggiungere le stesse prestazioni di un cappotto di 10/15 cm.

Ma è vero? Isolare bene solo con l’intonaco si può?

I prodotti isolanti in commercio sono di vario tipo e ovviamente ognuno con differenti caratteristiche.

Per riassumere esistono

1_pittura termoisolante: in realtà è un bel mito. Nel senso che ad oggi non esistono pitture che abbiano anche proprietà di isolamento termico. Esistono pitture che riescono ad uniformare la temperatura superficiale riducendo così il rischio di condense e formazione di muffe. Ma non sono isolanti termici!

2_intonaco termico: definito tale perché composto con inerti dalle proprietà isolanti o perché realizzato con nanotecnologie

3_cappotto termico: costituito da pannelli di varia tipologia e spessore. Possono essere prodotti con materiali di sintesi, con materiali di origine minerale, vegetale o animale, o anche composti da nanotecnologie.

In ogni caso i materiali isolanti si caratterizzano per conduttività termica (λ espressa in W/mK); resistenza termica (R che si calcola come rapporto tra lo spessore e la conduttività, ed espressa in m²K/W, questa può essere relativa al singolo prodotto ma anche all’intero sistema); infine, nel caso di materiali riflettenti, per i loro ridotti valori di emissività (che per semplicità rappresenta il dato relativo al solo ‘spettro termico’, ovvero la propensione di un materiale di emettere energia a una temperatura compresa tra 0 e 60°C).

Esiste però una guida dell’ANIT (Associazione Nazionale Isolamento Termico e acustico) che mette in guardia circa i dati forniti da alcuni produttori, relativamente alle caratteristiche d’isolamento termico dei materiali che basano la loro efficacia sul comportamento all’energia radiante. Questi spesso risultano eccessivamente performanti. Ciò deriverebbe da due tipi di errori principalmente commessi alla fonte che non possiamo individuare.

riqualificazione energetica

Per un recente lavoro su una villetta bifamiliare della fine anni ‘60, in cui uno dei proprietari affronta la ristrutturazione mentre l’altro assolutamente no, ho verificato vari prodotti per capire l’applicabilità dell’intonaco termico al posto di un cappotto termico esterno. La soluzione appariva interessante anche perché non determinava stacchi in facciata tra la porzione isolata e quella non oggetto di intervento.

Volendo capire meglio, per basare la scelta su dei dati più oggettivi rispetto alle descrizioni riportate nei cataloghi promozionali, ho effettuato una verifica che permettesse di individuare, per ogni tipo di materiale, lo spessore più giusto per raggiungere non solo i parametri di norma, ma anche quelli migliorativi necessari per poter accedere alle detrazioni fiscali nella zona climatica D.

Nella tabella ho raccolto proprio i risultati ottenuti, lo spessore necessario per lo specifico tipo di materiale, in base ai valori di conduttività termica e resistenza termica di ogni prodotto. Il valore dell’emissività non è sempre stato disponibile.


confronto intonaci termici e cappotti isolanti
Allora per tornare alla domanda iniziale: 
è vero che un intonaco termoisolante in ridotto spessore può garantire le medesime prestazioni di un cappotto termico?
La risposta non è univoca perché dipende dal tipo di composizione e di materiale che si prende in considerazione, inoltre è fondamentale l’obiettivo da raggiungere e il caso specifico.

Volendo semplificare molto si possono individuare tre casi:

1) intervento di rinnovo della facciata, senza dover raggiungere parametri di legge o voler accedere a degli incentivi per la riqualificazione energetica – ricordo infatti che il DM requisiti minimi deroga rispetto alla verifica di raggiungimento dei parametri di trasmittanza dell’involucro, se si interviene su una superficie di intonaco inferiore al 10% della superficie disperdente. In questo caso può valere la pena utilizzare un intonaco termico che certamente è migliorativo in termini di prestazione rispetto a un intonaco semplice.

2) restauro di un immobile, magari vincolato dalla soprintendenza, in cui non è possibile prevedere un cappotto termico, interno o esterno che sia. In questo caso l’intonaco termico può essere un’ottima soluzione, visto anche che i beni immobili vincolati possono godere di deroghe rispetto all’applicazione del decreto legislativo sui requisiti minimi.

3) ristrutturazione di un edificio esistente con struttura in mattoni o pietra, come ce ne sono tanti, in cui si prevede un miglioramento energetico finalizzato a ridurre i consumi e al comfort dei proprietari, magari sfruttando anche le opportunità offerte dagli incentivi fiscali. In questo caso l’intonaco termico può essere un’ottima scelta, ma il tipo di intonaco va individuato in base alla verifica della stratigrafia complessiva dell’involucro e del raggiungimento dei parametri imposti.

posa intonaco


Conclusione:

L’intonaco isolante termico può essere una buona scelta, ma non a priori. Un altro elemento di attenzione potrebbe essere il costo dell'intonaco termico rispetto al cappotto.


Se sei un professionista del settore devi assolutamente fare le opportune verifiche per poter consigliare i tuoi clienti, nel caso rivolgiti a colleghi più ‘ferrati’ sull’argomento.

Se sei un proprietario non fare da solo, non pensare che il consiglio dell’impresa o dell’amico che ha già ristrutturato sia sufficiente. Il tuo caso specifico sarà certamente diverso e prima di sostenere una spesa penso sia doverosa una verifica. Rivolgiti ad un tecnico qualificato, qualcuno che non vada a tentoni ma che sia veramente pratico di lavori di efficientamento.



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Rodolfo Collodi architetto



Il tema dell'isolamento è stato trattato in questo blog anche in altri articoli:
- riguardo alla  scelta tra fare il cappotto o sostituire gli infissi
- riguardo a come scegliere un isolamento a cappotto
- riguardo alle specifiche del materiale fibra di legno
- riguardo all'uso di materiali alternativi per l'isolamento termico




Rodolfo Collodi 
architetto
Libero professionista, socio qualificato Istituto Nazionale di BioARchitettura, presidente della sezione INBAR di Lucca dal 2015.
Docente in corsi e convegni INBAR e di altri numerosi enti nazionali, sui temi della gestione delle risorse, del risparmio energetico e della certificazione energetica.
Nel corso degli anni ha prestato la sua opera all'interno di tavoli di lavoro provinciali e regionali per la modifica dei regolamenti edilizi ai fini dell'incentivazione dell'edilizia sostenibile. All'interno dello Studio associato di progettazione  Architettura x Sostenibilità, si occupa di sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e certificazione energetica, nonché di qualità dei materiali dell'architettura.
Svolge attività di ricerca, in collaborazione con ditte e associazioni, per la costruzione di edifici in balle di paglia e case in terra cruda.
Autore della ultima revisione del Sistema nazionale di Certificazione Energetico Ambientale, comunemente definito Marchio INBAR.

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giovedì 2 maggio 2019

COME SCEGLIERE L’ISOLAMENTO A CAPPOTTO

Il cappotto termico è la soluzione ideale? Ma quali caratteristiche deve avere il cappotto termico e che criticità ha? E’ adatto in caso di ristrutturazione?

Nella pratica professionale purtroppo capita di incontrare clienti che in vista di una ristrutturazione importante della propria casa valutano in modo errato le scelte da fare e non prendono neanche in considerazione la possibilità di installare un cappotto termico.
Ultimamente addirittura è capitato un cliente che si era convinto fosse utile un intervento al tetto per renderlo isolato e ventilato, ma certamente non alle facciate. Andando ad analizzare meglio invece era proprio l’isolamento del tetto ad essere una spesa superflua, visto che in pratica sarebbe stata isolata una soffitta e non la casa che si trovava sotto.

Con questo articolo cerco di darti alcune indicazioni utili per capire se e come fare il cappotto termico.

scegliere cappotto termico


Il cappotto termico è la soluzione ideale?
Per il risparmio energetico il cappotto termico esterno è la soluzione ideale sia per la nuova costruzione che in caso di ristrutturazione, perché permette di isolare complessivamente l’involucro dell’edificio, correggendo i ponti termici, limitando le dispersioni di calore, spostando il punto di condensazione all’esterno delle murature e mettendo in quiete termica quelle pareti che sono composte da materiali diversi che tendono a crettarsi nei punti di giunzione a causa di differenti comportamenti termici, come avviene negli edifici con struttura in cemento armato e tamponamento in mattoni.

Quali caratteristiche deve avere il cappotto termico?
La principale caratteristica di un cappotto termico è ovviamente avere una buona resistenza alla trasmissione del calore, ma non è sufficiente poiché lo strato esterno è molto soggetto alle sollecitazioni dell’ambiente. Per questo un buon isolamento a cappotto deve avere una buona resistenza alle variazioni di temperatura e agli sbalzi termici, senza manifestare eccessive deformazioni o alterazioni. Ma non basta, deve anche essere resistente alle azioni del vento e avere un buon comportamento al fuoco.
Per questo per la durabilità dell’isolamento a cappotto, oltre alle prestazioni del materiale utilizzato e di tutti gli strati, sono fondamentali anche le scelte di progettazione e la posa corretta.

Il cappotto termico è adatto alle ristrutturazioni?
Fare l’isolamento a cappotto in un nuovo edificio è piuttosto semplice perché lo si prevede già in fase progettuale, in caso di ristrutturazione l’operazione non è così immediata e si complica in relazione alla geometria dell’edificio; alla presenza di davanzali, balconi, gronde; alla interferenza con altre proprietà. In ogni caso è certamente adatto anche in caso di ristrutturazione.

cappotto termico fibra legno

Come scegliere l’impresa per posare il cappotto termico?
Gli aspetti di cui ho parlato devono essere tenuti in considerazione non solo dal progettista ma anche dall’impresa che preventiva il lavoro perché il prezzo del cappotto termico non è dato solo dal materiale scelto e dallo spessore, ma anche da tutta una serie di accorgimenti e accessori che come tali vengono ritenuti superflui; invece non lo sono affatto!

La difficoltà della posa di un isolamento a cappotto non risiede nell’ampia superficie in cui viene steso, bensì nei punti di raccordo, quindi gli angoli, i sottogronda, l’imbotte delle finestre, il davanzale e ogni altra sporgenza in facciata, il supporto di adesione, l’attacco a terra. Tutti particolari fondamentali.

Alcuni ti potranno parlare di ‘sistema’ riferendosi al cappotto termico ed effettivamente si tratta proprio di questo. Un pacchetto completo composto non solo dal materiale isolante, ma anche dalla colla idonea e dai tasselli (diversi a seconda della tipologia di materiale), dagli accessori usati per punti critici come paraspigoli, profili partenza e nastri vari, dal rasante e dalle rete di armatura, dallo strato di finitura. Tutti questi assieme, più la corretta posa, concorrono alla buona riuscita dell’intervento di isolamento a cappotto e contribuiscono a rendere il tutto più resistente, durevole ed efficace, anche se esposto agli agenti atmosferici e agli sbalzi di temperatura.

Diffidare quindi dell’impresa che preventiva un’unica tipologia di isolante su tutta la facciata, o che non prevede nastri autoespandenti, tasselli in quantità idonea, reti di rinforzo degli angoli, profili di partenza, eccetera.

Quale materiale scegliere per l’isolamento a cappotto esterno?
Sul mercato si trovano molti materiali adatti per realizzare il cappotto termico esterno e si caratterizzano per vari aspetti, non solo per la prestazione termica.
Ribadisco quanto già detto in altri articoli che per la scelta del materiale corretto per ogni caso specifico è opportuno non fare da sé, ma rivolgersi ad un tecnico qualificato, che saprà:
  • individuare la stratigrafia corretta in base alle condizioni di posa, e gli obiettivi di risparmio energetico e di comfort da raggiungere
  • simulare e verificare con programmi specifici il raggiungimento della prestazione desiderata o almeno il rispetto dei parametri di norma (questo è doppiamente importante nel caso in cui tu voglia usufruire delle agevolazioni fiscali per l’efficientamento energetico)
  • controllare la fase di cantiere

cappotto termico sughero bruno 

Criticità del cappotto termico
Se anche i materiali isolanti si trovano ormai ai centri fai da te, scegliere e posare un isolamento a cappotto non è così scontato e anche le imprese spesso non conoscono bene i vari materiali e le accortezze necessarie. A questo proposito ti posso raccontare che è capitato di recente di parlare con una ditta per un preventivo di un cappotto termico in cui era previsto l’XPS per la partenza a terra e poi l’EPS per il resto della facciata. La prima e unica osservazione è stata ‘ma sono uguali, si può fare tutto con l’EPS’. Questo è stato il momento in cui si è capito che chi avrebbe dovuto applicare il cappotto non conosce la differenza tra XPS, che è estruso e quindi a celle chiuse, ed EPS che invece è espanso. Ma questa è una differenza fondamentale quando si realizza un isolamento che arriva fino a terra perché l’XPS non assorbe l’acqua, mentre l’EPS sì. E’ facile allora capire che semplificare troppo ed usare un materiale che assorbe l’acqua, anche in quantità minima, laddove c’è più sollecitazione, favorisce il manifestarsi dei problemi, oltre al fatto che l’assorbimento dell’acqua determina una riduzione nella prestazione di isolamento del materiale stesso.

Le insidie si nascondono poi nell’uso dei materiali sintetici (polistireni o poliuretani), non perché siano peggiori, ma perché dai materiali di derivazione naturale (minerale o vegetale) ci si aspetta la necessità di particolari accorgimenti e quindi si è portati a fare maggiore attenzione, mentre i sintetici sono generalmente ritenuti più resistenti e ‘maltrattabili’ anche in fase di posa. Ma ovviamente non è così perché anche accorgimenti apparentemente minimali possono dare un risultato più o meno durevole, più o meno soggetto a deterioramento, distacco, umidità ecc.

Per la posa del cappotto termico esiste un manuale specifico perché ogni accortezza che può sembrare a volte eccessiva in realtà può ridurre l’efficacia a la stabilità generale del sistema. Per fare un esempio: non basta incollare i pannelli, ma sono necessari anche i tasselli, e c’è un numero minimo di tasselli da usare per ogni pannello, ed esistono diverse tipologie di tasselli a seconda del supporto e dello spessore complessivo del cappotto termico; per quanto riguarda la colla, ogni materiale ha la sua colla ‘ideale’ e si devono seguire delle istruzioni anche per la stesura della stessa sul pannello, perché a seconda di com’è stesa possono rimanere dei vuoti d’aria dietro i pannelli oppure può debordare nei punti di giunzione con due effetti entrambi negativi per l’efficacia dell’isolamento termico.


cappotto termico schema

Conclusione
Il cappotto termico è una buona scelta, anche in caso di ristrutturazione, per ottenere un maggiore risparmio energetico e un migliore comfort termico interno, ma avrai capito che niente deve essere lasciato all’improvvisazione.

Per questo ribadisco che è necessario rivolgersi a un tecnico qualificato che ti possa assistere e anche controllare il lavoro che viene fatto.

Se ti senti in grado di fare da solo ricorda in ogni caso che per la buona riuscita del cappotto termico è necessario:
  • conoscere i vari materiali e sistemi cappotto
  • calcolare e verificare preliminarmente con quale materiale la prestazione desiderata viene raggiunta
  • stilare un capitolato dettagliato con il quale chiedere preventivi, che tenga conto di tutte le lavorazioni necessarie sia per la posa del cappotto termico, che della preparazione del supporto, che della finitura
  • valutare l’esperienza delle ditte
  • controllare accuratamente tutta la fase di posa

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Giulia Bertolucci architetto
Il tema dell'isolamento è stato trattato in questo blog anche in altri articoli:
- riguardo alla scelta tra fare il cappotto o sostituire gli infissi
- riguardo alle specifiche del materiale fibra di legno
- riguardo all'uso di materiali alternativi per l'isolamento termico


Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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mercoledì 20 marzo 2019

LA CASA IN LEGNO E' PERFETTA: TUTTO VERO?

Se stai pensando di costruire la tua casa dei sogni. Se stai pensando di farla in legno. Se vuoi avere il massimo risparmio energetico, ma anche il massimo comfort e salubrità. Questo post ti aiuterà a mettere a fuoco una serie di elementi utili per decidere e soprattutto per fare scelte mirate, perché fare la casa in legno è un’ottima scelta, ma molti aspetti legati alla produzione e alle modalità standard di rifinitura possono essere migliorate in accordo con le ditte produttrici e con gli assemblatori.

Casa in legno perfetta vero falso

  • Fare una casa in legno è un’ottima scelta sia per le prestazioni che essa garantisce che per i tempi di realizzazione ridotti rispetto ad una casa realizzata con tecnologia tradizionale. (vedi anche  Tre motivi per scegliere una casa in legno )
  • Vivere in una casa in legno può essere favoloso perché gli ambienti sono salubri e il comfort abitativo è massimo.
  • La sicurezza statica e sismica di una casa in legno, e la resistenza al fuoco, sono dimostrate da diversi studi e applicazioni nazionali e internazionali. 
  • La sostenibilità ambientale di una casa in legno è garantita, perché il legno è un materiale naturale, rinnovabile, che produce bassissime emissioni in fase di lavorazione, anzi durante la sua vita contribuisce a ridurre e controbilanciare la CO2 emessa in altri settori; inoltre alla fine del ciclo di vita il legname può essere reimmesso in ambiente e rientrare nel ciclo naturale
  • In fase di produzione, realizzazione e utilizzo il legno non emette sostanze inquinanti o fibre nocive.
  • La prefabbricazione è massima con conseguente riduzione di costi e tempi realizzazione, con vantaggi anche per la sicurezza sul lavoro essendo il cantiere di durata ridotta. 
Tutto vero, ma allora cos’altro c’è da dire?

Gli edifici sempre più devono essere energeticamente efficienti, acusticamente isolati, staticamente sicuri per questo è importante tenere sempre presente il fatto che il legno è un materiale leggero, che viene assemblato a secco attraverso la sovrapposizione di strati successivi, anche di altri materiali, e che teme l’umidità. (ne ho parlato in Tre criticità della casa in legno )

In estrema sintesi un edificio deve saper combinare un buon comportamento termico invernale, ma anche garantire il comfort estivo, qualunque sia il metodo costruttivo (tradizionale o in legno).
Casa in legno perfetta vero falso 2

Quali sono le particolarità della casa in legno dal punto di vista termico? 

Il fatto che il legno sia un materiale leggero può implicare delle problematiche in relazione alle prestazioni termo igrometriche soprattutto in estate, cioè per quanto riguarda l’isolamento termico e lo sfasamento dell’onda termica.
E’ fondamentale allora valutare tutti i materiali che compongono gli strati della costruzione in legno sia per quello che riguarda la salubrità, sia dal punto di vista del comportamento termico e per quello che riguarda lo sfasamento dell’onda termica. Il legno ha un buon valore di conducibilità termica (cioè ha una ridotta attitudine a trasmettere il calore), ma questo non è sufficiente a garantire il rispetto dei parametri di comfort termo-igrometrico indoor in tutte le stagioni. La normativa pone come caratteristica fondamentale delle pareti perimetrali una massa superficiale maggiore a 230 kg/mq, che il legno non raggiunge.
Ecco allora che sono molto importanti anche le caratteristiche dei vari strati associati al legno affinché questi permettano, soprattutto in estate, di smorzare e ritardare la trasmissione del calore esterno.

Ma non finisce qui!

Considerando che l’efficienza energetica di una casa dipende molto dalle dispersioni che incidono per un 70% delle perdite di calore in inverno, il fatto che la casa venga assemblata a secco può implicare delle problematiche per quello che riguarda la tenuta all’aria (cioè la tenuta alla dispersione dall’interno verso l’esterno), la tenuta al vento (cioè la capacità di impedire l’ingesso di aria dall’esterno) e l’isolamento acustico.

In sostanza si parla di ermeticità, fondamentale per evitare le dispersioni termiche, i ponti acustici e le condense interstiziali, ma caratteristica che si può rivelare critica per quello che riguarda la salubrità dell’aria indoor. (vedi anche Quando lo spiffero è salutare per la casa  )


Traspirabilità Casa in legno


Ecco allora che l’involucro deve essere sia ben progettato che ben eseguito, poiché è importante la scelta di membrane e nastri di tenuta idonei (cioè impermeabili all’aria, ma allo stesso tempo traspiranti e permeabili al vapore) e anche il loro posizionamento all’interno della stratigrafia della parete. Esistono infatti casi documentati di edifici non assemblati nel modo corretto che presentano marcescenze dovute a infiltrazioni o condense, ed è fondamentale sapere che una volta che questo tipo di problema si manifesta in una casa in legno non è così facile da risolvere, spesso impossibile.


Quali sono le particolarità della casa in legno dal punto di vista acustico? 

Importante è anche l’attenzione al comportamento acustico delle case in legno. La trasmissione del suono e dei rumori avviene per via aerea e per via strutturale (tipo il rumore da calpestio). Come già detto la casa in legno è certamente una costruzione leggera, non certo dotata di massa, ma il potere fonoisolante è direttamente proporzionale alla massa delle pareti e alla frequenza dei suoni, e inversamente proporzionale alla trasmissione sonora. Considerando però che rispetto a una parete monolitica, a parità di massa, una parete composta da più strati alternati isola meglio, purché i vari strati siano a porosità differenziata, sicuramente scegliere di utilizzare la sola massa della struttura in legno non è valido ne dal punto di vista del risultato ne dal punto di vista economico.

Per sopperire alla carenza di massa quindi nelle case in legno è fondamentale il pacchetto parete che si sceglie, che a maggior ragione deve essere composto da strati di materiali diversi e alternati: rigidi/elastici, pesanti/leggeri.

Un accorgimento che solitamente viene utilizzato è l’uso di una controparete interna che permette, oltre che di raggiungere migliori prestazioni acustiche e termiche, anche di nascondere eventuali giunti strutturali appositamente progettati per interrompere la propagazione del rumore per via strutturale, e ogni canalizzazione impiantistica senza creare problemi.


Casa in legno perfetta vero falso 3

Una volta curati gli aspetti termici e acustici, la casa in legno è perfetta per la mia famiglia? 

Diciamo che oggi il legno sembra il materiale più naturale possibile con cui costruire una casa, in realtà per poter essere durevole, il legno viene trattato con svariati prodotti antitarlo, e incollato per migliorarne la tenuta statica. Inoltre le contropareti di cui parlavo sopra, spesso sono realizzate con materiali prodotti con grandi quantità di collanti di tipo melamminico, ureico, poliuretanico, che purtroppo possono risultare tossici per le persone a causa delle emissioni di composti volatili nocivi all'interno della casa. (vedi anche Tre criticità della casa in legno e anche Tre elementi chiave per una casa sana )

Dato che le contropareti costituiscono la superficie più interna alla casa, quella a contatto con le persone, a parità di prestazione termica e acustica, sono preferibili dal punto di vista della salubrità degli ambienti e del comfort igrometrico i pannelli realizzati con materiali naturali, con ottime caratteristiche di igroscopicità (cioè sono regolatori naturali del tasso di umidità) e una buona massa.

Casa in legno perfetta vero falso 4

CONCLUSIONE:
L’evoluzione delle tecniche costruttive e di prefabbricazione permette oggi di realizzare anche edifici in legno multipiano, forme e dimensioni pressochè infinite, il tutto ottimizzato dal punto di vista costruttivo e statico. Però gli edifici, le case, sono per le persone, quindi ciò che è importante non sono solo le prestazioni a norma, ma soprattutto il comfort e la salubrità indoor, e il rapporto della casa con le variabili ambientali locali. Per questo è necessario:

  • dimensionare correttamente la stratigrafia per essere sicuri di avere il giusto comportamento estivo e invernale,
  • controllare in cantiere affinché la posa di ogni materiale sia quella corretta,
  • non limitarsi a comprare la casa come proposta dal produttore (magari a catalogo), perché possono esserci migliorie da fare affinché un edificio in legno sia veramente la tua casa
Per quanto detto sopra è necessario farsi assistere da un professionista esperto che verifichi il dimensionamento della struttura in funzione del tuo lotto, che individui la corretta stratigrafia e i materiali più adatti e salubri in funzione delle tue esigenze e ti consigli eventuali migliorie da fare.



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Giulia Bertolucci architetto


Ulteriori approfondimenti sul tema casa in legno anche nei seguenti post:






Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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giovedì 3 gennaio 2019

FINESTRE: QUALI SCEGLIERE?


Stai pensando di efficientare la tua abitazione e non sai dove intervenire? Hai vari preventivi e non sai quale scegliere? Ti potranno essere d'aiuto le considerazioni che stiamo facendo per un progetto nuovo di ristrutturazione e ampliamento di una villetta anni '60.

Prima di tutto però ti sarà utile sapere che sono confermati anche per il 2019 gli incentivi, cioè i bonus per tutti quegli interventi che riqualificano il patrimonio edilizio esistente. Più precisamente per ristrutturazione, efficientamento energetico e misure antisismiche.
(AGGIORNAMENTO: Bonus confermati anche per il 2020)

Sostituire infissi Studio AxS

Se anche tu stai valutando se cambiare le finestre e quali tipologie scegliere allora continua a leggere. Se invece stai cercando di capire qual'è l'intervento più efficace tra isolare con il cappotto termico o sostituire le finestre allora ti consiglio di leggere questo post Meglio il cappotto termico o cambiare gli infissi? che affronta proprio il tema di come e perché scegliere tra l'isolamento o la sostituzione delle finestre, quando è più utile fare uno o l'altro.

Veniamo alle finestre, o meglio a come scegliere gli infissi e capire qual'è migliore per ottenere il massimo risultato in termini di maggiore comfort e risparmio energetico, prestazione complessiva, economicità e sostenibilità.
Se da un lato oggi il mercato offre finestre altamente performanti, in grado di raggiungere valori di prestazione termica, acustica e di tenuta all'aria eccellenti, dall'altro i materiali con cui sono realizzate e la posa possono determinare la maggiore o minore riuscita di un intervento (soprattutto dal punto di vista ambientale).

Per scegliere un infisso basta pensare alla prestazione termica e alla manutenzione futura?

Come dicevo per un recente progetto di ristrutturazione sto valutando la possibilità di sostituire le finestre. Ovviamente ogni ditta propone il proprio prodotto: alluminio, pvc o legno. Tra tutti questi qual'è il più adatto?

Ci può venire in aiuto lo studio di Drees & Sommer specifico sugli infissi.

In sintesi
Attraverso la valutazione dell'intero ciclo di vita (LCA) di ogni materiale da infissi, dalla fase di produzione alla fase di utilizzo fino alla fine della vita, e attraverso la simulazione del comportamento dell'infisso in una stanza tipo, lo studio valuta e confronta gli aspetti di sostenibilità dei diversi materiali per finestre.

Sulla base della valutazione complessiva della sostenibilità, questo studio mostra che ogni materiale per infissi presenta pro e contro. Mentre un materiale può dominare negli aspetti economici, allo stesso tempo può sembrare meno ecologico o presentare una qualità sociale o tecnica inferiore.

Scelta infissi Studio AxS

Vediamo il confronto in dettaglio
In base allo studio di Drees & Sommer e dall'analisi dell'EPD (Dichiarazione Ambientale di Prodotto) di alcuni produttori di infissi, per quello che riguarda la sostenibilità ambientale, sociale ed economica, si ottiene:

- Qualità ambientale:
  • Per quanto riguarda il tema ambientale si deve considerare la domanda di energia e l'uso delle risorse. In tema di domanda di energia ciò che sempre viene considerato è il contributo al contenimento delle dispersioni di energia dai fabbricati nella fase di uso della finestra. In sostanza quando si vuole efficientare un edificio, quello a cui si pone attenzione è la prestazione termica della finestra, che per la maggior parte è costituita da vetro e in minima parte dal telaio, e la sua incidenza sulla prestazione complessiva del fabbricato. Volendo però approfondire il tema dell'energia incorporata in fase di produzione, cioè del Global Warming Potential (GWP), si possono trovare informazioni utili sulle dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD) di differenti tipologie di finestre. In questo caso confrontando le informazioni di EPD di finestre in alluminio, in pvc e in legno, in riferimento alla stessa unità funzionale, si ricava che i valori sono rispettivamente: alluminio 1,56E+02 KgCo2eq; pvc 1,20E+02 KgCO2ep; legno 1,09E+02 KgCO2eq. Come si poteva sospettare il legno risulta essere il materiale che incide meno sul riscaldamento globale. 
  • In termini di uso sostenibile delle risorse, lo studio testimonia che alluminio e legno sono migliori rispetto al pvc.
    Questo perché la produzione sostenibile di legname può essere garantita attraverso i certificati FSC o PEFC (di cui ho parlato in Riconoscere i marchi FSC e PEFC per i derivati del legno ) e il recupero e riuso in caso di infissi in legno è sempre possibile. E' bene dire però che il trattamento a fine vita dei telai da finestra in legno è ancora un punto debole nel ciclo di vita del legname che, nonostante le grandi possibilità di riuso, finisce per lo più in discarica.
    Per quanto riguarda l'alluminio la produzione di nuovi profilati si basa oggi sistematicamente sul riciclo, e la raccolta a fine vita è quasi totale, cioè prossima al 100%, grazie alla facilità del materiale di essere riciclato in modo efficiente.
    Il PVC invece presenta alcune limitazioni tecniche per quanto riguarda l'uso sostenibile delle risorse e le possibilità di riciclaggio del materiale a fine vita. Infatti, quando si producono nuovi profili per finestre, il PVC riciclato deve essere incapsulato in PVC vergine, principalmente per ragioni estetiche. Di conseguenza, il PVC riciclato non può sostituire completamente il PVC vergine.
- Qualità sociale intesa in termini di impatto sulle persone
  • Per quanto riguarda i potenziali rischi per le persone, in ambiente indoor il legno può essere problematico a causa dell'uso nei telai in legno di sostanze pericolose, come vernici e anche biocidi che hanno tempi di decadimento delle emissioni molto lunghi. Questa problematica non si riscontra invece per le finestre in pvc e in alluminio.
  • In riferimento al comfort indoor i materiali analizzati, usati per i telai delle finestre, presentano caratteristiche molto simili. Per quello che riguarda il comportamento termico, acustico e di tenuta all'aria, esiste una variabilità che dipende dalla differenza in spessore e dalla tipologia di profilo, ma in ogni caso con ciascun materiale preso in esame si possono raggiungere ottime prestazioni in base alle varie esigenze.
- Qualità tecnica ed economica
  • L'aspetto economico è quello che spesso incide più di altri sulla scelta della finestra e certamente il pvc è quello che richiede l'investimento più basso al momento dell'acquisto, rispetto agli altri materiali. Anche andando ad analizzare i costi su tutto il ciclo di vita (LCC) la finestra in pvc mantiene il suo primato, visto che il legno e l'alluminio presentano costi più alti dovuti alle necessarie manutenzioni. L'approfondimento di Drees & Sommer riferisce di una variazione di costo complessiva del 20% tra le varie soluzioni.
  • Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, come la sicurezza e la libertà di progettazione, l'alluminio pare essere il migliore poiché assicura maggiore resistenza strutturale specifica anche in caso di finestre molto grandi fino ad intere facciate e, in caso di incendio, è l'unico materiale che resiste a lungo, al contrario del legno, e non emette fumi come invece le finestre in pvc.
Scegliere infissi

Conclusione
Da un punto di vista ambientale, lo studio dimostra che la domanda di energia durante la fase operativa dell'edificio domina ampiamente l'impatto ambientale complessivo delle finestre sul loro intero ciclo di vita. Pertanto, da una prospettiva di sostenibilità dell'edificio, l'ottimizzazione del contributo delle finestre alle prestazioni energetiche dell'edificio appare più essenziale della selezione di un materiale specifico per il telaio.
Inoltre per vari motivi nessun materiale da infisso appare come la soluzione più sostenibile in assoluto.

Dal punto di vista operativo è sempre opportuno valutare anche la condizione in cui si troverà la finestra, cioè se risulterà molto esposta alle intemperie o se sarà schermata da persiane o sporti di gronda.

Affrontare un intervento di efficientamento energetico richiede scelte tutt'altro che semplici. Anche un solo elemento, come il tipo di finestra, implica una serie di riflessioni e si deve essere capaci di considerare tutte le variabili
, fare un bilancio tra risparmio energetico, spesa da sostenere, impatto ambientale e benessere ottenibile.


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Giulia Bertolucci architetto

Giulia Bertolucci
architetto,
molto attiva in ambito associativo e nel proprio ordine professionale, da sempre interessata alla bioarchitettura si occupa di biocompatibilità e sostenibilità ambientale degli interventi edilizi, risparmio energetico e qualità dei materiali dell'architettura.

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