giovedì 26 maggio 2016

I RISCHI NASCOSTI DEI PAVIMENTI


In 3 elementi chiave per una casa sana si è detto che i prodotti edilizi possono essere responsabili dell'inquinamento dell'aria interna e in base alle riflessioni e ai fattori da tenere in considerazione riportati in quel post le pavimentazioni costituiscono potenzialmente un rischio elevato per l'impatto sulla qualità dell'aria interna perché si tratta sempre di grandi superfici esposte, a contatto diretto con l'utente, sono soggette a condizioni d'usura e all'aggressione dei prodotti di pulizia.
Inoltre i procedimenti di posa, finitura e manutenzione di un pavimento richiedono l'utilizzo di prodotti ausiliari (spesso necessari per velocizzare la posa stessa) che associati possono aumentare il livello di rischio in modo più importante di quanto prevedibile con i test sui materiali singoli.


img credit: Lea Ceramiche

Analizzando un pacchetto di pavimentazione classico si può dire che è costituito almeno da tre strati:
  • massetto di sottofondo con relativi livellanti,
  • strato di adesione
  • trattamenti di finitura
Lo strato di adesione può essere a base cementizia con o senza additivi, oppure a base di adesivi fenolici, ureici o poliuretanici. Tutti e tre ad alto contenuto di formaldeide o di isocianati che risultano dannosi per l'uomo causando dalla semplice irritazione agli occhi e alle vie respiratorie, all'asma, al cancro.
Il problema principale di questi prodotti è che possono emettere VOC per lunghi periodi dopo la posa, e trasmigrando possono peggiorare le condizioni di inquinamento degli ambienti confinati (trasmigrazione più probabile nel parquet piuttosto che nel gres porcellanato)


img. credit: Kerakoll

I trattamenti di finitura (soprattutto in caso di pavimento in legno) possono essere trattamenti a base di cere e resine naturali, ma più spesso sono prodotti vernicianti, di particolare tenacia e durata, di tipo poliuretanico mono e bicomponenti oppure a base di resine in soluzione acquosa o solvente (es. epossidiche), che possono causare ipersensibilità e allergia fino a danni maggiori. I prodotti che garantiscono maggiore stabilità e durata sono quasi sempre quelli in cui il legante è costituito da resine poliuretaniche ottenute per reazione tra molecole di polialcoli e di isocianati disciolti in opportuni solventi. Questi solventi impiegati in forte percentuale nella miscela, in parte vengono rilasciati in fase di essiccazione e in parte rimangono a lungo nella resina per essere emessi per molto tempo dopo l'essiccazione superficiale della vernice. Stesso dicasi per le vernici a base di resine epossidiche ottenute da miscele, sempre disciolte in solventi, di cui le più comuni sono a base di xilolo o toluolo.
Come alternativa si dovrebbe preferire un trattamento superficiale con Olio o Cera vegetali basati sulla cottura artigianale di oli di lino, di agrumi, di aleurite, emulsionati in acqua e sali borici, preferendo poi i composti che hanno come diluente il balsamo d'agrumi e non sostanze come benzine leggere per evitare le sostanze isoalifatiche.

A livello normativo esiste un valore limite di COV ammesso nei prodotti e una classificazione (tossico, molto tossico, mutageno, cancerogeno) per le sostanze ritenute pericolose per l'uomo e anche per l'ambiente, ma la legislazione Italiana (D.Lgs 33/2008) è riferita solamente alla “limitazione dei composti organici volatili conseguenti all'uso di solventi in talune pitture e vernici”.
Esiste poi una più recente decisione della Comunità Europea (2009/544/CE) che stabilisce i criteri ecologici per assegnazione di un marchio comunitario di qualità ecologica ai prodotti vernicianti per interni che riduce ulteriormente i limiti ammessi.

E' molto difficile orientarsi, sia per scarsità di informazioni che per mancanza di obbligo normativo, per il produttore, di testare i prodotti (ai fini delle emissioni di COV) e dichiararne la composizione. 
Diciamo che un modo per riuscire a districarsi potrebbe essere ricercare la marcatura “ecologica”.

C'è da dire però che:
  • non esiste un'etichettatura unificata e armonizzata a livello internazionale
  • le etichette, dalle più longeve (Blaue Engel 1977, Ecolabel 1992) alle più recenti (NaturePlus 2001), sono di tipo volontario.

img. credit: Lea Ceramiche

Conclusione
L'evoluzione del settore edilizio ha favorito l'introduzione negli edifici di sostanze tossiche con effetti rilevanti sulla salute delle persone. Effetti più o meno gravi in base al tipo di sostanza, alla suscettibilità personale e in base alla dose respirata. 

Purtroppo è estremamente raro trovare prodotti che non rilascino almeno tracce di VOC in qualsiasi forma. Esistono però alcuni accorgimenti applicabili per ridurre l'esposizione ai composti organici volatili, da cui possono derivare sintomi di malessere, e per migliorare la qualità dell'aria interna
(vedi le conclusioni di questo post)

Le pavimentazioni continue tanto ricercate di recente potrebbero contribuire alla soluzione del problema, dato che non prevedono lo strato di adesione, ma anche in questo caso su tutti i prodotti che si trovano in commercio sono da preferire le superfici in terra cruda o in calce (anche a bassissimo spessore) rifinite a cera. Diciamo che la finitura a cera è comunque consigliabile anche in caso di scelta di pavimentazioni in cemento. Basta ricordare che la resistenza all'usura di una superficie trattata a cera è certamente inferiore a quella di una pavimentazione rifinita con la resina. Il risultato però è decisamente molto bello.

Giulia Bertolucci architetto

IMG.CREDITS: Preme precisare che Lea Ceramiche e Kerakoll sono due ditte che producono materiale per l'edilizia ed hanno: la prima la marcatura Ecolabel per alcune linee di pavimenti, la seconda la certificazione di prodotti a basso contenuto di VOC con la marcatura EC1.



giovedì 19 maggio 2016

L'ATTESTATO DI PRESTAZIONE ENERGETICA IN 4 PUNTI

In rete si trovano molte guide e vademecum riguardanti l'Attestato di Prestazione Energetica, ma ci siamo resi conto che alcune persone non addentro alla materia hanno difficoltà a capire di cosa si tratta. Per questo, partendo dalla definizione data dalla normativa, tentiamo di sintetizzare in quattro punti gli elementi salienti della pagella energetica.

 
img. credit: Tino Stefanoni


Innanzi tutto è stata introdotta nel 2005 con il Decreto 192, negli anni ritoccato e aggiornato. Le ultime modifiche sono state apportate nel 2013 con l'introduzione dell'Attestato di Prestazione Energetica (APE) al posto dell'Attestato di Certificazione Energetica (ACE).

Il decreto legge definisce l'Attestato di Prestazione Energetica come:
documento, redatto nel rispetto delle norme contenute nel presente decreto e rilasciato da esperti qualificati e indipendenti , che attesta la prestazione energetica di un edificio attraverso l'utilizzo di specifici descrittori e fornisce raccomandazioni per il miglioramento dell'efficienza energetica.”

1_Cosa significa che l'attestato deve essere rilasciato da esperti qualificati e indipendenti?

Il certificatore energetico che può rilasciare l'attestato è un tecnico abilitato che opera in proprio o come dipendendente di un ente o società pubblica o privata del settore dell'energia e dell'edilizia, oppure per società di servizi energetici (ESCO). Sinteticamente sono considerati abilitati senza necessità di altri corsi specialistici gli Architetti con laurea magistrale (esclusi i pianificatori) che siano iscritti all'albo professionale, gli Ingegneri civili, edili e industriali iscritti all'albo, i Periti tecnici (indirizzo meccanico, energetico, elettrico, costruzioni o agrario). Tutti gli altri devono superare corsi specifici strutturati secondo le indicazioni della norma e organizzati dal ministero dello sviluppo economico, dalle regioni, da soggetti privati autorizzati dalle regioni, ecc.
Con l'indicazione del requisito di indipendenza nella norma in pratica si intende che non ci debba essere conflitto di interessi, per cui la certificazione non può essere prodotta da un tecnico che ha avuto il coinvolgimento diretto nella progettazione o nella costruzione, e nemmeno un coniuge o parente del titolare dell'immobile fino al quarto grado.
Va qui aggiunto che è opportuno che il certificatore sia colui che ha anche maturato esperienze specifiche.

2_Cosa e quali sono gli specifici descrittori di prestazione energetica cui fa riferimento la definizione?

I descrittori diciamo che sono quei parametri sui quali si basa l'attestazione e che tengono conto di una serie di aspetti che influiscono sulla prestazione energetica complessiva dell'unità immobiliare.
In pratica vengono valutati i seguenti servizi presenti negli edifici:
climatizzazione invernale ed estiva (riscaldamento e raffrescamento), produzione di acqua calda, ventilazione, e per il non residenziale illuminazione artificiale e sistemi di trasporto di persone o cose (ascensori, scale mobili, montacarichi). La somma di questi valori costituisce l'indice di prestazione energetica globale in base al quale viene calcolata la classe energetica dell'edificio (da G pessima, ad A4 la più efficiente).

3_Cosa significa che il documento Attesta la Prestazione Energetica? Esso descrive fedelmente i consumi di un edificio?

L'APE indica e certifica la classe energetica dell'unità immobiliare, ma NON descrive fedelmente i consumi, perchè si basa su metodi di calcolo statici e su un ipotetico utente standardizzato. Diciamo che l'APE oltre ad assolvere un obbligo di legge, permette di ottenere delle indicazioni di massima sulla prestazione energetica di un fabbricato e permette di confrontare tra loro edifici diversi sulla base di un metodo standardizzato e condiviso. C'è da dire che la nuova classificazione è completamente diversa dalla precedente, poiché i descrittori da tenere in considerazione sono oggi in numero maggiore, quindi le classificazioni ante 2013 non sono confrontabili con le nuove (post 2013).


Esempio di incidenza dei singoli interventi fattibili su un immobile  

4_Cosa si intende per raccomandazioni?

Le raccomandazioni sono obbligatorie (pena l'invalidità del documento) e riguardano i possibili interventi migliorativi che chi redige l'APE consiglia, dopo averne valutato la fattibilità e l'efficacia in termini di risparmio energetico ed economico, considerando il limite massimo di 10 anni. Cioè per ogni raccomandazione l'APE deve riportare l'indice di prestazione energetica globale e la classe raggiungibile, e indicare gli interventi che garantiscono un tempo di ritorno inferiore a 10 anni.
Gli interventi, da valutare ogni volta in funzione delle caratteristiche dell'immobile (es. geometria, esposizione) e delle condizioni climatiche, igrometriche ecc., sono:
  • sull'involucro - coibentazione (di pareti esterne, pavimenti, soffitti, tetto); sostituzione degli infissi (o almeno dei vetri)
  • sugli impianti - installazione impianti solari termici; scelta di pompe di calore; o di caldaie a biomassa; installazione di impianto radiante combinato a pompe di calore o al solare termico; miglioramento del sistema di regolazione; installazione di valvole termostatiche.
Commenti

Mi sembra importante precisare che l'attestato di prestazione energetica non tiene in considerazione gli aspetti ambientali per cui la classe, più o meno buona che sia, non fornisce assolutamente indicazione dell'ecologicità di un edificio. (Potrebbe interessarti anche Classe A è sinonimo di edificio sostenibile?)
Penso che le raccomandazioni siano forse la parte più importante dell'APE perchè sono lo strumento messo nelle mani dell'utente/proprietario, con le quali si elencano gli interventi fattibili fin da subito per ottenere un miglioramento significativo della prestazione energetica e quindi un contenimento dei consumi, delle emissioni di gas serra e, non meno importante, la riduzione delle spese in bolletta.


Rodolfo Collodi architetto


NOTA:
L'APE viene rilasciato per gli edifici/unità immobiliari costruiti, venduti, o locati ad un nuovo affittuario. Nei contratti viene inserita apposita clausola con la quale il compratore o nuovo affittuario danno atto di aver ricevuto la documentazione attestante la prestazione energetica dell'edificio. Di fatto l'Attestato non sempre è obbligatorio ed è importante sapere quando è dovuto e quando invece si può non allegare perché, oltre a costituire un risparmio economico, rappresenta un elemento che influisce sulla validità dei contratti. L'argomento è abbastanza dibattuto anche in rete, quindi per approfondimenti si può fare una ricerca on-line.


giovedì 14 aprile 2016

3 ELEMENTI CHIAVE PER UNA CASA SANA

La qualità dell'aria interna è un tema rilevante sia sotto il profilo della salute che economico poiché da un 30 a un 50% degli edifici può essere considerato “malsano”. Questo in estrema sintesi quanto emerge da uno studio statunitense sugli edifici non industriali. Gli edifici definiti “sani” perchè non presentano rilevabili problemi rispetto alla salute degli occupanti, sarebbero dal 50 al 70% del totale. 

 
Un passo indietro: l'Organizzazione Mondiale della Sanità, già alla fine degli anni '80, ha riconosciuto che alcuni sintomi di malessere generale possono essere accusati da persone che soggiornano negli edifici e che alcuni di questi possono essere proprio correlati al modo in cui gli edifici sono costruiti.

Si parla di
Sick Building Syndrome (SBS) quando i sintomi sono aspecifici e individuali ed insorgono per condizioni indoor di causa ignota (ad esempio nausea, difficoltà respiratorie, lacrimazione, gola secca, mal di testa, tosse, difficoltà di concentrazione)
Building Related Illness (BRI) quando i sintomi sono specifici, permanenti sia indoor che outdoor, comuni a più persone che frequentano lo stesso posto, con causa nota e rilevabile

Oggi l'atteggiamento generale è diversificato anche tra i professionisti del settore. 
Da un lato un completo disinteresse; dall'altro coloro, fin troppo integralisti, che tendono a scartare a priori alcuni materiali a favore di soluzioni definite “naturali”. Posizione sicuramente più virtuosa, ma partire da una presunzione di innocuità semplicemente sulla base dell’origine, naturale o sintetica, è comunque sbagliato.

Come orientarsi?

Riconosciuto che i prodotti edilizi possono essere responsabili dell'inquinamento dell'aria interna si devono tenere in considerazione i seguenti fattori importanti:
  1. la quantità di prodotto esposto e a diretto contatto con la persona, ad esempio le pavimentazioni, le superfici in cemento o altro materiale a vista e in grado di emettere composti organici volatili (VOC)
  2. il volume della stanza in cui i prodotti sono utilizzati
  3. i parametri microclimatici, cioè temperatura e umidità interna, ventilazione se presente o meno e di che tipo
Poi è bene tenere presente che le cause primarie di inquinamento indoor sono:
  1. ventilazione insufficiente 
  2. contaminazione chimica da fonti interne e/o esterne
  3. contaminazione biologica 
E infine si deve ricordare che i prodotti edilizi possono peggiorare le condizioni abitative essenzialmente con tre modalità:
  1. rilascio diretto di sostanze inquinanti; 
  2. adsorbimento e rilascio successivo di sostanze provenienti da altre attività o luoghi; 
  3. favorendo lo sviluppo e la crescita di microrganismi
I problemi sono stati generalmente attribuiti alla costituzione chimica dei prodotti singoli (gli stessi test pongono l'attenzione sul materiale in sé) ma il problema spesso risiede nel come questi vengono utilizzati, a quali condizioni ambientali vengono sottoposti, alle modalità di posa e di manutenzione, all'interazione con altri materiali ecc, tutti fattori in grado di influire sulla nocività stessa di un prodotto.
Rimane poi la questione poco esplorata delle miscele di sostanze irritanti relativa alla possibilità che diversi irritanti a livelli inferiori alla soglia limite possano comunque portare a “livelli di disturbo” quando miscelati.

Ho parlato di VOC, acronimo per Volatile Organic Compound, in Italiano COV, cioè Composti Organici Volatili. 
Il termine “volatile” indica la capacità delle sostanze chimiche di evaporare facilmente a temperatura ambiente. I composti che rientrano in questa categoria sono più di 300, la maggior parte sono derivati petroliferi e sono contenuti in colle, vernici, pitture, solventi, ma ci sono anche prodotti naturali biologici che possono emettere composti organici volatili, certamente non cancerogeni e meno minacciosi di quelli derivati del petrolio, ma che comunque possono arrecare disturbi alle persone. Sto parlando dei terpeni, cioè quei componenti di resine naturali e di oli essenziali che conferiscono ad ogni pianta un caratteristico odore (es. mentolo, limonene, canfora ecc. che possono provocare mal di testa in soggetti particolarmente sensibili).
Qui sotto, senza pretesa di esaustività, ho composto una tabella sintetica di alcuni composti organici volatili.


La ricerca scientifica impegnata sul tema dell'inquinamento interno non offre un quadro completo di suggerimenti utili e applicabili. Anche la normativa, per quanto mi è dato di sapere, è concentrata sulle emissioni solo di vernici e solventi.

Ciò che si può dire con certezza è che ad eccezione dei materiali completamente inorganici (minerali o metalli) è estremamente raro trovare prodotti che non rilascino almeno tracce di VOC in qualsiasi forma. I materiali organici quindi, sia le sostanze sintetiche sia quelle naturali, non potranno mai essere prive di emissioni.

Come ridurre l'esposizione ai VOC?

Esistono delle strategie applicabili e ritengo di poter sintetizzare le modalità di azione in tre punti cardine
  1. ridurre il numero di prodotti contenenti VOC, e cioè utilizzare sempre e primariamente materiali con basso contenuto, testato e dichiarato, di composti organici volatili
  2. ventilare adeguatamente gli ambienti, ovviamente però facendo sempre estrema attenzione alla necessaria riduzione delle dispersioni ai fini del rispetto delle norme sul risparmio energetico
  3. mantenere l'umidità ambiente tra il 40 e il 60%
In un prossimo post parleremo di una potenziale fonte significativa di inquinamento indoor: i pavimenti.



 Giulia Bertolucci architetto




venerdì 18 marzo 2016

COLORE DELLA FACCIATA: SILICATI O SILOSSANI?

Pensate di rifare la facciata della vostra casa? State cercando di orientarvi nella grande varietà di prodotti sul mercato? Allora sapete già che non esiste un solo tipo di vernice utilizzabile e che non esiste una vernice che vada bene per tutti i tipi di supporto. Di seguito il nostro contributo per farvi scegliere per il meglio facendo riferimento alla scelta fatta per un recente intervento di rinnovo delle facciate di un fabbricato fronte mare, interessato da umidità di risalita e con presenza di importanti depositi superficiali sulle facciate esposte a nord.



Considerando che non si ridipinge la facciata di casa spesso e con facilità, e che si tratta sempre di lavori che richiedono un investimento economico è importante la scelta dei prodotti giusti per non incorrere in macchie o distacchi che poi rimarranno a lungo a far bella mostra di sé. Ovviamente non è possibile pretendere che una tinteggiatura resista all'infinito, ma è comunque importante che sia resistente ai raggi UV, agli agenti atmosferici, all'umidità, in sostanza che mantenga le sue qualità inalterate per un lungo periodo di tempo, riducendo la necessità di ulteriori interventi manutentivi. Si può dire allora che le caratteristiche ottimali per una pittura da esterni sono la stabilità, la traspirabilità e la idrorepellenza per far fronte agli agenti atmosferici e ad eventuale umidità di risalita o discesa presente nelle murature, la resistenza all'attecchimento di muffe, muschi, batteri e non ultima la ecosostenibilità.
Come al solito approfondendo si capisce che tutto è un po' più complicato del previsto.




Per il rifacimento delle facciate del nostro edificio avevamo a disposizione una ampia scelta tra pitture a calce, al quarzo, ai silicati, ai silossani e poi le più recenti autopulenti e fotocatalitiche.


Abbiamo escluso sia le pitture a calce, perché l'intonaco è vecchio e a base cementizia, sia le pitture al quarzo, non traspiranti e quindi non idonee per murature in presenza di umidità di risalita. Inoltre le finiture fotocatalitiche e quelle autopulenti sono state escluse perché troppo “giovani” e quindi non fornivano le garanzie sufficienti. Considerando la posizione del fabbricato, l'ambiente particolarmente aggressivo e lo stato di manutenzione delle facciate alla fine le due opzioni messe a confronto sono state: silicati e silossani.

Entrambe hanno ottima idrorepellenza e stabilità ai raggi UV, ma per composizione hanno una natura e un diverso modo di aderire al supporto che le rende differenti dal punto di vista della durabilità.
  • Le pitture ai silicati sono di tipo minerale (stessa famiglia della calce), hanno quindi origine naturale inorganica. Il legante utilizzato per i colori minerali è il silicato di potassio che permette al colore di imparentarsi con il supporto attraverso un legame minerale inscindibile (silicizzazione). Questo tipo di legame del colore con il fondo conferisce alle tinteggiature estrema durabilità e resistenza agli agenti atmosferici anche in ambienti aggressivi; inoltre la superficie non può sfogliare dato che i colori minerali non costituiscono mai una pellicola superficiale.
  • Le pitture silossaniche sono invece ottenute dalla polimerizzazione della silice combinata con altri prodotti organici (emulsioni acriliche – maggiore aderenza al supporto) e/o resine siliconiche (maggiore idrorepellenza). La prima differenza con i silicati è quindi che si tratta di colori con leganti organici che provengono dalla chimica petrolifera; questo porta alla seconda differenza cioè non sono in grado di imparentarsi con il supporto e quindi creano sempre un film pittorico superficiale.


Come detto un elemento importante per le finiture di facciata è la traspirabilità. Sia le pitture ai silicati che quelle silossaniche possiedono questa proprietà però si deve fare attenzione allo stato delle murature poiché:
  • Le pitture minerali sono forse le più indicate per interventi in edifici umidi, anche antichi, in luoghi dove è necessaria la massima traspirabilità del muro per permettere di smaltire l'eventuale eccesso di umidità presente.
  • Le pitture silossaniche sono microporose grazie alla formazione di un reticolo che, seppure permeabile al vapore, di fatto non permette all'umidità interna al muro di essere smaltita con la velocità necessaria e per questo possono portare a rigonfiamenti e distacchi.
    (Prodotti con un contenuto di resina silossanica superiore al 40% sono definiti dalla normativa “silossanici puri”, all'aumentare della componente acrilica si ottengono le pitture acril-silossaniche, più economiche ma meno traspiranti.)
Infine la inattaccabilità da muffe, funghi o licheni. Entrambi i tipi di finitura risultano non soggetti alla proliferazione di questi organismi, ma in presenza di pollini o licheni i componenti delle pitture silossaniche possono formare ossalati che, seppure non dannosi, determinano antiestetiche macchie superficiali e patine grigiastre sulla facciata.

A questo punto forse avete già capito che per il nostro caso fronte mare, con murature umide, estese macchie grigio-nere e proliferazione di licheni abbiamo scelto le pitture minerali ai silicati (create alla fine dell'800 dal chimico A.W. Keim) che garantiscono un migliore e duraturo risultato e sono più ecosostenibili.



Giulia Bertolucci architetto
























giovedì 25 febbraio 2016

COSTRUIRE ECOLOGICO A PREZZI ACCESSIBILI - parte 2

Nella parte 1 abbiamo parlato di attenzione al clima e alle caratteristiche del sito, scelta di prodotti locali, ottimizzazione degli spazi e delle preesistenze che permettono di ridurre: l'impatto ambientale, il costo dei materiali, le spese di costruzione e gestione senza rinunciare al comfort e alle comodità della casa.

Prosegue l'elenco delle scelte di cui non pentirsi per costruire ecologico, soddisfacendo tutti i bisogni del vivere di oggi, senza andare in bancarotta.
Si tratta di strategie per l'ottimizzazione delle peculiarità locali, e per il contenimento di materiali e impianti necessari.




5_ evitare la complessità: ricercare una organizzazione strutturale logica e una articolazione di forma e volume calibrata permette di ridurre il numero di lati, superfici, piani, pareti da costruire e di conseguenza si ottiene un doppio risparmio. Un progetto che persegua la chiarezza delle parti rende tutto più facile e conveniente da comprendere e costruire. Minor costo di costruzione, ma anche minor costo di gestione poiché saranno limitate le dispersioni in inverno e quindi minor fabbisogno energetico facilmente rilevabile in bolletta.

6_ preferire elementi finiti: oggi è possibile scegliere tra molteplici prodotti ed elementi strutturali che vengono forniti già finiti, la scelta di tali soluzioni comporta un risparmio di mano d'opera e di materiale in fase di costruzione. Ad esempio un solaio in travi di legno lamellare strutturale è composto da elementi già rifiniti all'intradosso e all'estradosso, quindi nessun intonaco da fare in aggiunta per il soffitto dal lato inferiore e nessun pavimento da applicare per il lato superiore.

7_ scegliere materiali in modo intelligente: preferire materiali idonei alle varie funzioni, durevoli, magari anche di recupero permette di ridurre l'impatto ambientale e contenere i costi, sia in fase di costruzione che per la manutenzione futura. Il committente attento assieme al professionista esperto possono individuare la scelta ottimale, ad esempio: per quello che riguarda gli isolanti termici esistono materiali “di marca” che hanno prezzi alti determinati anche solo dal modo in cui vengono commercializzati, ma a parità di prestazione è possibile trovarne altri (anche di seconda vita) con ottime proprietà coibenti e un costo decisamente inferiore. Lo stesso si può dire per i materiali di finitura che, se posati in modo innovativo, possono mostrare sorprendenti qualità estetiche e funzionali seppure acquistati di seconda scelta o recuperati.

Per noi frugale non significa necessariamente essere di minore qualità o impatto estetico, ma avere la possibilità di perseguire il contenimento dei costi.
Tutto questo richiede al committente di essere impegnato nel processo decisionale con l'architetto per scelte che spesso vanno al di fuori dei confini tradizionali.


Giulia Bertolucci architetto





giovedì 11 febbraio 2016

COSTRUIRE ECOLOGICO A PREZZI ACCESSIBILI – parte 1

Per contenere le spese, essere “verdi” e avere anche un bel design suggeriamo alcune azioni che abbiamo imparato in prima persona. Quando si costruisce o si ristruttura una casa si devono fare le scelte giuste, a maggior ragione se il budget a disposizione è “contenuto”, tenendo presente che è possibile ottenere un risparmio in fase di costruzione o in fase di gestione, cioè quando la casa sarà abitata.

immagine via www.rsi.ch

Prima di tutto è importante rivolgersi sempre ad un architetto competente in sostenibilità, risparmio energetico, comfort e salubrità, per individuare assieme le priorità e capire dove, e come, concentrare le risorse a disposizione. Poi si deve trovare un costruttore che abbia già costruito secondo criteri di sostenibilità o bioedilizia, o almeno sia ben disposto a farlo.

Di seguito elenchiamo quelle che secondo noi sono le priorità da considerare per ottenere gli obiettivi di risparmio economico, sostenibilità ambientale e comfort per le persone, costruendo nel rispetto delle necessità del vivere di oggi: in sostanza le scelte di cui non pentirsi in seguito.

1_ attenzione al clima e alle caratteristiche locali: questo permette di ottimizzare le risorse presenti in sito, cioè di capire se è possibile guadagnare gratuitamente da alcune caratteristiche del luogo, o del progetto, favorendo il comfort della casa e l'ottimizzazione degli impianti. Ad esempio attraverso la corretta disposizione e dimensionamento delle finestre (controllabile anche in caso di ristrutturazione) è possibile massimizzare la luce naturale; in inverno guadagnare termicamente nelle giornate soleggiate; in estate raffrescare naturalmente captando brezze locali o creando moti d'aria per differenza di pressione.
Inoltre anche il progetto e i materiali di finitura degli spazi esterni influenzano il microclima locale determinando variazioni di temperatura fino a 4° in aumento o diminuzione.
I vari accorgimenti portano un notevole miglioramento del comfort interno all'abitazione con minor apporto energetico e quindi con costi di gestione più bassi.



2_ riutilizzo dell'esistente: visto che i materiali e le strutture hanno costi alti di realizzazione, sia economici che ambientali, in caso di ristrutturazione è bene mantenere il più possibile ciò che già c'è, cercando di valorizzarlo e integrarlo con il nuovo progetto, anche laddove si tratti di un nuovo uso. Se in buono stato può essere inutile investire in una sostituzione di pavimenti esistenti, porte o finestre, perché spesso con una semplice manutenzione possono acquisire un nuovo valore estetico finanche i vecchi intonaci. Addirittura questi recuperi possono divenire l'elemento esclusivo che caratterizza la casa.

3_ scelta di prodotti locali: privilegiare l'utilizzo di materiali provenienti da produzioni locali o nel raggio di 300 km. Questo permette in fase di costruzione di ridurre il costo dei materiali stessi, su cui incide il prezzo del trasporto, e di ridurre l'impatto ambientale dovuto all'inquinamento dei mezzi impiegati. Permette inoltre di ottenere un edificio maggiormente integrato con il luogo, sia matericamente che per tecnologie applicate, non solo realizzandolo secondo schemi tradizionali, ma anche scegliendo forme e soluzioni innovative.

4_ ottimizzazione degli spazi: con i costi di manutenzione/gestione in continuo aumento e il consumo di energia sempre più insostenibile, vivere in grandi ambienti non sembra essere la scelta migliore. Costruire secondo le effettive necessità abitative ottimizzando gli spazi con arredi e soluzioni ad hoc permette di contenere l'impatto ambientale, nonché le spese di costruzione e di gestione con una riduzione del bisogno energetico.
Una buona strategia è la scelta di una pianta aperta perché un numero inferiore di pareti significa meno materiale da mettere in opera e il collegamento visivo tra gli spazi ne aumenta la percezione, facendoli sentire più grandi, riducendo inoltre lo spazio sprecato.



La lista prosegue in un prossimo post nel quale si parlerà delle scelte per rendere la costruzione più facile e conveniente da realizzare, per ottenere un risparmio di mano d'opera e per contenere i costi attraverso scelte alternative che possono mostrare sorprendenti qualità estetiche e funzionali.

Giulia Bertolucci architetto



giovedì 14 gennaio 2016

ARCHITETTURA VERDE

Le architetture devono essere generate in base al contesto. Devono essere in sintonia con l'intorno. In ogni corso universitario, oggi come ieri, si ripete questa affermazione. Sembra ormai quasi banale sottolinearlo, ma resta il fatto che questa “regola” è anche la più disattesa, in nome di una autoaffermazione dei professionisti. Fortunatamente capita di scoprire che esistono anche architetti - meno interessati all'espressione personale e più al benessere di chi utilizzerà le loro opere - che riescono a fare proprio questo principio, ad adottarlo, creando così architetture rivoluzionarie.




In una recente conferenza è capitato di incontrare l'architetto torinese Luciano Pia che ci ha invitato a visitare alcuni dei suoi lavori offrendosi come accompagnatore. Con piacere abbiamo organizzato un gruppo ristretto che lo scorso ottobre ha potuto visitare alcune sue architetture a Torino, soprattutto residenze private. Tra queste l'edificio noto con il nome 25 GREEN.

Un innovativo edificio residenziale dal lessico internazionale, ma fortemente radicato al contesto locale. Esso rappresenta come si possa trarre ispirazione dall'immediato intorno per creare una architettura in sintonia con le aspettative delle persone e nel rispetto dell'ambiente.




Il sito di intervento si trova in una zona urbanizzata ex industriale, con nessuna caratteristica di rilevo, nonostante sia a breve distanza dal fiume Po, dalla collina e dal Parco del Valentino. Il regolamento comunale prevedeva la possibilità di costruire fino a 18 metri di altezza, mantenendo l'allineamento con il filo delle facciate degli isolati adiacenti. Con queste indicazioni sembrerebbe possibile solo la realizzazione di un compatto fronte stradale, ma l'edificio 25 Green è tutt'altro che compatto.

L'idea forte alla base del progetto è riconnettersi con il contesto prossimo del fiume e della collina, portando la natura all'interno dell'isolato e delle case, in modo che le persone possano vivere come in un bosco. Per questo la vegetazione è stata scelta prima della costruzione ed è stata individuata la corretta collocazione di ciascuna pianta assieme a due agronome esperte. Ne deriva un contesto fiabesco, in cui l'edifico risulta costruito tra i vuoti lasciati dagli alberi.

Le residenze sono disposte in modo articolato lungo il perimetro esterno dell'isolato e sono tutte dotate di terrazze, sia verso la strada che verso la corte interna. La presenza di grandi terrazze irregolari, con i 150 alberi ad alto fusto collocati a varie quote, crea una facciata filtro tra lo spazio abitato e la strada, creando luoghi di transizione piacevoli da vivere.


Vedute del bosco interno all'isolato

Non si tratta del solito fabbricato residenziale con un giardino, qui gli appartamenti sono tutt'uno con il verde che non è un accessorio. La scelta delle specie, alberi e arbusti a foglia caduca e sempreverdi, con altezza variabile da 2,5 a 8 metri, è stata fatta per garantire una varietà di foglie, colori e fioritura. Esso svolge la funzione di filtro visivo, controllo per l'irraggiamento solare estivo, purificazione dell'aria, protezione dai rumori, aiuto concreto all'abbattimento del consumo di energie, elemento emozionale che favorisce il benessere delle persone.

La presenza del verde, la struttura in corten a forma di fusto di albero, il rivestimento in scandole di larice, le terrazze, gli appartamenti a pianta libera, rendono l'edificio vivo e mutevole, capace di adattarsi alle esigenze dei suoi abitanti e di crescere, respirare, cambiare con il tempo, sia per l'inserimento di stili di vita differenti che per la naturale modificazione dei materiali scelti.


Vedute delle terrazze - immagini concesse da Luciano Pia

La interazione tra abitazione e natura non sarebbe possibile senza le finestre che più che mai hanno un ruolo fondamentale. Ogni alloggio è dotato di due intere pareti vetrate apribili che collegano senza soluzione di continuità gli interni con le terrazze vegetate, favorendo l'ampliamento all'aperto dei singoli appartamenti. Dal lato della corte le grandi vetrate inquadrano un bosco rigoglioso con alberi ad alto fusto dove uccelli e scoiattoli hanno trovato il loro microclima ideale.

Articolo, con titolo Un Bosco da Abitare, pubblicato sul n° 3 della rivista on line WF Finestre sull'architettura

Giulia Bertolucci

giovedì 31 dicembre 2015

ECOPRINCIPI IN PRATICA

Eccoci alla fine dell'anno. Da nuovi arrivati nel mondo dei blog abbiamo cercato di capire qual'è l'usanza in rete, insomma se si festeggia la ricorrenza e come. La tendenza comune è quella di riassumere i migliori post dell'anno passato in un unico articolo, ma dato che in Spazio Ibrido non pubblichiamo frequentemente, il numero dei nostri post annuale eguaglia quello mensile di altri. Insomma ammettiamolo non si può scegliere tra poco più di una decina di articoli! Dato però che il blog vuole essere la raccolta delle nostre idee affinché siano di aiuto ad altri abbiamo pensato che riferirci alla nostra ecologia in pratica poteva essere la chiave giusta per chiudere l'anno in bellezza.



Come progettisti crediamo di essere chiamati a preoccuparci anche del nostro futuro collettivo, dato che l'edilizia è un settore “pesante” con ripercussioni sia sull'ambiente che sulle persone che vivono nelle architetture costruite. Per questo siamo consapevoli che le nostre scelte devono avere una motivazione nella sostenibilità delle stesse. Questo secondo noi vale per tutti i progetti alle varie scale di lavoro. I riferimenti al costruire “verde” sono su tutte le riviste e web magazine che pubblicano come esempio i grandi progetti di noti architetti. Questo può far pensare che le tecnologie verdi e l'approccio sostenibile al costruire sia solo per pochi danarosi interventi che diventano così modelli da mostrare. Secondo noi per ogni tipo di progetto ci sono dei principi di sostenibilità ed ecologia che possono essere applicati con successo, senza che questo comporti spese aggiuntive, si tratta di cambiare le modalità operative e l'approccio alla progettazione. Noi lo abbiamo sintetizzato con 6 ecoprincipi che sono il filo conduttore del nostro modo di operare, sono alla base di ogni progetto e vengono perseguiti anche durante la realizzazione:

  • SENSIBILITA’ AL CLIMA E AL LUOGO, perché il sito è elemento fondamentale per costruire edifici sani, a basso consumo ed in armonia con i luoghi.
  • GESTIONE DELLE RISORSE, cioè attenzione all'uso di poca energia fossile, di materiali con provenienza locale, di materiali e tecnologie riciclabili/riutilizzabili.
  • QUALITA’ ENERGETICA, che significa richiedere meno energia rendendo gli edifici altamente efficienti e guadagnando gratuitamente e passivamente dal contesto ogni volta che sia possibile
  • RIDUZIONE IMPATTO AMBIENTALE, ponendo estrema attenzione all’intero ciclo di vita dei prodotti e delle risorse utilizzate, consigliando materiali durevoli, riciclabili o di seconda vita
  • QUALITA’ AMBIENTI INTERNI, utilizzando materiali biocompatibili, atossici o a basso contenuto di sostanze organiche volatili, perché l'architettura non è un contenitore neutro
  • SOSTENIBILITA’ ECONOMICA, ottenuta attraverso la valutazione e la scelta di soluzioni in continuo equilibrio tra le varie esigenze da soddisfare.

Ammettiamo che nella maggior parte dei casi “essere verdi” o “bio” o “eco” non è in cima alla lista delle richieste, a meno che non sia direttamente collegato al risparmio energetico (leggi risparmio in denaro verificabile in bolletta). Per questo si può pensare che siamo fanatici, ma per capirci meglio abbiamo selezionato 3 progetti completati questo anno e di varia dimensione, che secondo noi ben rappresentano quello che si può fare in termini di biocompatibilità ed ecosostenibilità anche con budget ristretti. 

Scuola Mongolia – progetto di concorso COOL School
Ampliamento di complesso scolastico in una regione della Mongolia particolarmente povera e con temperature particolarmente rigide. Il progetto ha posto particolare attenzione a temi quali Risorse locali, sostenibilità ambientale, sensibilità al clima, economicità, trasferimento tecnologico e replicabilità. Budget complessivo: $ 60.000

Antica casa classe A+ in borgo storico
Riqualificazione di un fabbricato in pietra ante 1700 attraverso interventi mirati al miglioramento delle prestazioni strutturali, energetiche e ambientali. Il progetto ha posto particolare attenzione a: inserimento nel contesto con estremo rispetto delle caratteristiche storico architettoniche, gestione delle risorse, qualità energetica (raggiungendo la Classe di efficienza A+), riduzione impatto ambientale, qualità ambienti interni, sostenibilità economica. Costo della ristrutturazione: 800 €/mq
ROLL
Poltrona ottenuta dal riciclo di materiali di scarto quali: paglia, tessuto di vela, legno.
Nuovo elemento di arredo comodo, economico, semplice da assemblare, esente da emissioni nocive e scomponibile a fine ciclo vita per la separazione delle parti e l’eventuale ulteriore riuso.
Gli ecoprincipi di riferimento sono stati: gestione delle risorse, riduzione impatto ambientale, qualità ambienti interni, sostenibilità economica. 


A questo punto sentiamo di dover ringraziare coloro che hanno collaborato con noi ed hanno condiviso i nostri principi, grazie anche a tutti coloro che hanno partecipato agli eventi da noi organizzati e che hanno ascoltato con interesse le nostre lezioni in corsi professionali, siamo lieti di poter essere stati di aiuto ad altri. 

Giulia Bertolucci







lunedì 2 novembre 2015

FINESTRA ZENITALE

La finestra a tetto, spesso sottovalutata, può essere utilizzata come elemento bioclimatico naturale.

La scorsa settimana durante un sopralluogo in cantiere con l'impresario per l'aggiornamento e la previsione di avanzamento lavori, abbiamo scattato varie foto per documentare la fase lavorativa. Ed ecco ancora una volta la finestra a tetto! E' strano ma solo ora ci siamo resi conto che i nostri progetti più recenti hanno questo elemento in comune. Grande o piccola che sia, a seconda della posizione, della grandezza dello spazio sottotetto, della dimensione della falda e dell'orditura della stessa, scegliamo sempre di mettere una finestra incassata in una falda della copertura. Certo niente di speciale, molti edifici hanno questo tipo di apertura, ma ci ha sorpreso il fatto che sempre più spesso ricorriamo a questo tipo di finestratura per i sottotetti, siano essi abitati oppure no.


Siamo sostenitori della estrema utilità di aperture di questo tipo, sia perchè possono costituire lo sbocco per la ventilazione interna alle abitazioni favorendo il ricambio di aria durante tutto l'anno e il raffrescamento soprattutto in estate, sia perchè – in caso di sottotetto abitato o di soppalco con doppio volume – forniscono un migliore illuminamento naturale degli ambienti con una qualità di luce molto superiore a qualunque altro sistema si possa pensare. Durante il giorno la luce proveniente dalla finestra a tetto muove lo spazio portando illuminazione diffusa e diretta all'interno degli ambienti, più di quanto possa fare una finestra posta in una parete verticale.

La luce naturale ha un effetto positivo sul metabolismo umano, ci rende di buon umore, favorisce l'apprendimento oltre a scandire il passare del tempo e delle stagioni. Tutti buoni motivi per avere grandi finestre e perchè no una finestra a tetto per i locali che spesso consideriamo meno importanti e poi finiscono per diventare uno studio o lo spazio gioco/cameretta dei figli.




In sostanza consideriamo la finestra a tetto come un vero elemento bioclimatico che naturalmente ci permette di captare venti prevalenti, smaltire l'aria calda o esausta, illuminare i locali. La possibilità di svolgere tutte queste funzioni correttamente è data dalla scelta della falda in cui posizionare l'apertura. Ad esempio nell'ultimo progetto (il cantiere del sopralluogo) possiamo sfruttare i venti estivi prevalenti da nord est per il raffrescamento naturale della casa, ponendo delle finestre a parete proprio su quel lato e una finestra a tetto sulla falda esposta a sud. Dove peraltro si creerà uno strato di aria calda che innescherà anche l'effetto camino favorendo l'espulsione dalla finestra inclinata.



E' chiaro che si deve porre estrema attenzione al momento della realizzazione per fare in modo che non diventi un punto di debolezza del tetto. A questo proposito verifichiamo con molta attenzione come viene isolato e impermeabilizzato il telaio della finestra e come viene realizzato il raccordo con l'isolamento del tetto, perchè non possiamo rischiare che una magnifica finestra a tetto diventi il punto da cui si infiltra l'acqua piovana o faccia condensa.

Inoltre preferiamo sempre serramenti che permettono la ventilazione a finestra chiusa perchè è un modo per espellere l'aria viziata senza necessità di un sistema impiantistico ausiliario e senza dover tenere la finestra aperta (vantaggioso soprattutto in inverno). 


Giulia Bertolucci architetto


mercoledì 23 settembre 2015

LE VERNICI ALL'ACQUA SONO INNOCUE?

Per il nostro benessere non possiamo trascurare il fatto che trascorriamo la maggior parte del tempo in ambienti interni (siano essi la casa, l'ufficio o la scuola) e che i dati sull'inquinamento domestico parlano di una qualità dell'aria interna alle case da 2 a 5 volte peggiore rispetto a quella esterna.



Ultimamente si pone molta attenzione all'isolamento dell'involucro, alla tenuta e alla sigillatura dei serramenti. Sarebbe opportuno anche chiedersi che tipo di materiali vengono utilizzati per le finiture interne e soprattutto che tipo di emissioni possono generare, poichè vernici, adesivi, e materiali da costruzione in genere possono causare un preoccupante aumento nella concentrazione di composti organici volatili (VOC) nell'aria, pericolosi anche per molto tempo dopo la loro posa. 
A questo riguardo molti pensano che una buona soluzione sia la vernice all'acqua, che viene erroneamente considerata “senza solvente” e quindi innocua.

I prodotti vernicianti a base di acqua contengono comunque una percentuale di solvente, ammessa anche dalla normativa nazionale, in recepimento di una direttiva comunitaria, finalizzata a limitare le emissioni inquinanti di composti organici volatili. 
Si dice solvente ogni sostanza capace di scioglierne un'altra per ottenere una soluzione. La pericolosità dei solventi è dovuta al fatto che non rimangono stabili nel prodotto finito, ma evaporano producendo VOC in quantità e contribuendo ad inquinare l'ambiente interno per molto tempo.
I solventi delle vernici all'acqua sono: isoparaffine, ragie minerali o benzine, a cui si aggiungono emulsionanti (es. ammoniaca), reticolanti (es. isocianati), conservanti (es. il più diffuso ed economico è la formaldeide). Tutti prodotti di origine petrolchimica. 

Ma allora c'è da chiedersi perchè vengono utilizzati nelle vernici. Di fatto perchè facilitano l'applicazione del prodotto, o perchè migliorano l'aspetto del film di finitura, o ancora perchè favoriscono l'adesione della vernice al supporto.

Indicativamente all'acqua vengono aggiunti dal 15 al 30% di solventi organici, a differenza delle vernici “classiche” che ne contengono dal 50 al 70%. Ecco perchè le vernici all'acqua sono da considerarsi meno pericolose delle altre, ma comunque non innocue. Inoltre alcuni tipi di solventi per le vernici all'acqua pongono nuovi problemi dal punto di vista tossicologico, sia per gli utenti che per i posatori. In un passato congresso della Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale si riferiva delle seguenti patologie rilevate in imbianchini che utilizzavano vernici a base acquosa: disturbi oculari legati alla qualità del film lacrimale e irritazione della mucosa nasale in relazione all'intensità dell'esposizione ai prodotti vernicianti.

Per tutti questi motivi, per garantire la salubrità dell'aria interna dobbiamo scegliere prodotti almeno con etichetta Ecolabel. Dato però che non sempre questa è sufficiente per una garanzia di ecologicità e biocompatibilità del prodotto, sarebbe opportuno preferire prodotti a bassissime emissioni con il marchio Emicode EC1 (assegnato da laboratori indipendenti, sulla base di test di verifica con parametri e metodi univoci). A questo proposito è bene sottolineare che la certificazione Emicode dimezza, riducendo all'8% della miscela, la quantità limite di solvente consentita per legge nei prodotti all'acqua.
Biocompatibilità maggiore si ottiene con la scelta di vernici, pitture e smalti che sono ottenuti attraverso procedimenti naturali. 
Questi i possibili componenti, oltre all'acqua, dei prodotti di finitura veramente NON nocivi per l'uomo: olio e/o standolio di lino o di Thung; resina vegetale; cera di carnauba; ossidi e terre naturali; bianco titanio non trattato al cloro; sali di boro; oli essenziali di lavanda o agrumi; essiccativi a base di zirconio, calcio, cobalto in quantità inferiore allo 0,15%.

Infine sommando le sostanze prodotte dalle emissioni dei materiali di finitura con gli altri possibili inquinanti dell'aria interna (dai gas incombusti della cucina, ai prodotti della pulizia, alle muffe) risulta evidente che maggiore attenzione e cura andrebbe posta anche alla ventilazione dei locali e ai necessari ricambi d'aria.


Rodolfo Collodi architetto