giovedì 14 luglio 2016

COSTRUIRE IN PAGLIA

Perchè costruire una casa di paglia, quanto dura una casa così realizzata e che caratteristiche ha, questi gli argomenti che cerco di trattare in questo post legato alla pubblicazione di una importante appendice normativa nello stato del Nebraska di cui presto pubblicherò i dettagli.

    
Casetta di paglia in costruzione ... sotto il sole

Costruire in paglia è una buona alternativa ai metodi tradizionali.
Dire questo in un paese tra i primi produttori al mondo di cemento può apparire una sfida.
In linea generale si pensa che una casa di paglia debba assomigliare a quella dei tre porcellini, cioè poco stabile, in realtà le possibilità di gestione dei cantieri, anche in caso di autocostruzione, permettono di organizzare i materiali e comporre un edifico solido in breve tempo. Ho usato la parola comporre perchè trattandosi di una tecnica di costruzione, prevalentemente a secco, si basa proprio sull'assemblaggio di parti.

Un edificio in balle di paglia è una costruzione architettonica a tutti gli effetti: solida, efficiente, affidabile, confortevole.

La prima tecnica conosciuta risale alla seconda metà dell'800 ed è detta Nebraska, perchè proprio i pionieri americani che si trovavano in quella zona degli Stati Uniti, povera di pietre e legname, iniziarono ad utilizzare le balle di paglia pressata per costruire le loro case. In realtà la tecnica è stata poi modernizzata negli anni '60. In Europa invece il più antico edificio conosciuto, ed ancora in piedi, risale al 1921 e si trova in Francia, ma di fatto solo dagli anni '90 si è riscoperta la tecnica di costruzione in balle di paglia nel nostro continente grazie a Barbara Jones.

Ancora oggi la costruzione si basa sull'uso delle balle di paglia pressata come dei grossi mattoni con i quali comporre le pareti che possono anche essere portanti.

    1921 Maison Feuillet - Francia - Centre National de la Construction Paille Emile Feuillet


Se stai valutando di costruire la tua casa in paglia, e vuoi capire come farlo allora continua a leggere.
In estrema sintesi si possono avere due tipi di tecniche costruttive: load-bearing cioè portante, dove la paglia svolge anche funzione strutturale; not load-bearing e cioè non portante, dove la paglia è utilizzata come tamponamento di edifici a struttura generalmente di legno.
Nell'ambito delle possibilità costruttive in balle di paglia non portanti esistono vari sistemi che prevedono listellature in legno, a passo più o meno ravvicinato, che possono consentire la posa delle balle sia di piatto, che di taglio e in alcuni casi anche in verticale.
In molti paesi strutture in balle di paglia sono ufficialmente permesse, mentre in Italia si possono costruire case in paglia solamente del tipo non portante, perchè le balle ottenute dalla pressatura e impacchettatura dello scarto di coltivazione dei cereali non è ancora da noi riconosciuto come materiale strutturale. In ogni caso la paglia rimane un'ottima alternativa ai materiali da costruzione tradizionali.


Perchè costruire in paglia?

Queste le caratteristiche intrinseche:

E' leggera e facile da posare – le dimensioni di una balla prismatica sono 35x35x100 cm circa, con variazioni fino a 50x50x120 cm.

E' economica – una balla di paglia costa mediamente da 1 a 3 euro e consente di applicare diffusamente la modalità dell'autocostruione, permettendo di risparmiare moltissimo anche in mano d'opera.

E' ecologica – essendo un prodotto di scarto, usare la paglia significa dare una seconda vita ad un materiale che peraltro è ampiamente diffuso, quindi facile da reperire anche nelle vicinanze del cantiere e che non ha bisogno di lavorazioni aggiuntive.

E' traspirante – questo permette una maggiore salubrità degli ambienti interni.

E' flessibile – caratteristica che rende la paglia idonea anche per costruzioni antisismiche. Le masse di una casa in balle di paglia sono molto inferiori a quelle di un edificio in mattoni o cemento armato, quindi la sollecitazione che incide sulla struttura nel suo complesso è notevolmente inferiore.

E' inattaccabile dai roditori – i topi non si cibano di paglia, tanto meno quando è pressata in balle con densita di almeno 80Kg/mc. Al limite i topi potrebbero essere interessati a fare il nido in un muro di paglia, ma devono prima penetrare l'intonaco che generalmente è in spessore da 3 a 5 cm e ad oggi non è ancora avvenuto.

E' termoisolante – la trasmittanza termica della paglia è 0,06-0,045 W/mqK (variabile a seconda di come vengono disposte le sue fibre), questo rende più facile raggiungere le alte prestazioni richieste dalle ultime normative per il risparmio energetico, ed è perfettamente in linea con i più comuni isolanti naturali usati in edilizia.

E' ad elevato potere fonoassorbente - caratteristica che rende l'uso della paglia ancora più indicato per il comfort interno

E' a basso rischio d'incendio – le prove sperimentali sui materiali per ingegneria civile hanno dimostrato che la estrema densità delle balle di paglia determina la loro resistenza al fuoco. Il fuoco si propaga in presenza di ossigeno, all'interno delle balle questo è presente in scarsa quantità e non è sufficiente per alimentare un incendio. Sembra assurdo ma le costruzioni di paglia possono resistere come, se non più di ogni altra costruzione.

E' capace di immagazzinare la CO2 – considerando l'anidride carbonica emessa in fase di produzione e quella assorbita durante la crescita del cereale si ottiene un valore negativo, cioè la paglia sequestra 1,35 kg di CO2 per ogni Kg di prodotto.

Una volta capito che ci sono molti buoni motivi per costruire una casa in paglia, sicuramente ti stai chiedendo, ma quanto dura?

    2006 Esserhof - Italia - Arch. Schwartz & Shmidt

Durata di una casa di paglia

Dato che l'edificio del 1921 costruito in Francia è ancora abitato direi che le costruzioni in paglia possono dare buone garanzie di durata, ovviamente se si rispettano le regole corrette del costruire. Non pensare che siano necessarie grandi opere, già il solo garantire il confinamento delle balle di paglia con un buon strato di intonaco che le protegga dalle intemperie, il prevedere lo stacco da terra di almeno 20/30 cm per non avere il contatto diretto con il terreno e non incorrere così nell'umidità di risalita, il prevedere delle buone sporgenze di gronda per il tetto sono tre azioni sufficienti per garantirsi una buona durabilità.

Ovviamente non si deve trascurare la manutenzione altrimenti le infiltrazioni di acqua e l'umidità possono compromettere gravemente la salute della casa. Già perchè l'acqua è ciò da cui si deve proteggere la paglia, sia quella di infiltrazione che quella dovuta alle condense che si possono sviluppare all'interno delle pareti. Finchè rimane asciutta essa non marcirà e non ci sarà pericolo di sviluppo di muffe, per questo è molto importante preferire intonaci di argilla o calce e non utilizzare intonaci di solo cemento, ma al massimo intonaci di terra e cemento o calce e cemento in modo da mantenere la traspirabilità delle pareti a livelli accettabili. Anche scegliere di intonacare a terra l'interno della casa e usare il cemento all'esterno, per una maggiore resistenza agli agenti atmosferici, può in realtà portare danni peggiori, perchè la diffusione del vapore sarà impedita dall'intonaco esterno favorendo lo sviluppo di condense all'interno del muro.

Cosa fare però nei locali dove si sviluppa più vapore acqueo, tipo bagni, lavanderie o cucine? Qui è possibile e opportuno aumentare la resistenza alla diffusione del vapore dell'intonaco interno aggiungendo olio di lino o membrane a freno vapore sempre posizionate verso l'interno.

Si deve tenere sempre in considerazione che la permeabilità al vapore deve aumentare man mano che si va dall'interno all'esterno della parete, avendo cura di stratificare materiali che permettano la trasmigrazione del vapore verso l'esterno. Ad esempio non si può limitare la verifica del valore [mu] che definisce la permeabilità di un materiale, ma deve essere rapportata anche al suo spessore attraverso un parametro che si chiama Sd e si esprime in metri.

Sempre a titolo di esempio ho preparato questa tabellina che spero ti aiuti a capire meglio:

intonaco terra/argilla (spessore 3 cm) Sd = 0,24 m
intonaco cemento (spessore 2,5cm) Sd = 0,75 m
intonaco calce (spessore 2,5cm) Sd = 0,25 m
paglia (spessore 30 cm) Sd = 0,75 m

Costo di una casa in paglia

Per quello che riguarda il costo devo premettere che ogni caso va valutato attentamente perchè molti sono i fattori che entrano in gioco, come del resto negli altri tipi di costruzione. Ad ogni modo, generalizzando, si può dire che il costo di una casa singola di forma semplice, con struttura in legno e tamponamento in paglia, si aggira intorno ai 1000 euro al mq finita.

   2016 Casa en Casablanca - Cile - Broughton Asociados

Conclusioni:

Le case in balle di paglia sono edifici a tutti gli effetti e, per la realizzazione, sono soggette ai permessi autorizzativi ottenibili con la presentazione di un progetto completo firmato da un professionista abilitato, meglio se consapevole e pratico del costruire ecologico.
Per onestà è bene dire che progettare una casa in balle di paglia non è identico al progettare un edificio da costruire con materiali più tradizionali, quindi non si seguono gli stessi principi dell'edilizia convenzionale, un primo punto da tenere in considerazione per esempio è la dimensione e l'altezza dell'edificio che è condizionata dalla modalità con cui si sceglie di posare le balle.

In assenza di una normativa nazionale che indichi le caratteristiche per le balle di paglia da utilizzare in edilizia è possibile fare riferimento alla pratica e alla sperimentazione, ma soprattutto ai codici specifici della California e dell'Arizona, e all'ultima Appendice S pubblicata nello stato del Nebraska che fornisce i requisiti normativi per l'uso delle balle di paglia nelle costruzioni.
Si tratta di indicazioni prestazionali riguardo alla paglia e a tutti gli altri componenti necessari ad ottenere un edificio finito. Questa appendice d'oltre oceano è molto importante perchè norma per la prima volta in modo ufficiale le costruzioni in balle di paglia e affronta il tema dal punto di vista scientifico indicando spessori minimi per paglia e intonaco, dimensioni minime di perni, staffe, rinforzi, collegamenti e quant'altro necessario per la tenuta statica e sismica, fornisce anche le caratteristiche delle finiture ammesse e le composizioni per i vari tipi di intonaco idonei alle costruzioni in paglia, sia che si tratti di strutture autoportanti o solo di tamponamento.



Rodolfo Collodi Architetto

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giovedì 30 giugno 2016

IL PESO AMBIENTALE DI 'THE FLOATING PIERS' DI CHRISTO

Molti sono gli articoli in rete su The floating piers, installazione temporanea dell'artista Christo in questi giorni visitabile. Tutti hanno posto l'accento su come vivere nel modo migliore l'esperienza e nessuno si è chiesto cosa accade all'opera una volta dismessa? Qual'è stato l'impatto dell'installazione a livello globale? Io cerco di dare una possibile risposta a queste domande.



Essere parte di un'opera d'arte per un giorno? Non si può resistere! The floating piers è la ventritreesima installazione su larga scala che l'artista Christo Vladimirov Yavachev aveva ideato con la moglie Jeanne-Claude già nel 1970, ma solo adesso è riuscito a realizzare in Italia, dopo vari permessi rifiutati prima in Argentina e poi in Giappone.

Se ti stai chiedendo perchè ti parlo della passerella galleggiante e cosa ti posso dire di nuovo continua a leggere perchè ho fatto delle valutazioni sull'impatto ambientale dei materiali usati.

E' stato un lungo viaggio in una giornata di caldo umido spossante, ma una volta arrivati sul Lago d'Iseo tutto è andato per il meglio. Sarà che siamo arrivati all'ora della siesta, sarà che abbiamo scelto accuratamente un giorno settimanale, ma al contrario di quanto si legge in giro non siamo incappati in code e lunghe attese. Il sole al tramonto poi ha arricchito tutto della sua luce più intensa rendendo ancora più dorato il tessuto che ricopre la passerella.

Per quanto suggestivo possa apparire il panorama, vedere l'opera da fuori e dall'alto non rende quanto passeggiarci sopra. Lo stesso Christo ha dichiarato che la sua intenzione è quella di far vivere l'esperienza di camminare sull'acqua, o al limite la sensazione di camminare sul dorso di una balena. Direi che è più calzante questa seconda opzione.




La passerella è larga 16 metri ed è composta da cubi di plastica galleggianti le cui file esterne sono semiaffondate per raccordarle con il pelo dell'acqua. Purtroppo però non si può camminare a meno di 2/3 metri dal bordo, rimanendo quindi verso il centro l'esperienza è più quella di camminare su un grosso cetaceo che si inarca e affonda lievemente nell'acqua, in un movimento continuo che ti accompagna per tutto il tragitto. Penso che molti abbiano avuto il mal di mare e altri abbiano fatto l'esperienza del mal di terra. Cioè abbiano vissuto la sensazione del movimento e dell'instabilità del suolo anche una volta arrivati sulla terra ferma, sensazione tipica di quando si arriva in un porto dopo aver passato alcuni giorni in barca.

Ma veniamo al motivo per cui ho voluto scrivere di The floating piers. Se hai già letto qualche mio post, sai che il mio interesse è verso la sostenibilità e compatibilità con l'uomo e l'ambiente dell'architettura e dei prodotti che vengono utilizzati. Per questo, a parte la bella esperienza, sono stata molto interessata agli aspetti tecnici della realizzazione della passerella.

Una volta capito chi, cosa, come e quanto, è venuta spontanea una domanda: perchè tutto questo materiale non viene riusato, ma sarà rimosso e riciclato industrialmente? Il motivo è chiaro: niente deve rimanere eccetto i ricordi, le foto e i filmati, così si è certi che nessuno speculerà su un'opera d'arte rivendendosi le parti.



Una volta ritornata alla base però ho continuato la mia riflessione.

Nella gerarchia dei rifiuti della Comunità Europea la prima opzione è la riduzione degli scarti alla fonte; poi segue il riuso, cioè il riutilizzo tal quale e ripetuto dei prodotti e dei materiali; la terza opzione è il riciclo, cioè la trasformazione di prodotti che hanno terminato un primo ciclo di vita per produrne altri nuovamente utili; una quarta opportunità, da applicare se proprio non si è riusciti a ridurre riusare o riciclare, è il recupero di energia dai vecchi prodotti; infine la discarica, opzione però che non si dovrebbe nemmeno arrivare a considerare.

E' vero che una parte dei materiali durante i 16 giorni di installazione subiranno danni da usura come il telo e il feltro sottostante che scoloriranno, si macchieranno, si strapperanno e quindi è necessario per questi prevedere un riciclo. Altro ragionamento si potrebbe fare per gli elementi modulari galleggianti, in polietilene ad alta densità, e le relative corde di ancoraggio, che invece non subiranno alcun deterioramento (escludendo atti vandalici) per cui potrebbero essere riusati, opzione più virtuosa e meno impattante rispetto al riciclo.


Img credits:Wolfgang Volz

Ma come? Pensando a possibili riusi mi sono venuti in mente tutti quei circoli velici o di canottieri che sull'acqua svolgono le loro attività ed hanno sempre bisogno di punti di appoggio. Prevedendo un riuso dei cubi sarebbe possibile distribuire le migliaia di moduli galleggianti a molti circoli esistenti su tutto il territorio nazionale. Certo si tratta di luoghi dove l'accesso è limitato ai soci.
In alternativa, per un beneficio a favore di più persone, si potrebbe pensare alle zone umide e le oasi naturalistiche dove percorsi sull'acqua sono ammessi, ma i rigidi regolamenti giustamente non consentono la realizzazione di opere permanenti. Si sa che gli enti pubblici non se la passano molto bene quindi non investono in opere temporanee e allora in questi casi anche piccole porzioni del pontile galleggiante riusato tal quale, senza una spesa eccessiva, permetterebbe una facilità di fruizione da parte di chiunque. Se è vero che la conoscenza aiuta a stringere legami con i luoghi che saranno per questo più curati, allora non potrà che essere un vantaggio avere percorsi galleggianti che possano anche essere rimossi stagionalmente a seconda delle esigenze.

Dato che niente di tutto questo sarà fatto, ho cercato di capire che impatto The floating piers ha avuto per i soli 16 giorni di uso, andando a verificare un paramentro come la CO2 equivalente emessa in fase di produzione.


Img credits: Wolfgang Volz


I dati forniti dall'organizzazione e dai produttori sono sufficienti per calcolare in modo abbastanza preciso le quantità e la tipologia di materiali utilizzati e quindi la corrispondente quota di CO2 emessa:
ad esempio i 220000 cubi galleggianti in PEHD compresi i relativi pioli di connessione hanno prodotto 3326,4 Tonnellate di CO2 equivalente, il feltro (70000 mq) e il tessuto (100000 mq) con cui è rivestita la passerella hanno prodotto 1949 TCO2e, gli ancoraggi in calcestruzzo immersi a 90 metri di profondità hanno prodotto 4,1 TCO2e, infine le corde di ancoraggio in UHMWPE hanno prodotto 338,2 TCO2e, per un totale complessivo di 5617,7 Tonnellate di CO2 equivalente. Tutto questo calcolo non tiene in considerazione il trasporto e il montaggio dell'opera che non mi è possibile quantificare, ma che sicuramente hanno contribuito in modo sostanziale ad innalzare la quantità di anidride carbonica complessivamente emessa dato che le operazioni sono state svolte non solo con mezzi su gomma, ma anche con elicotteri e imbarcazioni. E dire che si potrebbe anche andare oltre ipotizzando le emissioni dovute all'affluenza di visitatori che hanno raggiunto il lago in auto, piuttosto che in treno o con altri mezzi.


Img credits: Wolfgang Volz

Non è facile rendersi conto a cosa corrisponda questa quantità, ma tutto è più facile se si pensa che per assorbire quella produzione di CO2 occorrono circa 3745 alberi di grande dimensione per 50 anni di vita, cioè un bel bosco attivo di quasi mezzo kilometro quadrato.

Avresti mai pensato che un'opera temporanea potesse avere così tanto peso ambientale?


Giulia Bertolucci Architetto







mercoledì 8 giugno 2016

AMA LA NATURA – NON TI TRADIRA'



Oggi 8 giugno sarebbe il 149° compleanno di Frank Lloyd Wright.
Nessuno ha mai vissuto così a lungo, ma la grandezza di una persona e le sue opere sopravvivono per molto tempo grazie anche alla cura ad esse dedicata da parte delle generazioni future.
Frank Lloyd Wright, grande personaggio il cui messaggio innovativo ha rivoluzionato l'architettura del ventesimo secolo, è tutt'ora la figura di riferimento per coloro che seguono i principi dell'architettura organica.


Equilibrio tra ambiente naturale e costruito è il fine essenziale della sua architettura creata in un'epoca di forti cambiamenti tecnologici e di espansione industriale caratterizzata dalla vertiginosa crescita delle città, del traffico veicolare e delle industrie, dall'invenzione di nuovi macchinari e delle automobili, dalla produzione di manufatti per l'edilizia sempre più grandi in acciaio e calcestruzzo. Proprio in opposizione alla velocità con cui tutto avveniva egli creò ambienti di vita più umani e confortevoli mettendo in atto la sua architettura organica che, partendo dal luogo, dal tempo, dai materiali, e attraverso un profondo studio della natura e dell'ambiente, si concretizzava con edifici unici.

“risultato dell'arte del costruire dovrebbe essere una poetica serenità, anziché una 'efficienza' mortale, in sempre maggior copia”

Un tipo di architettura influenzata da un suo viaggio in Giappone nel 1905 durante il quale ebbe modo di osservare e vivere la casa giapponese che gli apparve come  “un tempio di suprema pulizia ed essenzialità”  in cui gli ambienti concatenati tra loro, separati solo da leggeri diaframmi, erano caratterizzati da una stretta relazione con la natura.




Gli elementi più importanti del suo progetto organico possono essere sintetizzati da una parola chiave: sincerità. Sincerità dei materiali, dell'organizzazione funzionale, della rispondenza tra articolazione spaziale interna ed esterna.

Gli obiettivi generali sono:
  • ridurre le partizioni al minimo e rendere l'abitazione più libera (maggiore semplicità di lettura da parte delle persone e maggiore economicità di realizzazione)
  • creare armonia tra l'edificio ed il suo intorno, sia per forme e volumi che per colori
  • abolire ogni decorazione posticcia che avrebbe aumentato i costi solo per ragioni estetiche e prediligere forme basiche
  • evitare le combinazioni di troppi materiali tra loro diversi e non integrati- 

    “usare erroneamente qualsiasi materia è tradire l'integrità di tutta la composizione”


Tra le sue opere la residenza dei signori Bachman-Wilson ha avuto una storia particolare. Fu progettata e realizzata tra il 1954 e il 1956 sulle rive del fiume Millstone in New Jersey (USA) per una coppia di giovani con medie disponibilità economiche. Affascinati dalle opere di Wright che avevano visitato, gli chiesero di progettare la loro casa a patto che costasse non più di 20000 dollari e che permettesse loro di realizzare parte delle lavorazioni. Un nuovo tipo di richiesta che era in aumento a causa del periodo di crisi economica che faceva ancora sentire i suoi strascichi. Direi molto simile al tipo di richiesta che ancora oggi viene manifestata da molti.
Per andare incontro a questa nuova committenza, non proprio danarosa, Wright semplificò i suoi progetti senza negare i principi dell'architettura organica da lui creata, dando vita a una serie di realizzazioni definite Usonian Homes.

“L'edificio è un organismo soltanto se armonizza l'interno con l'esterno e ambedue col proprio carattere e fine, e col processo costruttivo, e col luogo, e col tempo”




La residenza Bachman-Wilson è basata su una pianta semplice aperta, modulata su una griglia quadrata, ed è caratterizzata da un lato completamente chiuso di protezione dalla strada e un lato, all'opposto, completamente vetrato. I materiali usati sono blocchi di cemento a vista, legno e vetro.

In essa Wright impiegò i primi fondamenti dell'architettura sostenibile: ridusse al minimo la dimensione della casa per ottimizzare i costi, cercò di massimizzare la captazione solare passiva soprattutto per sfruttare al massimo l'illuminazione naturale e ridurre la necessità di apporto elettrico, scelse un sistema di riscaldamento radiante a pavimento, inserì arredi che potevano essere realizzati dai committenti stessi e fu pioniere anche per la gestione e il recupero degli scarti di cantiere.

“Tutti i materiali atti ad essere usati in edilizia sono importanti, più che mai. Sono tutti significativi: ognuno secondo la propria particolare natura. Materiali vecchi e nuovi hanno il proprio contributo vivente da offrire alla forma, al carattere e alla qualità di qualsiasi edificio. Ogni materiale può divenire un felice fattore determinante”

 

Negli anni purtroppo è stata abbandonata e nel 1988 quando la coppia di architetti Tarantino l'acquistò dovette intraprendere un'opera di restauro complessivo. Dopo anni di studio di documenti e disegni originari, e di cura dei lavori di restauro, la residenza è tornata a mostrare la sua particolare armonia, equilibrio e bellezza. Ma nuove minacce si sono succedute. A causa dell'acuirsi dei fenomeni meteorologici la casa è stata inondata dal fiume più volte riportando danni. E' per questo che i proprietari hanno deciso di proporre la vendita dell'edificio a patto che venisse spostato in altro sito più sicuro che ne garantisse la manutenzione.




La conservazione della residenza Bachman-Wilson è stata possibile grazie all'acquisto e trasferimento, tramite smontaggio, catalogazione delle parti e ricomposizione dell'edificio (2013/2015), presso il Crystal Bridges Museum in Arkansas.
Lo spostamento può far pensare che siano andati perduti i presupposti tanto cari a Wright:

“Ogni edificio vero, come ogni tonalità musicale, ha il suo fulcro, i suoi flussi, e sta armonicamente nel suo luogo come un cigno nel suo specchio d’acqua”

in realtà la nuova collocazione garantisce lo stesso tipo di integrazione con la natura e ha il medesimo orientamento.






 Giulia Bertolucci

Citazioni tratte da “Testamento”, di Frank Lloyd Wright , Einaudi , Torino , 1963
Fonte Immagini:   www.architecture.org  ; www.crystalbridges.org  ;  www.bachmanwilsonhouse.com www.tarantinostudio.com




giovedì 26 maggio 2016

I RISCHI NASCOSTI DEI PAVIMENTI


In 3 elementi chiave per una casa sana si è detto che i prodotti edilizi possono essere responsabili dell'inquinamento dell'aria interna e in base alle riflessioni e ai fattori da tenere in considerazione riportati in quel post le pavimentazioni costituiscono potenzialmente un rischio elevato per l'impatto sulla qualità dell'aria interna perché si tratta sempre di grandi superfici esposte, a contatto diretto con l'utente, sono soggette a condizioni d'usura e all'aggressione dei prodotti di pulizia.
Inoltre i procedimenti di posa, finitura e manutenzione di un pavimento richiedono l'utilizzo di prodotti ausiliari (spesso necessari per velocizzare la posa stessa) che associati possono aumentare il livello di rischio in modo più importante di quanto prevedibile con i test sui materiali singoli.


img credit: Lea Ceramiche

Analizzando un pacchetto di pavimentazione classico si può dire che è costituito almeno da tre strati:
  • massetto di sottofondo con relativi livellanti,
  • strato di adesione
  • trattamenti di finitura
Lo strato di adesione può essere a base cementizia con o senza additivi, oppure a base di adesivi fenolici, ureici o poliuretanici. Tutti e tre ad alto contenuto di formaldeide o di isocianati che risultano dannosi per l'uomo causando dalla semplice irritazione agli occhi e alle vie respiratorie, all'asma, al cancro.
Il problema principale di questi prodotti è che possono emettere VOC per lunghi periodi dopo la posa, e trasmigrando possono peggiorare le condizioni di inquinamento degli ambienti confinati (trasmigrazione più probabile nel parquet piuttosto che nel gres porcellanato)


img. credit: Kerakoll

I trattamenti di finitura (soprattutto in caso di pavimento in legno) possono essere trattamenti a base di cere e resine naturali, ma più spesso sono prodotti vernicianti, di particolare tenacia e durata, di tipo poliuretanico mono e bicomponenti oppure a base di resine in soluzione acquosa o solvente (es. epossidiche), che possono causare ipersensibilità e allergia fino a danni maggiori. I prodotti che garantiscono maggiore stabilità e durata sono quasi sempre quelli in cui il legante è costituito da resine poliuretaniche ottenute per reazione tra molecole di polialcoli e di isocianati disciolti in opportuni solventi. Questi solventi impiegati in forte percentuale nella miscela, in parte vengono rilasciati in fase di essiccazione e in parte rimangono a lungo nella resina per essere emessi per molto tempo dopo l'essiccazione superficiale della vernice. Stesso dicasi per le vernici a base di resine epossidiche ottenute da miscele, sempre disciolte in solventi, di cui le più comuni sono a base di xilolo o toluolo.
Come alternativa si dovrebbe preferire un trattamento superficiale con Olio o Cera vegetali basati sulla cottura artigianale di oli di lino, di agrumi, di aleurite, emulsionati in acqua e sali borici, preferendo poi i composti che hanno come diluente il balsamo d'agrumi e non sostanze come benzine leggere per evitare le sostanze isoalifatiche.

A livello normativo esiste un valore limite di COV ammesso nei prodotti e una classificazione (tossico, molto tossico, mutageno, cancerogeno) per le sostanze ritenute pericolose per l'uomo e anche per l'ambiente, ma la legislazione Italiana (D.Lgs 33/2008) è riferita solamente alla “limitazione dei composti organici volatili conseguenti all'uso di solventi in talune pitture e vernici”.
Esiste poi una più recente decisione della Comunità Europea (2009/544/CE) che stabilisce i criteri ecologici per assegnazione di un marchio comunitario di qualità ecologica ai prodotti vernicianti per interni che riduce ulteriormente i limiti ammessi.

E' molto difficile orientarsi, sia per scarsità di informazioni che per mancanza di obbligo normativo, per il produttore, di testare i prodotti (ai fini delle emissioni di COV) e dichiararne la composizione. 
Diciamo che un modo per riuscire a districarsi potrebbe essere ricercare la marcatura “ecologica”.

C'è da dire però che:
  • non esiste un'etichettatura unificata e armonizzata a livello internazionale
  • le etichette, dalle più longeve (Blaue Engel 1977, Ecolabel 1992) alle più recenti (NaturePlus 2001), sono di tipo volontario.

img. credit: Lea Ceramiche

Conclusione
L'evoluzione del settore edilizio ha favorito l'introduzione negli edifici di sostanze tossiche con effetti rilevanti sulla salute delle persone. Effetti più o meno gravi in base al tipo di sostanza, alla suscettibilità personale e in base alla dose respirata. 

Purtroppo è estremamente raro trovare prodotti che non rilascino almeno tracce di VOC in qualsiasi forma. Esistono però alcuni accorgimenti applicabili per ridurre l'esposizione ai composti organici volatili, da cui possono derivare sintomi di malessere, e per migliorare la qualità dell'aria interna
(vedi le conclusioni di questo post)

Le pavimentazioni continue tanto ricercate di recente potrebbero contribuire alla soluzione del problema, dato che non prevedono lo strato di adesione, ma anche in questo caso su tutti i prodotti che si trovano in commercio sono da preferire le superfici in terra cruda o in calce (anche a bassissimo spessore) rifinite a cera. Diciamo che la finitura a cera è comunque consigliabile anche in caso di scelta di pavimentazioni in cemento. Basta ricordare che la resistenza all'usura di una superficie trattata a cera è certamente inferiore a quella di una pavimentazione rifinita con la resina. Il risultato però è decisamente molto bello.

Giulia Bertolucci architetto

IMG.CREDITS: Preme precisare che Lea Ceramiche e Kerakoll sono due ditte che producono materiale per l'edilizia ed hanno: la prima la marcatura Ecolabel per alcune linee di pavimenti, la seconda la certificazione di prodotti a basso contenuto di VOC con la marcatura EC1.



giovedì 19 maggio 2016

L'ATTESTATO DI PRESTAZIONE ENERGETICA IN 4 PUNTI

In rete si trovano molte guide e vademecum riguardanti l'Attestato di Prestazione Energetica, ma ci siamo resi conto che alcune persone non addentro alla materia hanno difficoltà a capire di cosa si tratta. Per questo, partendo dalla definizione data dalla normativa, tentiamo di sintetizzare in quattro punti gli elementi salienti della pagella energetica.

 
img. credit: Tino Stefanoni


Innanzi tutto è stata introdotta nel 2005 con il Decreto 192, negli anni ritoccato e aggiornato. Le ultime modifiche sono state apportate nel 2013 con l'introduzione dell'Attestato di Prestazione Energetica (APE) al posto dell'Attestato di Certificazione Energetica (ACE).

Il decreto legge definisce l'Attestato di Prestazione Energetica come:
documento, redatto nel rispetto delle norme contenute nel presente decreto e rilasciato da esperti qualificati e indipendenti , che attesta la prestazione energetica di un edificio attraverso l'utilizzo di specifici descrittori e fornisce raccomandazioni per il miglioramento dell'efficienza energetica.”

1_Cosa significa che l'attestato deve essere rilasciato da esperti qualificati e indipendenti?

Il certificatore energetico che può rilasciare l'attestato è un tecnico abilitato che opera in proprio o come dipendendente di un ente o società pubblica o privata del settore dell'energia e dell'edilizia, oppure per società di servizi energetici (ESCO). Sinteticamente sono considerati abilitati senza necessità di altri corsi specialistici gli Architetti con laurea magistrale (esclusi i pianificatori) che siano iscritti all'albo professionale, gli Ingegneri civili, edili e industriali iscritti all'albo, i Periti tecnici (indirizzo meccanico, energetico, elettrico, costruzioni o agrario). Tutti gli altri devono superare corsi specifici strutturati secondo le indicazioni della norma e organizzati dal ministero dello sviluppo economico, dalle regioni, da soggetti privati autorizzati dalle regioni, ecc.
Con l'indicazione del requisito di indipendenza nella norma in pratica si intende che non ci debba essere conflitto di interessi, per cui la certificazione non può essere prodotta da un tecnico che ha avuto il coinvolgimento diretto nella progettazione o nella costruzione, e nemmeno un coniuge o parente del titolare dell'immobile fino al quarto grado.
Va qui aggiunto che è opportuno che il certificatore sia colui che ha anche maturato esperienze specifiche.

2_Cosa e quali sono gli specifici descrittori di prestazione energetica cui fa riferimento la definizione?

I descrittori diciamo che sono quei parametri sui quali si basa l'attestazione e che tengono conto di una serie di aspetti che influiscono sulla prestazione energetica complessiva dell'unità immobiliare.
In pratica vengono valutati i seguenti servizi presenti negli edifici:
climatizzazione invernale ed estiva (riscaldamento e raffrescamento), produzione di acqua calda, ventilazione, e per il non residenziale illuminazione artificiale e sistemi di trasporto di persone o cose (ascensori, scale mobili, montacarichi). La somma di questi valori costituisce l'indice di prestazione energetica globale in base al quale viene calcolata la classe energetica dell'edificio (da G pessima, ad A4 la più efficiente).

3_Cosa significa che il documento Attesta la Prestazione Energetica? Esso descrive fedelmente i consumi di un edificio?

L'APE indica e certifica la classe energetica dell'unità immobiliare, ma NON descrive fedelmente i consumi, perchè si basa su metodi di calcolo statici e su un ipotetico utente standardizzato. Diciamo che l'APE oltre ad assolvere un obbligo di legge, permette di ottenere delle indicazioni di massima sulla prestazione energetica di un fabbricato e permette di confrontare tra loro edifici diversi sulla base di un metodo standardizzato e condiviso. C'è da dire che la nuova classificazione è completamente diversa dalla precedente, poiché i descrittori da tenere in considerazione sono oggi in numero maggiore, quindi le classificazioni ante 2013 non sono confrontabili con le nuove (post 2013).


Esempio di incidenza dei singoli interventi fattibili su un immobile  

4_Cosa si intende per raccomandazioni?

Le raccomandazioni sono obbligatorie (pena l'invalidità del documento) e riguardano i possibili interventi migliorativi che chi redige l'APE consiglia, dopo averne valutato la fattibilità e l'efficacia in termini di risparmio energetico ed economico, considerando il limite massimo di 10 anni. Cioè per ogni raccomandazione l'APE deve riportare l'indice di prestazione energetica globale e la classe raggiungibile, e indicare gli interventi che garantiscono un tempo di ritorno inferiore a 10 anni.
Gli interventi, da valutare ogni volta in funzione delle caratteristiche dell'immobile (es. geometria, esposizione) e delle condizioni climatiche, igrometriche ecc., sono:
  • sull'involucro - coibentazione (di pareti esterne, pavimenti, soffitti, tetto); sostituzione degli infissi (o almeno dei vetri)
  • sugli impianti - installazione impianti solari termici; scelta di pompe di calore; o di caldaie a biomassa; installazione di impianto radiante combinato a pompe di calore o al solare termico; miglioramento del sistema di regolazione; installazione di valvole termostatiche.
Commenti

Mi sembra importante precisare che l'attestato di prestazione energetica non tiene in considerazione gli aspetti ambientali per cui la classe, più o meno buona che sia, non fornisce assolutamente indicazione dell'ecologicità di un edificio. (Potrebbe interessarti anche Classe A è sinonimo di edificio sostenibile?)
Penso che le raccomandazioni siano forse la parte più importante dell'APE perchè sono lo strumento messo nelle mani dell'utente/proprietario, con le quali si elencano gli interventi fattibili fin da subito per ottenere un miglioramento significativo della prestazione energetica e quindi un contenimento dei consumi, delle emissioni di gas serra e, non meno importante, la riduzione delle spese in bolletta.


Rodolfo Collodi architetto


NOTA:
L'APE viene rilasciato per gli edifici/unità immobiliari costruiti, venduti, o locati ad un nuovo affittuario. Nei contratti viene inserita apposita clausola con la quale il compratore o nuovo affittuario danno atto di aver ricevuto la documentazione attestante la prestazione energetica dell'edificio. Di fatto l'Attestato non sempre è obbligatorio ed è importante sapere quando è dovuto e quando invece si può non allegare perché, oltre a costituire un risparmio economico, rappresenta un elemento che influisce sulla validità dei contratti. L'argomento è abbastanza dibattuto anche in rete, quindi per approfondimenti si può fare una ricerca on-line.


giovedì 14 aprile 2016

3 ELEMENTI CHIAVE PER UNA CASA SANA

La qualità dell'aria interna è un tema rilevante sia sotto il profilo della salute che economico poiché da un 30 a un 50% degli edifici può essere considerato “malsano”. Questo in estrema sintesi quanto emerge da uno studio statunitense sugli edifici non industriali. Gli edifici definiti “sani” perchè non presentano rilevabili problemi rispetto alla salute degli occupanti, sarebbero dal 50 al 70% del totale. 

 
Un passo indietro: l'Organizzazione Mondiale della Sanità, già alla fine degli anni '80, ha riconosciuto che alcuni sintomi di malessere generale possono essere accusati da persone che soggiornano negli edifici e che alcuni di questi possono essere proprio correlati al modo in cui gli edifici sono costruiti.

Si parla di
Sick Building Syndrome (SBS) quando i sintomi sono aspecifici e individuali ed insorgono per condizioni indoor di causa ignota (ad esempio nausea, difficoltà respiratorie, lacrimazione, gola secca, mal di testa, tosse, difficoltà di concentrazione)
Building Related Illness (BRI) quando i sintomi sono specifici, permanenti sia indoor che outdoor, comuni a più persone che frequentano lo stesso posto, con causa nota e rilevabile

Oggi l'atteggiamento generale è diversificato anche tra i professionisti del settore. 
Da un lato un completo disinteresse; dall'altro coloro, fin troppo integralisti, che tendono a scartare a priori alcuni materiali a favore di soluzioni definite “naturali”. Posizione sicuramente più virtuosa, ma partire da una presunzione di innocuità semplicemente sulla base dell’origine, naturale o sintetica, è comunque sbagliato.

Come orientarsi?

Riconosciuto che i prodotti edilizi possono essere responsabili dell'inquinamento dell'aria interna si devono tenere in considerazione i seguenti fattori importanti:
  1. la quantità di prodotto esposto e a diretto contatto con la persona, ad esempio le pavimentazioni, le superfici in cemento o altro materiale a vista e in grado di emettere composti organici volatili (VOC)
  2. il volume della stanza in cui i prodotti sono utilizzati
  3. i parametri microclimatici, cioè temperatura e umidità interna, ventilazione se presente o meno e di che tipo
Poi è bene tenere presente che le cause primarie di inquinamento indoor sono:
  1. ventilazione insufficiente 
  2. contaminazione chimica da fonti interne e/o esterne
  3. contaminazione biologica 
E infine si deve ricordare che i prodotti edilizi possono peggiorare le condizioni abitative essenzialmente con tre modalità:
  1. rilascio diretto di sostanze inquinanti; 
  2. adsorbimento e rilascio successivo di sostanze provenienti da altre attività o luoghi; 
  3. favorendo lo sviluppo e la crescita di microrganismi
I problemi sono stati generalmente attribuiti alla costituzione chimica dei prodotti singoli (gli stessi test pongono l'attenzione sul materiale in sé) ma il problema spesso risiede nel come questi vengono utilizzati, a quali condizioni ambientali vengono sottoposti, alle modalità di posa e di manutenzione, all'interazione con altri materiali ecc, tutti fattori in grado di influire sulla nocività stessa di un prodotto.
Rimane poi la questione poco esplorata delle miscele di sostanze irritanti relativa alla possibilità che diversi irritanti a livelli inferiori alla soglia limite possano comunque portare a “livelli di disturbo” quando miscelati.

Ho parlato di VOC, acronimo per Volatile Organic Compound, in Italiano COV, cioè Composti Organici Volatili. 
Il termine “volatile” indica la capacità delle sostanze chimiche di evaporare facilmente a temperatura ambiente. I composti che rientrano in questa categoria sono più di 300, la maggior parte sono derivati petroliferi e sono contenuti in colle, vernici, pitture, solventi, ma ci sono anche prodotti naturali biologici che possono emettere composti organici volatili, certamente non cancerogeni e meno minacciosi di quelli derivati del petrolio, ma che comunque possono arrecare disturbi alle persone. Sto parlando dei terpeni, cioè quei componenti di resine naturali e di oli essenziali che conferiscono ad ogni pianta un caratteristico odore (es. mentolo, limonene, canfora ecc. che possono provocare mal di testa in soggetti particolarmente sensibili).
Qui sotto, senza pretesa di esaustività, ho composto una tabella sintetica di alcuni composti organici volatili.


La ricerca scientifica impegnata sul tema dell'inquinamento interno non offre un quadro completo di suggerimenti utili e applicabili. Anche la normativa, per quanto mi è dato di sapere, è concentrata sulle emissioni solo di vernici e solventi.

Ciò che si può dire con certezza è che ad eccezione dei materiali completamente inorganici (minerali o metalli) è estremamente raro trovare prodotti che non rilascino almeno tracce di VOC in qualsiasi forma. I materiali organici quindi, sia le sostanze sintetiche sia quelle naturali, non potranno mai essere prive di emissioni.

Come ridurre l'esposizione ai VOC?

Esistono delle strategie applicabili e ritengo di poter sintetizzare le modalità di azione in tre punti cardine
  1. ridurre il numero di prodotti contenenti VOC, e cioè utilizzare sempre e primariamente materiali con basso contenuto, testato e dichiarato, di composti organici volatili
  2. ventilare adeguatamente gli ambienti, ovviamente però facendo sempre estrema attenzione alla necessaria riduzione delle dispersioni ai fini del rispetto delle norme sul risparmio energetico
  3. mantenere l'umidità ambiente tra il 40 e il 60%
In un prossimo post parleremo di una potenziale fonte significativa di inquinamento indoor: i pavimenti.



 Giulia Bertolucci architetto




venerdì 18 marzo 2016

COLORE DELLA FACCIATA: SILICATI O SILOSSANI?

Pensate di rifare la facciata della vostra casa? State cercando di orientarvi nella grande varietà di prodotti sul mercato? Allora sapete già che non esiste un solo tipo di vernice utilizzabile e che non esiste una vernice che vada bene per tutti i tipi di supporto. Di seguito il nostro contributo per farvi scegliere per il meglio facendo riferimento alla scelta fatta per un recente intervento di rinnovo delle facciate di un fabbricato fronte mare, interessato da umidità di risalita e con presenza di importanti depositi superficiali sulle facciate esposte a nord.



Considerando che non si ridipinge la facciata di casa spesso e con facilità, e che si tratta sempre di lavori che richiedono un investimento economico è importante la scelta dei prodotti giusti per non incorrere in macchie o distacchi che poi rimarranno a lungo a far bella mostra di sé. Ovviamente non è possibile pretendere che una tinteggiatura resista all'infinito, ma è comunque importante che sia resistente ai raggi UV, agli agenti atmosferici, all'umidità, in sostanza che mantenga le sue qualità inalterate per un lungo periodo di tempo, riducendo la necessità di ulteriori interventi manutentivi. Si può dire allora che le caratteristiche ottimali per una pittura da esterni sono la stabilità, la traspirabilità e la idrorepellenza per far fronte agli agenti atmosferici e ad eventuale umidità di risalita o discesa presente nelle murature, la resistenza all'attecchimento di muffe, muschi, batteri e non ultima la ecosostenibilità.
Come al solito approfondendo si capisce che tutto è un po' più complicato del previsto.




Per il rifacimento delle facciate del nostro edificio avevamo a disposizione una ampia scelta tra pitture a calce, al quarzo, ai silicati, ai silossani e poi le più recenti autopulenti e fotocatalitiche.


Abbiamo escluso sia le pitture a calce, perché l'intonaco è vecchio e a base cementizia, sia le pitture al quarzo, non traspiranti e quindi non idonee per murature in presenza di umidità di risalita. Inoltre le finiture fotocatalitiche e quelle autopulenti sono state escluse perché troppo “giovani” e quindi non fornivano le garanzie sufficienti. Considerando la posizione del fabbricato, l'ambiente particolarmente aggressivo e lo stato di manutenzione delle facciate alla fine le due opzioni messe a confronto sono state: silicati e silossani.

Entrambe hanno ottima idrorepellenza e stabilità ai raggi UV, ma per composizione hanno una natura e un diverso modo di aderire al supporto che le rende differenti dal punto di vista della durabilità.
  • Le pitture ai silicati sono di tipo minerale (stessa famiglia della calce), hanno quindi origine naturale inorganica. Il legante utilizzato per i colori minerali è il silicato di potassio che permette al colore di imparentarsi con il supporto attraverso un legame minerale inscindibile (silicizzazione). Questo tipo di legame del colore con il fondo conferisce alle tinteggiature estrema durabilità e resistenza agli agenti atmosferici anche in ambienti aggressivi; inoltre la superficie non può sfogliare dato che i colori minerali non costituiscono mai una pellicola superficiale.
  • Le pitture silossaniche sono invece ottenute dalla polimerizzazione della silice combinata con altri prodotti organici (emulsioni acriliche – maggiore aderenza al supporto) e/o resine siliconiche (maggiore idrorepellenza). La prima differenza con i silicati è quindi che si tratta di colori con leganti organici che provengono dalla chimica petrolifera; questo porta alla seconda differenza cioè non sono in grado di imparentarsi con il supporto e quindi creano sempre un film pittorico superficiale.


Come detto un elemento importante per le finiture di facciata è la traspirabilità. Sia le pitture ai silicati che quelle silossaniche possiedono questa proprietà però si deve fare attenzione allo stato delle murature poiché:
  • Le pitture minerali sono forse le più indicate per interventi in edifici umidi, anche antichi, in luoghi dove è necessaria la massima traspirabilità del muro per permettere di smaltire l'eventuale eccesso di umidità presente.
  • Le pitture silossaniche sono microporose grazie alla formazione di un reticolo che, seppure permeabile al vapore, di fatto non permette all'umidità interna al muro di essere smaltita con la velocità necessaria e per questo possono portare a rigonfiamenti e distacchi.
    (Prodotti con un contenuto di resina silossanica superiore al 40% sono definiti dalla normativa “silossanici puri”, all'aumentare della componente acrilica si ottengono le pitture acril-silossaniche, più economiche ma meno traspiranti.)
Infine la inattaccabilità da muffe, funghi o licheni. Entrambi i tipi di finitura risultano non soggetti alla proliferazione di questi organismi, ma in presenza di pollini o licheni i componenti delle pitture silossaniche possono formare ossalati che, seppure non dannosi, determinano antiestetiche macchie superficiali e patine grigiastre sulla facciata.

A questo punto forse avete già capito che per il nostro caso fronte mare, con murature umide, estese macchie grigio-nere e proliferazione di licheni abbiamo scelto le pitture minerali ai silicati (create alla fine dell'800 dal chimico A.W. Keim) che garantiscono un migliore e duraturo risultato e sono più ecosostenibili.



Giulia Bertolucci architetto
























giovedì 25 febbraio 2016

COSTRUIRE ECOLOGICO A PREZZI ACCESSIBILI - parte 2

Nella parte 1 abbiamo parlato di attenzione al clima e alle caratteristiche del sito, scelta di prodotti locali, ottimizzazione degli spazi e delle preesistenze che permettono di ridurre: l'impatto ambientale, il costo dei materiali, le spese di costruzione e gestione senza rinunciare al comfort e alle comodità della casa.

Prosegue l'elenco delle scelte di cui non pentirsi per costruire ecologico, soddisfacendo tutti i bisogni del vivere di oggi, senza andare in bancarotta.
Si tratta di strategie per l'ottimizzazione delle peculiarità locali, e per il contenimento di materiali e impianti necessari.




5_ evitare la complessità: ricercare una organizzazione strutturale logica e una articolazione di forma e volume calibrata permette di ridurre il numero di lati, superfici, piani, pareti da costruire e di conseguenza si ottiene un doppio risparmio. Un progetto che persegua la chiarezza delle parti rende tutto più facile e conveniente da comprendere e costruire. Minor costo di costruzione, ma anche minor costo di gestione poiché saranno limitate le dispersioni in inverno e quindi minor fabbisogno energetico facilmente rilevabile in bolletta.

6_ preferire elementi finiti: oggi è possibile scegliere tra molteplici prodotti ed elementi strutturali che vengono forniti già finiti, la scelta di tali soluzioni comporta un risparmio di mano d'opera e di materiale in fase di costruzione. Ad esempio un solaio in travi di legno lamellare strutturale è composto da elementi già rifiniti all'intradosso e all'estradosso, quindi nessun intonaco da fare in aggiunta per il soffitto dal lato inferiore e nessun pavimento da applicare per il lato superiore.

7_ scegliere materiali in modo intelligente: preferire materiali idonei alle varie funzioni, durevoli, magari anche di recupero permette di ridurre l'impatto ambientale e contenere i costi, sia in fase di costruzione che per la manutenzione futura. Il committente attento assieme al professionista esperto possono individuare la scelta ottimale, ad esempio: per quello che riguarda gli isolanti termici esistono materiali “di marca” che hanno prezzi alti determinati anche solo dal modo in cui vengono commercializzati, ma a parità di prestazione è possibile trovarne altri (anche di seconda vita) con ottime proprietà coibenti e un costo decisamente inferiore. Lo stesso si può dire per i materiali di finitura che, se posati in modo innovativo, possono mostrare sorprendenti qualità estetiche e funzionali seppure acquistati di seconda scelta o recuperati.

Per noi frugale non significa necessariamente essere di minore qualità o impatto estetico, ma avere la possibilità di perseguire il contenimento dei costi.
Tutto questo richiede al committente di essere impegnato nel processo decisionale con l'architetto per scelte che spesso vanno al di fuori dei confini tradizionali.


Giulia Bertolucci architetto





giovedì 11 febbraio 2016

COSTRUIRE ECOLOGICO A PREZZI ACCESSIBILI – parte 1

Per contenere le spese, essere “verdi” e avere anche un bel design suggeriamo alcune azioni che abbiamo imparato in prima persona. Quando si costruisce o si ristruttura una casa si devono fare le scelte giuste, a maggior ragione se il budget a disposizione è “contenuto”, tenendo presente che è possibile ottenere un risparmio in fase di costruzione o in fase di gestione, cioè quando la casa sarà abitata.

immagine via www.rsi.ch

Prima di tutto è importante rivolgersi sempre ad un architetto competente in sostenibilità, risparmio energetico, comfort e salubrità, per individuare assieme le priorità e capire dove, e come, concentrare le risorse a disposizione. Poi si deve trovare un costruttore che abbia già costruito secondo criteri di sostenibilità o bioedilizia, o almeno sia ben disposto a farlo.

Di seguito elenchiamo quelle che secondo noi sono le priorità da considerare per ottenere gli obiettivi di risparmio economico, sostenibilità ambientale e comfort per le persone, costruendo nel rispetto delle necessità del vivere di oggi: in sostanza le scelte di cui non pentirsi in seguito.

1_ attenzione al clima e alle caratteristiche locali: questo permette di ottimizzare le risorse presenti in sito, cioè di capire se è possibile guadagnare gratuitamente da alcune caratteristiche del luogo, o del progetto, favorendo il comfort della casa e l'ottimizzazione degli impianti. Ad esempio attraverso la corretta disposizione e dimensionamento delle finestre (controllabile anche in caso di ristrutturazione) è possibile massimizzare la luce naturale; in inverno guadagnare termicamente nelle giornate soleggiate; in estate raffrescare naturalmente captando brezze locali o creando moti d'aria per differenza di pressione.
Inoltre anche il progetto e i materiali di finitura degli spazi esterni influenzano il microclima locale determinando variazioni di temperatura fino a 4° in aumento o diminuzione.
I vari accorgimenti portano un notevole miglioramento del comfort interno all'abitazione con minor apporto energetico e quindi con costi di gestione più bassi.



2_ riutilizzo dell'esistente: visto che i materiali e le strutture hanno costi alti di realizzazione, sia economici che ambientali, in caso di ristrutturazione è bene mantenere il più possibile ciò che già c'è, cercando di valorizzarlo e integrarlo con il nuovo progetto, anche laddove si tratti di un nuovo uso. Se in buono stato può essere inutile investire in una sostituzione di pavimenti esistenti, porte o finestre, perché spesso con una semplice manutenzione possono acquisire un nuovo valore estetico finanche i vecchi intonaci. Addirittura questi recuperi possono divenire l'elemento esclusivo che caratterizza la casa.

3_ scelta di prodotti locali: privilegiare l'utilizzo di materiali provenienti da produzioni locali o nel raggio di 300 km. Questo permette in fase di costruzione di ridurre il costo dei materiali stessi, su cui incide il prezzo del trasporto, e di ridurre l'impatto ambientale dovuto all'inquinamento dei mezzi impiegati. Permette inoltre di ottenere un edificio maggiormente integrato con il luogo, sia matericamente che per tecnologie applicate, non solo realizzandolo secondo schemi tradizionali, ma anche scegliendo forme e soluzioni innovative.

4_ ottimizzazione degli spazi: con i costi di manutenzione/gestione in continuo aumento e il consumo di energia sempre più insostenibile, vivere in grandi ambienti non sembra essere la scelta migliore. Costruire secondo le effettive necessità abitative ottimizzando gli spazi con arredi e soluzioni ad hoc permette di contenere l'impatto ambientale, nonché le spese di costruzione e di gestione con una riduzione del bisogno energetico.
Una buona strategia è la scelta di una pianta aperta perché un numero inferiore di pareti significa meno materiale da mettere in opera e il collegamento visivo tra gli spazi ne aumenta la percezione, facendoli sentire più grandi, riducendo inoltre lo spazio sprecato.



La lista prosegue in un prossimo post nel quale si parlerà delle scelte per rendere la costruzione più facile e conveniente da realizzare, per ottenere un risparmio di mano d'opera e per contenere i costi attraverso scelte alternative che possono mostrare sorprendenti qualità estetiche e funzionali.

Giulia Bertolucci architetto



giovedì 14 gennaio 2016

ARCHITETTURA VERDE

Le architetture devono essere generate in base al contesto. Devono essere in sintonia con l'intorno. In ogni corso universitario, oggi come ieri, si ripete questa affermazione. Sembra ormai quasi banale sottolinearlo, ma resta il fatto che questa “regola” è anche la più disattesa, in nome di una autoaffermazione dei professionisti. Fortunatamente capita di scoprire che esistono anche architetti - meno interessati all'espressione personale e più al benessere di chi utilizzerà le loro opere - che riescono a fare proprio questo principio, ad adottarlo, creando così architetture rivoluzionarie.




In una recente conferenza è capitato di incontrare l'architetto torinese Luciano Pia che ci ha invitato a visitare alcuni dei suoi lavori offrendosi come accompagnatore. Con piacere abbiamo organizzato un gruppo ristretto che lo scorso ottobre ha potuto visitare alcune sue architetture a Torino, soprattutto residenze private. Tra queste l'edificio noto con il nome 25 GREEN.

Un innovativo edificio residenziale dal lessico internazionale, ma fortemente radicato al contesto locale. Esso rappresenta come si possa trarre ispirazione dall'immediato intorno per creare una architettura in sintonia con le aspettative delle persone e nel rispetto dell'ambiente.




Il sito di intervento si trova in una zona urbanizzata ex industriale, con nessuna caratteristica di rilevo, nonostante sia a breve distanza dal fiume Po, dalla collina e dal Parco del Valentino. Il regolamento comunale prevedeva la possibilità di costruire fino a 18 metri di altezza, mantenendo l'allineamento con il filo delle facciate degli isolati adiacenti. Con queste indicazioni sembrerebbe possibile solo la realizzazione di un compatto fronte stradale, ma l'edificio 25 Green è tutt'altro che compatto.

L'idea forte alla base del progetto è riconnettersi con il contesto prossimo del fiume e della collina, portando la natura all'interno dell'isolato e delle case, in modo che le persone possano vivere come in un bosco. Per questo la vegetazione è stata scelta prima della costruzione ed è stata individuata la corretta collocazione di ciascuna pianta assieme a due agronome esperte. Ne deriva un contesto fiabesco, in cui l'edifico risulta costruito tra i vuoti lasciati dagli alberi.

Le residenze sono disposte in modo articolato lungo il perimetro esterno dell'isolato e sono tutte dotate di terrazze, sia verso la strada che verso la corte interna. La presenza di grandi terrazze irregolari, con i 150 alberi ad alto fusto collocati a varie quote, crea una facciata filtro tra lo spazio abitato e la strada, creando luoghi di transizione piacevoli da vivere.


Vedute del bosco interno all'isolato

Non si tratta del solito fabbricato residenziale con un giardino, qui gli appartamenti sono tutt'uno con il verde che non è un accessorio. La scelta delle specie, alberi e arbusti a foglia caduca e sempreverdi, con altezza variabile da 2,5 a 8 metri, è stata fatta per garantire una varietà di foglie, colori e fioritura. Esso svolge la funzione di filtro visivo, controllo per l'irraggiamento solare estivo, purificazione dell'aria, protezione dai rumori, aiuto concreto all'abbattimento del consumo di energie, elemento emozionale che favorisce il benessere delle persone.

La presenza del verde, la struttura in corten a forma di fusto di albero, il rivestimento in scandole di larice, le terrazze, gli appartamenti a pianta libera, rendono l'edificio vivo e mutevole, capace di adattarsi alle esigenze dei suoi abitanti e di crescere, respirare, cambiare con il tempo, sia per l'inserimento di stili di vita differenti che per la naturale modificazione dei materiali scelti.


Vedute delle terrazze - immagini concesse da Luciano Pia

La interazione tra abitazione e natura non sarebbe possibile senza le finestre che più che mai hanno un ruolo fondamentale. Ogni alloggio è dotato di due intere pareti vetrate apribili che collegano senza soluzione di continuità gli interni con le terrazze vegetate, favorendo l'ampliamento all'aperto dei singoli appartamenti. Dal lato della corte le grandi vetrate inquadrano un bosco rigoglioso con alberi ad alto fusto dove uccelli e scoiattoli hanno trovato il loro microclima ideale.

Articolo, con titolo Un Bosco da Abitare, pubblicato sul n° 3 della rivista on line WF Finestre sull'architettura

Giulia Bertolucci