Recentemente è capitato di sentire frasi del tipo “sto per affrontare la ristrutturazione dell'appartamento di famiglia in centro storico e voglio mettere il riscaldamento a pavimento perché l'idraulico me lo consiglia e un'amica lo ha fatto di recente e sta benone”. Non mi pronuncio sul fatto che ogni volta i clienti cercano di fare ciò che gli amici e parenti hanno già sperimentato, o che gli consiglia l'artigiano di turno, invece che seguire i consigli del proprio tecnico, come se ogni caso fosse uguale all'altro e se per l'amica va bene allora deve per forza andare bene anche per te.
La realtà è che ogni situazione è diversa dall'altra e anche le esigenze, per questo il tecnico giusto consiglia in modo attento i propri clienti a fronte dell'analisi dello stato di fatto e di ciò che si vuole ottenere.
Questa premessa l'ho usata per introdurre l'argomento di questo articolo e cioè: il riscaldamento radiante è poi così “giusto”?

Quando si intraprende una ristrutturazione spesso il primo pensiero va al rinnovo dell'impianto di riscaldamento e alla caldaia a condensazione, che in questo momento è anche uno degli interventi di riqualificazione energetica incentivati. In teoria e in linea generale è effettivamente un miglioramento rispetto ai tradizionali caloriferi, perché può permettere di risparmiare energia e quindi avere minori costi di gestione in bolletta, ma anche di raggiungere un maggiore comfort nell'abitazione. Ma nella realtà è proprio così? E soprattutto in caso di ristrutturazione?
Che differenza c'è tra riscaldamento con impianto a termosifoni e impianto radiante a pavimento?
Si tratta di due tipologie simili e al contempo diverse. Simili perché in entrambi si utilizza l'acqua come fluido vettore del calore, ma per il resto molto diversi perché hanno temperature di esercizio molto differenti e modalità di funzionamento distinte.
Il sistema con i termosifoni si basa sul principio della trasmissione del calore per convezione. Il calore viene concentrato tutto nei termosifoni che sono costituiti da elementi appositamente conformati per favorire lo scorrimento dell'aria al loro interno. In questo caso per ottenere la temperatura ambiente desiderata c'è bisogno che l'acqua all'interno dei termosifoni sia scaldata almeno a 70°C, in modo che poi questi cedano il calore all'aria e questa a sua volta, messa in movimento, lo distribuisca agli ambienti. Il segnale del fatto che il movimento dell'aria avviene, e con essa anche quello della polvere, sono i “baffi neri” che si formano sulle pareti intorno ai termosifoni.

I sistemi di riscaldamento radiante si basano invece sul principio di trasmissione del calore per irraggiamento. Nessun moto d'aria, bensì superfici di distribuzione del calore ampie e temperature di funzionamento basse. Gli impianti radianti possono essere integrati nel pavimento, nelle pareti o nei soffitti, riscaldano le superfici e da qui irraggiano il calore nell'ambiente; è vero che in parte riscaldano anche l'aria che si trova nelle stanze, ma la temperatura è talmente bassa che i moti convettivi sono veramente trascurabili. L'irraggiamento si percepisce chiaramente anche a 4-5 metri di distanza. Viene subito alla mente l'esempio del sole in alta montagna in una giornata tersa che ci permette di stare in maglietta anche con temperature di 0°C. Quando si realizza un impianto di riscaldamento radiante in casa si ottiene proprio lo stesso effetto, cioè benessere senza scaldare eccessivamente l'aria. Ad esempio è possibile portare gli ambienti solo a 17-18°C per ottenere il comfort pari a 22°-23°C.
Detto questo però rimane ancora la domanda: ma in caso di ristrutturazione il riscaldamento a pavimento, parete o soffitto può essere una buona scelta?
Mi sembra il momento di dirti che personalmente vivo in un ex edificio industriale ristrutturato e dotato di impianto radiante a parete e soffitto, per cui parlo per esperienza e non per sentito dire.
Dato che il riscaldamento radiante è caratterizzato da temperature di esercizio basse, affinché funzioni correttamente, sia realmente conveniente dal punto di vista dei consumi e non generi discomfort è necessario che sia l'edificio stesso a richiedere meno energia per il riscaldamento. Altrimenti l'impianto non permetterà di scaldare tutte le stanze correttamente e saremo costretti in generale ad aumentare la temperatura per ottenere il comfort ambiente desiderato, con conseguente perdita dei vantaggi di risparmio energetico e qualità dell'aria interna che questo tipo di sistema assicura.
C'è poi da tenere presente che la normativa (UNI EN 1264) prevede dei valori limite di temperatura delle superfici per gli impianti radianti: 29°C per pavimento e soffitto, fino a 40°C per le pareti.
Nelle case vecchie di oltre 15 anni non si poneva molta attenzione alle prestazioni generali dell'involucro a livello termico per cui è molto probabile che la tua casa o appartamento non sia isolato. Adesso forse è più chiaro che scegliere un impianto di riscaldamento radiante (che lavora a minore temperatura rispetto al tradizionale a termosifoni) deve andare a braccetto con il generale risanamento dell'involucro, altrimenti sarà come mettere tanta acqua in un contenitore forellato e continuare ad aggiungerne per farlo rimanere pieno.
E qui l'obiezione potrebbe essere: ma allora la ristrutturazione diventa più impegnativa e mi costa troppo. Già! Diciamo che sulla spesa complessiva ci si può lavorare facendo scelte miratissime per ottenere il migliore risultato di comfort e risparmio energetico commisurato con la spesa totale, ma alla fine ci sono cose che non si possono non fare.

Facciamo anche un'altra ipotesi
Vuoi ristrutturare solo una parte della casa e stai pensando che sarebbe bello, visto che fai i lavori, rinnovare anche l'impianto di riscaldamento e mettere un radiante. Oppure vuoi fare un ampliamento e nella nuova parte vuoi mettere un riscaldamento radiante che però non sia autonomo rispetto a quello esistente. Queste due cose si possono fare?
Fermo restando quanto già detto prima, la risposta è Sì. E' possibile “mixare” due impianti di tipologia diversa, e ne può valere la pena perché comunque è un buon miglioramento in termini generali di riduzione consumi, ma si devono avere delle cautele. Abbiamo detto che l'impianto con i termosifoni funziona con acqua calda almeno a 70°C, mentre il radiante mediamente ha una temperatura di 40°C, quindi per riuscire a gestire questa differenza è necessario mettere un miscelatore.
Voglio aggiungere però che, mentre nel caso precedente può valere la pena integrare gli impianti, non ha assolutamente senso chiedere di inserire un termoarredo/scalda salviette (che funziona con acqua a 70°C) in un bagno, laddove l'impianto di riscaldamento sia tutto radiante, magari dotato di caldaia a condensazione, perché per un solo elemento, la cui funzione peraltro può essere ottenuta in altro modo, si perde in rendimento totale dell'impianto che non da il meglio di sé in termini di efficienza e risparmio sui costi di gestione dovendo scaldare l'acqua per il termoarredo del bagno e poi “raffreddarla” per il resto dell'impianto.
Tutto quello che ho detto ha preso in considerazione solo l'aspetto dell'efficienza energetica, ma il riscaldamento radiante a pavimento, parete o soffitto ha anche altre caratteristiche che lo rendono preferibile all'impianto tradizionale a termosifoni per quello che riguarda la qualità dell'aria e quindi dal punto di vista del comfort interno e della salubrità, anche per chi soffre di asma e allergie.
La realtà è che ogni situazione è diversa dall'altra e anche le esigenze, per questo il tecnico giusto consiglia in modo attento i propri clienti a fronte dell'analisi dello stato di fatto e di ciò che si vuole ottenere.
Questa premessa l'ho usata per introdurre l'argomento di questo articolo e cioè: il riscaldamento radiante è poi così “giusto”?

Quando si intraprende una ristrutturazione spesso il primo pensiero va al rinnovo dell'impianto di riscaldamento e alla caldaia a condensazione, che in questo momento è anche uno degli interventi di riqualificazione energetica incentivati. In teoria e in linea generale è effettivamente un miglioramento rispetto ai tradizionali caloriferi, perché può permettere di risparmiare energia e quindi avere minori costi di gestione in bolletta, ma anche di raggiungere un maggiore comfort nell'abitazione. Ma nella realtà è proprio così? E soprattutto in caso di ristrutturazione?
Che differenza c'è tra riscaldamento con impianto a termosifoni e impianto radiante a pavimento?
Si tratta di due tipologie simili e al contempo diverse. Simili perché in entrambi si utilizza l'acqua come fluido vettore del calore, ma per il resto molto diversi perché hanno temperature di esercizio molto differenti e modalità di funzionamento distinte.
Il sistema con i termosifoni si basa sul principio della trasmissione del calore per convezione. Il calore viene concentrato tutto nei termosifoni che sono costituiti da elementi appositamente conformati per favorire lo scorrimento dell'aria al loro interno. In questo caso per ottenere la temperatura ambiente desiderata c'è bisogno che l'acqua all'interno dei termosifoni sia scaldata almeno a 70°C, in modo che poi questi cedano il calore all'aria e questa a sua volta, messa in movimento, lo distribuisca agli ambienti. Il segnale del fatto che il movimento dell'aria avviene, e con essa anche quello della polvere, sono i “baffi neri” che si formano sulle pareti intorno ai termosifoni.

I sistemi di riscaldamento radiante si basano invece sul principio di trasmissione del calore per irraggiamento. Nessun moto d'aria, bensì superfici di distribuzione del calore ampie e temperature di funzionamento basse. Gli impianti radianti possono essere integrati nel pavimento, nelle pareti o nei soffitti, riscaldano le superfici e da qui irraggiano il calore nell'ambiente; è vero che in parte riscaldano anche l'aria che si trova nelle stanze, ma la temperatura è talmente bassa che i moti convettivi sono veramente trascurabili. L'irraggiamento si percepisce chiaramente anche a 4-5 metri di distanza. Viene subito alla mente l'esempio del sole in alta montagna in una giornata tersa che ci permette di stare in maglietta anche con temperature di 0°C. Quando si realizza un impianto di riscaldamento radiante in casa si ottiene proprio lo stesso effetto, cioè benessere senza scaldare eccessivamente l'aria. Ad esempio è possibile portare gli ambienti solo a 17-18°C per ottenere il comfort pari a 22°-23°C.
Detto questo però rimane ancora la domanda: ma in caso di ristrutturazione il riscaldamento a pavimento, parete o soffitto può essere una buona scelta?
Mi sembra il momento di dirti che personalmente vivo in un ex edificio industriale ristrutturato e dotato di impianto radiante a parete e soffitto, per cui parlo per esperienza e non per sentito dire.
Dato che il riscaldamento radiante è caratterizzato da temperature di esercizio basse, affinché funzioni correttamente, sia realmente conveniente dal punto di vista dei consumi e non generi discomfort è necessario che sia l'edificio stesso a richiedere meno energia per il riscaldamento. Altrimenti l'impianto non permetterà di scaldare tutte le stanze correttamente e saremo costretti in generale ad aumentare la temperatura per ottenere il comfort ambiente desiderato, con conseguente perdita dei vantaggi di risparmio energetico e qualità dell'aria interna che questo tipo di sistema assicura.
C'è poi da tenere presente che la normativa (UNI EN 1264) prevede dei valori limite di temperatura delle superfici per gli impianti radianti: 29°C per pavimento e soffitto, fino a 40°C per le pareti.
Nelle case vecchie di oltre 15 anni non si poneva molta attenzione alle prestazioni generali dell'involucro a livello termico per cui è molto probabile che la tua casa o appartamento non sia isolato. Adesso forse è più chiaro che scegliere un impianto di riscaldamento radiante (che lavora a minore temperatura rispetto al tradizionale a termosifoni) deve andare a braccetto con il generale risanamento dell'involucro, altrimenti sarà come mettere tanta acqua in un contenitore forellato e continuare ad aggiungerne per farlo rimanere pieno.
Diciamo che la risposta secca alla domanda di partenza è che non ha senso installare un impianto di riscaldamento radiante senza prevedere un efficientamento dell'involucro (almeno pareti esterne e tetto, meglio ancora se ci aggiungi le finestre).
E qui l'obiezione potrebbe essere: ma allora la ristrutturazione diventa più impegnativa e mi costa troppo. Già! Diciamo che sulla spesa complessiva ci si può lavorare facendo scelte miratissime per ottenere il migliore risultato di comfort e risparmio energetico commisurato con la spesa totale, ma alla fine ci sono cose che non si possono non fare.

Facciamo anche un'altra ipotesi
Vuoi ristrutturare solo una parte della casa e stai pensando che sarebbe bello, visto che fai i lavori, rinnovare anche l'impianto di riscaldamento e mettere un radiante. Oppure vuoi fare un ampliamento e nella nuova parte vuoi mettere un riscaldamento radiante che però non sia autonomo rispetto a quello esistente. Queste due cose si possono fare?
Fermo restando quanto già detto prima, la risposta è Sì. E' possibile “mixare” due impianti di tipologia diversa, e ne può valere la pena perché comunque è un buon miglioramento in termini generali di riduzione consumi, ma si devono avere delle cautele. Abbiamo detto che l'impianto con i termosifoni funziona con acqua calda almeno a 70°C, mentre il radiante mediamente ha una temperatura di 40°C, quindi per riuscire a gestire questa differenza è necessario mettere un miscelatore.
Voglio aggiungere però che, mentre nel caso precedente può valere la pena integrare gli impianti, non ha assolutamente senso chiedere di inserire un termoarredo/scalda salviette (che funziona con acqua a 70°C) in un bagno, laddove l'impianto di riscaldamento sia tutto radiante, magari dotato di caldaia a condensazione, perché per un solo elemento, la cui funzione peraltro può essere ottenuta in altro modo, si perde in rendimento totale dell'impianto che non da il meglio di sé in termini di efficienza e risparmio sui costi di gestione dovendo scaldare l'acqua per il termoarredo del bagno e poi “raffreddarla” per il resto dell'impianto.
Tutto quello che ho detto ha preso in considerazione solo l'aspetto dell'efficienza energetica, ma il riscaldamento radiante a pavimento, parete o soffitto ha anche altre caratteristiche che lo rendono preferibile all'impianto tradizionale a termosifoni per quello che riguarda la qualità dell'aria e quindi dal punto di vista del comfort interno e della salubrità, anche per chi soffre di asma e allergie.
Rodolfo Collodi architetto